News per Miccia corta

15 - 12 - 2007

Sepolto Mitterand Parigi estrada la Br

(il manifesto, 15 dicembre 2007)

 

Anna Maria Merlo

 

Parigi

 

Marina Petrella potrá  essere estradata in Italia per scontare la pena all'ergastolo a cui è stata condannata nel '92 con l'accusa di aver ucciso un poliziotto e ferito gravemente il suo autista nell'81 a Roma, per sequestro di un magistrato, oltre che per furto a mano armata. Lo ha deciso ieri la corte d'appello di Versailles.

Il caso di Marina Petrella segue quelli di Paolo Persichetti, nel 2002 e, di recente, di Cesare Battisti (arrestato in Brasile il 18 marzo scorso) che hanno segnato la fine della cosiddetta «dottrina Mitterrand» della metá  degli anni '80 poi confermata dai successi governi francesi, di destra e di sinistra, fino al 2002, quando il responsabile della giustizia Dominique Perben si accorda con Roberto Castelli, ministro di Berlusconi, per aprire la strada alle estradizioni dei rifugiati accusati di crimini di sangue. Nell'ottobre del 2006 l'Italia aveva presentato una lista di 12 nomi da estradare, tra cui quelli di Battisti e di Petrella. Ormai per Marina Petrella solo un vizio di forma potrebbe ribaltare la sentenza. In caso contrario, ci vorrá  la firma del primo ministro per rendere operativa l'estradizione. Per protesta, Marina Petrella dal 6 dicembre ha iniziato uno sciopero della fame con il suo compagno.

Marina Petrella, 53 anni, ex membro della Brigate rosse, vive in Francia dal '93. Qui ha messo su famiglia, ha avuto una figlia che ora ha dieci anni. Lavora da tempo come assistente sociale nel dipartimento del Val d'Oise, è titolare di una carta di soggiorno. Marina Petrella, che prima di venire in Francia aveva scontato 8 anni di carcere preventivo in Italia, è stata arrestata per caso nell'agosto scorso : si era recata in prefettura, in seguito a una convocazione per un banale problema di «carta grigia» dell'auto. Ma qui il suo passato risorge. «Ma Marina Petrella - spiega la sua avvocata Irène Terrel - non era per nulla clandestina. Ha vissuto 15 anni pubblicamente in Francia. Appena arrivata, nel '93, si è presentata alle autoritá  francesi: procura, polizia e autoritá  prefettizie. In piena luce si dichiara come facente parte degli italiani che hanno ottenuto l'asilo. Nel '94 l'Italia aveva chiesto l'estradizione, ma la Francia non aveva dato seguito perché offriva asilo a queste persone». Ma dal 2002 le cose cambiano.

Ieri, alla lettura della sentenza, il comitato di sostegno a Marina Petrella ha reagito contestando «una giustizia al servizio del piccolo Cesare che è ora alla testa dello stato francese». Marina Petrella ha commentato: «Sono in carcere da tre mesi e mezzo, ho dichiarato in completa buona fede la mia disponibilitá  alla giustizia francese. Adesso voglio peró manifestare indignazione contro il mio imprigionamento, si tratta di una negazione del diritto d'asilo che contrasta con le garanzie di protezione assicurate dalla convenzione dei diritti dell'uomo». Per la segretaria nazionale dei Verdi, Cécile Duflot, «la giustizia deve essere capace di perdonare». «Con questo arresto - prosegue Cécilia Duflot - il governo e Nicolas Sarkozy calpestano la parola data nell'84 a nome della Francia dal presidente Mitterrand. Marina Petrella è oggi una donna che ha rotto con il suo passato». I Verdi si interrogano sul senso di questa pena e prendono posizione per «un'Europa della giustizia fondata sul rispetto dei diritti umani». I Verdi francesi si uniscono ai Verdi italiani per chiedere «un'amnistia globale» sui fatti successi ormai un quarto di secolo fa.

Per il Pcf di Parigi «questa sentenza non tiene conto della realtá  della vita di oggi di Marina». Per questo i comunisti parigini si dicono «indignati». Il comitato di sostegno (www.paroledonnee.info) vede nella sentenza che apre la strada all'estradizione «l'ennesima dimostrazione di dispositivi fatti solo per imporre sanzioni, punire, rinchiudere, nel rifiuto preventivo di qualsiasi approccio umano, di qualsiasi contestualizzazione nel vissuto della persona giudicata».

Marina Petrella è, da agosto, nella sezione femminile di Fresnes, il piú grosso carcere francese, messo sotto accusa dal rapporto del Comitato sulla prevenzione della tortura (Cpt) del consiglio d'Europa. Il Cpt ha rilevato a Fresnes delle condizioni indegne per i detenuti malati, «piazzati in cellule di isolamento», sottoposti a «un trattamento inumano e degradante».

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