News per Miccia corta

15 - 12 - 2007

Memoria e vittime. Infarto al cianuro per il torturatore

(il manifesto, 15 dicembre 2007)

 

Claudio Tognonato

 

Lunedí 10 il cadavere di Héctor Febres, militare argentino accusato di gravi violazioni dei diritti umani durante la passata dittatura (1976-83) è stato ritrovato morto nella cella in cui era detenuto. Ieri è stato reso noto il risultato dell'autopsia: a causare l'arresto cardiaco sembra sia stata «l'ingente quantitá  di cianuro trovata nel sangue».

Mancavano solo quattro giorni all'udienza in cui il tribunale penale avrebbe emesso la sentenza e, con ogni probabilitá , lo avrebbe condannato. La magistratura ha subito arrestato i due militari che lo custodivano. Un carcere militare dotato di due ambienti, bagno privato, balcone, dvd, cellulare, internet ed ogni comoditá , perfino la quotidiana visita di parenti. In effetti, la sera precedente l'ex ufficiale di marina aveva cenato con la moglie e i due figli, ieri arrestati dopo che si è accertato che il veleno è stato assunto per via orale.

Omicidio o suicidio? Secondo gli avocati in causa si tratterebbe di omicidio e il suo legale lascia intendere che Febres non accettava di essere l'unico condannato, si sentiva tradito e si presumeva che avrebbe fatto i nomi di altri militari complici nella repressione. Secondo gli esperti, inoltre, il cianuro garantisce una morte veloce ma molto dolorosa, una sofferenza che rende incline la magistratura a pensare all'omicidio.

In Argentina la morte di Febres è messa in rapporto alla seconda scomparsa di Julio López, l'operaio desaparecido durante la dittatura ma sopravvissuto al regime, e uno dei principali testimoni nel processo contro l'ex commissario Miguel Etchecolatz, primo poliziotto condannato all'ergastolo. Julio López scomparí quando mancavano pochi giorni alla sentenza. Era il 18 settembre 2006 e da allora nessuno lo ha piú visto. In democrazia e dopo piú di trent'anni l'ombra dei desaparecidos e degli squadroni della morte resta la spada di Damocle della societá  argentina.

Héctor Febres è stato un ufficiale dell'intelligence della Marina e ieri avrebbe dovuto ascoltare la sentenza per i crimini commessi durante gli anni del terrorismo di stato. Il primo di una serie di processi aperti dopo la deroga alle leggi di Punto finale e Obbedienza dovuta, che hanno impedito per anni la prosecuzione delle cause in corso e l'apertura di nuove. Lui stesso avrebbe riconosciuto la propria responsabilitá  in 300 casi di sequestri e torture avvenute durante la dittatura. Recentemente Febres è stato condannato all'ergastolo dalla magistratura italiana, che lo ha ritenuto colpevole di omicidio volontario plurimo premeditato in relazione alla morte di tre cittadini di origine italiana desaparecidos in Argentina.

Quella che avrebbe dovuto essere letta ieri sarebbe stata la prima sentenza contro un militare della Esma, la Scuola di meccanica della marina militare, il piú grande campo di concentramento della dittatura (oggi museo della memoria). Morto Febres scatta il non luogo a procedere, la causa si chiude e non è possibile la condanna. I militari argentini non accettano di essere condannati.

Secondo la stampa argentina si tratterebbe di un messaggio mafioso. Forse non è un caso che la morte di Febres si sia verificata il giorno stesso dell'«incoronazione» di Cristina Ferná¡ndez Kirchner (CFK) come presidente dell'Argentina. Le immagini della cerimonia sono significative: dietro di lei si vedono i tre rappresentanti delle Forze armate, ma questa volta in uniforme ci sono le donne. Chi ha ucciso Febres ha voluto lanciare un messaggio: l'eccessiva quantitá  di cianuro somministrata è una dimostrazione di impunitá , di arroganza, di strapotenza.

Sono passati pochi giorni e CFK è quindi messa alla prova. La morte di Febres è una terribile dimostrazione di forza, come fu la desaparicion di Julio López. Il nuovo governo argentino non beneficerá  di un primo periodo di serenitá  e attesa: è percepito sulla scia della continuitá , quindi nessuna tregua. In questa prima settimana di governo ha giá  registrato il primo contenzioso con gli Stati uniti. Dopo la cattura a Miami di Guido Antonini Wilson, un venezuelano arrivato in Argentina con 800 milioni di dollari in una valigia, il Fbi ha dichiarato che i denaro era destinato a finanziare la campagna elettorale della Kirchner. La risposta di CFK non si è fatta attendere: «Piú che paesi amici, vogliono paesi subordinati. So di essere una donna ma non accetteró pressioni e continueró ad approfondire i nostri rapporti con l'America Latina e anche con la Repubblica Bolivariana del Venezuela».

 

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La vita agra di 339 aguzzini

Due terzi stanno a casa loro o in caserma

 

Detenzioni soft

Tra i militari condannati per i massacri della dittatura, pochi sono in carcere.

Un terzo a casa

Su 339 militari agli arresti, secondo uno studio del Cels (Centro estudios legales y sociales), il 35% è agli arresti domiciliari, altrettanti in comode unitá  militari e solo il 30% in carceri comuni.

Il caso

Gli imputati del massacro di Margarita Belen, nel Chaco, vivono in una base militare: serviti dalla truppa, prendono aria nella stessa piazza in cui esibirono i 22 cadaveri fucilati nel 1976.

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