News per Miccia corta

12 - 10 - 2007

Nazituristi a Dachau

(Aprileonline.info, 11 ottobre 2007)

 

 

 

Vittorio Strampelli 

Giovani di Bolzano se ne vanno "in gita" nel lager e si fotografano mentre fanno il saluto nazista davanti alla lapide in memoria dei forni crematori o mentre, inginocchiati, pregano Hitler. E' il "turismo dell'Olocausto", che solleva lo sdegno di istituzioni e intellettuali come David Meghnagi, docente universitario, intervenuto per Aprileonline



L'insegna "Arbeit macht frei", il lavoro rende liberi, è stata lasciata intatta, all'ingresso del lager di Dachau, cosí come ad Auschwitz. Per ricordare la speranza di quelle migliaia di deportati che ne hanno varcato i cancelli, ignari del fatto che non avrebbero mai piú fatto ritorno alle proprie case,  perché fosse di monito per le nuove generazioni, e impedisse il ripetersi di abomini senza pari come fu lo sterminio nazista. Viene spontaneo di abbassare lo sguardo, quando si varcano quei cancelli, di riflettere sulle colpe passate del genere umano e su quanto crudelmente banale, per dirla con Hannah Arendt, possa diventare il male quando viene istituzionalizzato e organizzato secondo meccanici criteri di efficienza.

Non si puó oltraggiare la memoria di quanti morirono nei campi di sterminio. Non esistono parole per giustificare il gruppo di giovani neonazisti italiani di cui il settimanale L'Espresso ha pubblicato le fotografie che li ritraggono mentre se ne vanno in giro per Dachau, a pochi chilometri da Monaco. Cranio rasato, anfibi ai piedi e t-shirt con le stampe delle SS e delle loro micidiali machine-pistol, usate nei campi per uccidere chi non obbediva ciecamente agli ordini, sono i "turisti dell'Olocausto". Si fanno immortalare mentre, ghignanti, esibiscono accendini che inneggiano al fuoco purificatore - gadget cortesemente offerti dal partito di estrema destra tedesco Npd - dinnanzi alla lapide che ricorda la prima sinagoga incendiata dalle camicie brune durante la Notte dei Cristalli del novembre 1938. Si inginocchiano nella cappella che ricorda i sacerdoti cattolici deportati e uccisi dai nazisti: non pregano Dio. Ringraziano Adolf Hitler.

E' stato eretto un cippo, nel lager di Dachau, in ricordo del forno crematorio che vi ha funzionato a pieno regime per anni. "Pensate a come noi morimmo qui", recita l'iscrizione, a memoria delle generazioni future. Quelle stesse generazioni cui, purtroppo, appartengono i giovani che oggi, anno Domini 2007, davanti a quello stesso cippo alzano il braccio destro e urlano sprezzanti "Sieg Heil!".

Sono, scrive L'Espresso, "l'avanguardia del terrore", quella capace di superare ogni limite. Nazisti pronti all'insulto piú estremo, all'oltraggio di qualunque memoria. Sette giovani tra i 18 e i 26 anni, inquadrati come soldati e capeggiati dal "comandante" Armin Sá¶lva e dal suo vice Christoph Andergassen. Vengono dalla ricca provincia di Bolzano e su di loro i Carabinieri del Ros stavano indagando da tempo, nell'ambito di un'inchiesta sulle formazioni neo-nazi dell'Alto Adige. Le foto dell'orrore, immediatamente sequestrate dai militari, erano conservate da alcune delle persone ritratte, che le esibivano con orgoglio ai loro seguaci.

Allo sdegno delle istituzioni ("E' penoso constatare - afferma un comunicato di Sinistra democratica - che l'odio per l'umanitá , l'ignoranza e la crudeltá  che resero possibile, allora, la creazione di luoghi come Dachau, possano albergare, nel 2007, ancora nella mente di giovani") si unisce quello di studiosi e intellettuali. David Meghnagi, docente di Psicologia all'Universitá  Roma Tre e ideatore del Master in Didattica della Shoah, riporta ad Aprileonline non tanto (e non solo) la sua indignazione, quanto il dolore che ha provato nell'apprendere, ancora una volta, di giovani ragazzi che si lasciano attrarre da queste orrende forme di propaganda antisemita.

"Questi giovani apparentemente forti che salutano in quel modo alle spalle di una lapide - dichiara lo psicologo - sono in realtá  dei corpi vuoti. E' come se la loro anima tacesse, mentre il loro stesso corpo si identifica con la morte e con i suoi simboli, cosí come avveniva per i nazisti. Ma il nostro compito di educatori è di non confermarli in questa immagine necrofila, di riaccendere in loro quella scintilla della vita che senz'altro non si è ancora spenta. Chi si occupa di questi temi deve stare attento a non perdere il contatto con l'amore per la vita. Il messaggio piú grande che ci viene dai superstiti dell'Olocausto è che essi hanno continuato a credere nell'amore e nell'umanitá  proprio perchè sono sopravvissuti all'Inferno".

"La propaganda della Shoah - racconta Meghnagi - è oggi uno degli elementi attraverso cui l'antisemitismo alimenta se stesso. Un antisemitismo estremista, che ha legami internazionali e che sopravvive nonostante buona parte della destra che una volta era fascista si sia oggi "˜democratizzata'".

Non è solo turismo dell'orrore, infatti, quello del gruppo altoatesino: le trasferte in Germania e in Austria servono anche a consolidare i legami con le altre formazioni di estrema destra. I carabinieri dei Ros hanno infatti scoperto rapporti con almeno tre gruppi tedeschi e due austriaci con sede a Innsbruck, Vienna, Linz, Dresda, Berlino, Monaco e Norimberga.

L'ultima sentenza a carico dei fanatici bolzanini risale a poche settimane fa: i sette camerati, ripresi nelle immagini mentre se ne vanno a zonzo per Dachau senza che nessuno gli dica nulla, hanno patteggiato condanne comprese tra 12 e 30 mesi di carcere e sono oggi a piede libero. Ai fini della pena, ammette con amarezza L'Espresso, le foto non hanno alcuna rilevanza: il codice penale italiano, infatti, non tiene conto del turismo dello sterminio. Ma "dobbiamo ringraziare - aggiunge a questo proposito Meghnagi - il fatto che esista una legge in Italia [l. 645/52, c.d. legge "Scelba", ndr.] che, attuando i dettami costituzionali, considera reato questo tipo di propaganda, e non dimentichiamoci che un anno fa quando si è aperta la discussione sui reati di negazione della Shoah, non sono mancati storici e intellettuali che hanno firmato appelli in favore della libertá  di pensiero".

"C'è - prosegue il professore - una "˜zona grigia', come scriveva Primo Levi, dove elementi apparentemente diversi si intrecciano e confluiscono nella stessa barbarie. Basti pensare alla conferenza negazionista organizzata dall'Iran lo scorso anno. Questa zona di confusione rappresenta uno dei settori piú pericolosi in questo emergere di antisemitismo che non deve assolutamente essere sottovalutato".

"Le scuole - dichiara Meghnagi - organizzano "˜Viaggi della Memoria' per far vedere ai giovani le dimensioni di questo orrore. Ma è importante studiare la memoria, piú che andare in gita nei lager, come ha dimostrato Claude Lanzmann nel suo film Shoah, [che sará  presentato in Campidoglio il prossimo 16 ottobre, ndr.], in cui non mostra alcuna immagine dei campi, ma intervista vecchi assassini nazisti insieme ai superstiti, per approfondire lo studio del "simbolo" della Shoah, ed impedire che la vista delle immagini del dolore, paradossalmente, ci porti a ignorare il valore simbolico che questa tragedia ha avuto".

Eppure, il fenomeno dei tour nazisti appare in drammatica crescita: dai luoghi hitleriani classici si passa sempre piú spesso a incursioni antisemite. Che precipitano dalla goliardia alla vergogna. Giá  nel dicembre 2005 i Carabinieri del Ros avevano arrestato otto esponenti dell'organizzazione neonazista "Sudtiroler Kameradschaftsring (SKR) - Circolo dei Camerati Altoatesini", la stessa a cui appartengono i "fotografati", responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi, nonché di numerosi atti intimidatori a sfondo xenofobo ed antisemita. Mentre nel marzo 2006 a Braunau am Inn, paese natale di Hitler, giovani del Fronte Veneto e naziskin da Roma, Verona, Trieste avevano sfilato e gridato slogan del tenore di "Siamo tutti figli del Führer e discepoli del Duce". Erano presenti anche gli skinhead dei Braunau Bulldog, che nel 2005 fecero una gita a Mauthausen e dopo se ne andarono in una pizzeria a festeggiare: in Austria lo scandalo diventó un caso politico. L'auspicio è che, per questo nuovo, ennesimo episodio, lo stesso accada in Italia, dove "onorevoli" esponenti di destra propongono "un bel paio di stampelle" per la senatrice a vita e premio nobel Rita Levi Montalcini, di orgine ebraica, e i loro seguaci suggeriscono di assegnarle "un incarico politico nel Ghetto".

"ሠaccaduto, puó accadere di nuovo", scriveva Primo Levi in Se questo è un uomo. Sta a ciascuno di noi far sí che questo non avvenga. Mai piú.

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