News per Miccia corta

09 - 10 - 2007

Che Guevara: 40 anni; Tutino, ricordo sua intelligenza

(ANSA)

 

di Fabrizio Nicotra

 
ROMA- "Gli avevo chiesto un'intervista e lui, attraverso sua madre, mi disse di no per due motivi: perché ero un giornalista e soprattutto perché facevo parte del Partito comunista italiano, che lui considerava il meno comunista dei partiti comunisti del mondo". Saverio Tutino, classe 1925, partigiano e giornalista, ha conosciuto Ernesto Guevara e, a quarant'anni dalla morte del 'Che', ricorda gli anni passati a Cuba, come corrispondente di diversi giornali italiani. Tutino (autore fra l'altro di libri come 'Guevara ai tempi di Guevara' e 'Il Che in Bolivia') ha raccontato nei suoi articoli (che saranno ripubblicati in un libro che sará  diffuso nei prossimi giorni da 'l'Unita") il guerrigliero e l'uomo politico. Oggi, anche se la memoria fa qualche difetto, preferisce raccontare l'uomo. Una personalitá  fuori dal comune, fiera e anche scontrosa, senza dubbio ricca di fascino. "Il 'Che' - rammenta - era consapevole di essere molto famoso, ma cercava in tutti i modi di mostrare che non gliene importava nulla. Era una figura che aveva un senso dell'intelligenza molto particolare, originale, direi 'suo'. Non ripeteva mai ció che sentiva dire da altri, per esempio da Fidel Castro. Aveva sempre una sua posizione personale e questo lo rendeva attraente per tutti. Soprattutto per i giornalisti". Anche se il rapporto con lui, per i giornalisti, non era una passeggiata: "Con Guevara era difficile avere una discussione politica aperta, a tutto campo. Generalmente le conversazioni terminavano con sue affermazioni drastiche e conclusive, che non ammettevano replica. Era molto restio a cedere alla curiositá  giornalistica". Tutino spiega che questo era dovuto anche alla necessitá  di una riservatezza estrema, molto sentita dal 'Che': "Si guardava dal dire in pubblico cose che potessero offendere Fidel o danneggiare Cuba. Anche quando tornava dai suoi viaggi, il Congo, la Cina e tanti altri, erano tutti ansiosi di sentire cosa avrebbe detto. Ma spesso lui si tratteneva.

Non voleva infatti che passasse l'idea che andava all'estero per coltivare posizioni particolarmente ferme o personali. C'era una fermezza in lui, non si concedeva di assumere posizioni che apparissero troppo visibili o maestose". Caratteristiche che emergevano anche nel suo modo di fare politica, quando a Cuba, dopo la rivoluzione castrista, era diventato ministro dell'Economia e dell'Industria: "Era molto molto riservato". Tutino ricorda anche che il 'Che' non amava l'Unione sovietica: "Quando tornó dal suo viaggio a Mosca si percepiva un distacco da ció che aveva vissuto: non gli piaceva ció che aveva visto a Mosca e non gli piaceva il Partito comunista sovietico". La Cuba di oggi piacerebbe a Guevara? "Non credo. Giá  ai suoi tempi ha sentito avvicinarsi gli americani...". E oggi, quale causa sposerebbe il 'Che'? "Amo pensare che si schiererebbe con Amartya Sen" (l'economista indiano premio Nobel nel 1998, che ha chiarito che il concetto di sviluppo si differenzia da quello di crescita e non coincide piú con un aumento del reddito, quanto con un aumento della qualitá  complessiva della vita). "Credo che gli piacerebbe - prosegue Tutino - perché la sua era una formazione politica e culturale basata molto sulla persona piú che sulle ideologie. E grazie a questo riusciva sempre ad attrarre persone che lo ascoltavano con grandissimo interesse". "Oggi - è la conclusione - mi piacerebbe consultare Guevara per la sua personalitá , molto rara per Cuba e per l'America Latina di quei tempi. Non c'erano personalitá  cosí forti e spiccate, dotate del fascino che aveva lui". 

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