News per Miccia corta

27 - 11 - 2007

Il caso Moro. Fasanella risponde a Pirani

 

di Giovanni Fasanella

 

Su Repubblica di ieri, Mario Pirani attacca alcune "false leggende" che continuano a circolare intorno al caso Moro. E' un intervento per alcuni versi pieno di buon senso e di spunti condivisibili; per altri, lascia perplessi.

 

Pirani critica la tesi che vorrebbe lo statista democristiano "vittima di una congiura ordita da Andreotti e Berlinguer, oppure di un complotto internazionale ad opera (a scelta) o della Cia o della Nkvd sovietica per tenere il Pci lontano dal governo". "In un simile contesto –spiega- la colpevolezza dei brigatisti viene annullata ed essi appaiono come automi meccanici che eseguono ordini altrui". "Si tratta di un'indecente turlupinatura che a tutt'oggi seguita a correre di bocca in bocca".

 

La tesi del complotto, prosegue, "è correlata ad un'affermazione che circola da sempre, tanto da diventare luogo comune (...) Quella secondo cui il rapimento e l'esecuzione "hanno cambiato per sempre la nostra prospettiva... per la rottura traumatica di un disegno politico che avrebbe permesso l'ingresso del partito comunista al governo". Ebbene, si tratta di un convincimento del tutto privo di fondamento". E perché? Perché "non esistevano le condizioni politiche per un'entrata del Pci al governo...", taglia corto l'editorialista di Repubblica. La solidarietá  nazionale di fatto era giá  in crisi prima che le Br sequestrassero e uccidessero Moro. E dopo la morte dello statista democristiano, il Pci si abbandonó a una deriva estremistica che lo trascinó sempre piú lontano dal potere. Quindi, è la sua conclusione, "non c'era stato bisogno di alcun complotto per tenere lontano i comunisti dal governo del Paese. Fino alla caduta del Muro vi hanno provveduto per conto loro".

 

Voglio dire innanzitutto su che cosa sono d'accordo con Pirani.

 

Anche se capisco il punto di vista della famiglia (di recente esposto anche in un bel libro di Giovanni Moro), non credo che siano stati Andreotti e Berlinguer, sostenendo la linea della fermezza, ad ammazzare il presidente della Dc. E certe autocritiche (vedi Piero Fassino) sul no comunista alla trattativa con le Br, mi sembrano dettate piú dalla necessitá  di legittimare scelte dell'oggi, che da un reale desiderio di riesaminare la politica di ieri. Non credo neppure che si possa affermare, tout court, che siano stati la Cia americana e il Kgb sovietico a volere la morte di Moro. Certo, è ovvio: la responsabilitá  ricade innanzitutto sulle Brigate rosse.

 

Ma la mia sintonia con il commento di Pirani, finisce qui. Che cos'è, invece, che mi lascia perplesso? Sono alcune sue affermazioni piuttosto perentorie. Una in particolare: "Non esistevano le condizioni politiche per un'entrata del Pci al governo..." No? E di che cosa si era discusso in Italia, per tutto il decennio che va dal 12 dicembre 1969 (strage di piazza Fontana) al 16 marzo 1978 (sequestro di Aldo Moro), se non della possibilitá  sempre piú concreta che il Pci si avvicinasse all'area del governo? E che cosa stava per accadere, in Parlamento, proprio quella mattina del 16 marzo, non stava per formarsi un governo con l'astensione dei comunisti? E che cosa accadde, poche ore dopo il sequestro, il Pci non tramutó la sua astensione in un voto favorevole? E qual era l'obiettivo politico delle Br, non era quello dichiarato nei loro stessi documenti, e cioè impedire che il Pci arrivasse al governo? E non era proprio questo, come appare sempre evidente da documenti e testimionianze, anche l'obiettivo di ambienti oltranzisti di un campo e dell'altro, in Italia e all'estero?

 

Si dirá  che, quand'anche fosse tutto vero, questo non dimostrerebbe in alcun modo la teoria del complotto... Va bene, non dimostra ancora niente. Ma dovrebbe almeno indurre a una maggiore prudenza nelle affermazioni. Dovrebbe indurre ad approfondire, per capire se c'è stato almeno un "lasciar fare" o un vero e proprio gioco di sponda, giustificato da un comune obiettivo, fra terroristi e ambienti contrari alla politica di Moro e Berlinguer. Perché una linea, Moro e Berlinguer, ce l'avevano e la seguivano dal 1969. O vogliamo negare anche questo?

 

E' dal 1969, Pirani, che bisogna partire per arrivare al 1978. Perché abbiamo il dovere di dire all'opinione pubblica perché, proprio nei dieci anni in cui un equilibrio politico nuovo stava a fatica sostituendo quello vecchio, perché proprio in quella fase abbiamo avuto 400 morti e 2000 feriti: per un terremoto? un' alluvione? o cos'altro?

 

Vorrei dire un'ultima cosa. Pirani a un certo punto scrive che, dopo la morte di Moro, con il gruppo dirigente del Pci ormai privo di una bussola riformista e alla deriva, Berlinguer pensó di rendere visita a Breznev, a Mosca, per strappargli un comunicato contro il terrorismo... Sará  stato pure un ingenuo, il segretario del Pci. Peró, dice niente, l'episodio? E dice niente il fatto che, pochi mesi prima del sequestro Moro, il Pci avesse spedito in Urss un proprio emissario per chiedere ai sovietici di intervenire sui cecoslovacchi, che flirtavano con i nostri brigatisti rossi? E dice niente il fatto che, ancora prima, quello stesso emissario , si fosse recato a Praga per chiedere direttamente a loro, ai cecoslovacchi, di non rompere piú le balle con il terrorismo? Sará  stato pure un ingenuo, Berlinguer. Ma eventuali suoi errori, non giustificano oggi la perentorietá  e di certe affermazioni di Pirani.

 

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