News per Miccia corta

08 - 10 - 2007

Veritá  e riconciliazione. Un intervento di Valerio Lucarelli





Mi scrive Valerio Lucarelli:

Caro Giovanni,
ho letto con attenzione tanto l'intervento di Segio quanto la risposta di Berardi.
Chiarisco subito un punto. Per me il dolore di Berardi come di tutti i parenti di vittime del terrorismo è semplicemente inimmaginabile. Di fronte alla loro sofferenza ci si deve solo fermare. Per questo motivo credo che Berardi abbia ragione. Sempre, anche quando le sue parole non trattengono la rabbia. E d'altronde come riuscire ad arginare la disperazione quando si perde per motivi impenetrabili un padre o un marito.




Tuttavia il nostro compito è un altro. Tocca a noi, di fronte a uno stato assente e reticente, assumerci la responsabilitá  di portare avanti un serio discorso di ricostruzione storica. Anche a costo di ferire la sensibilitá  di uomini che hanno vissuto infiniti lutti.
Dire che Berardi ha ragione, non vuol dire che Segio abbia torto. I due discorsi si pongono su piani diversi.
In alcuni casi donne e uomini hanno saputo donare il perdono a chi gli aveva inflitto una immane ferita. ሠil miracolo dell'amore.
Quando ció non accade, occorre sempre rispettare le vittime. Ma mai fermarsi di fronte alla necessitá  di lottare per la ricerca della Veritá .


Segio scrive che si deve voltare quella pagina di storia. Io faccio un passo indietro e affermo il bisogno di scrivere quella pagina per poi definitivamente voltarla e far crescere un paese arenatosi oramai trent'anni fa.
Mi rifaccio alle parole che fanno da esergo al tuo prezioso sito. Berardi afferma che i terroristi oggi occultano la veritá  con gli strumenti di quello stesso potere che ieri volevano abbattere. Se ció corrisponde al vero, chi glielo permette? Qualcuno che, piú dei terroristi, ha qualcosa da perdere. Qualcuno che per trent'anni ha conservato avidamente potere e privilegi immensi, pur avendo gravi responsabilitá  nelle pagine piú nere della storia d'Italia.
Lo stato manca di rispetto verso i parenti delle vittime. Noi non dobbiamo fare lo stesso errore. E il primo passo è equiparare tutte le vittime. Tobagi e Alessandrini, uccisi dal terrorismo di sinistra. Ma anche i contadini presenti a Piazza Fontana o i manifestanti di Piazza della Loggia a Brescia. E, come loro, le 81 vittime precipitate a Ustica 27 anni fa.
Siamo lontanissimi dall'accertamento di una Veritá  che sia storica piuttosto che giudiziaria. Occorre restituire un senso alla parola Giustizia.




Sono certo che Segio comprenda il dolore di Berardi e lo rispetti. ሠimportante che né lui, né altri protagonisti, facciano cadere il velo dell' oscurantismo su quelle vicende.
Chi sostiene, in buona o cattiva fede, che le formazioni estremiste furono eterodirette confonde le acque. La lotta armata fu un fenomeno naturalmente endogeno.
Ma gravi furono le colpe delle istituzioni. Né mancarono pesanti ingerenze da altre democrazie. ሠdoloroso ammetterlo, ma l'Italia è stata, e forse continua ad essere, terreno di battaglia delle guerre altrui.
Aldo Moro, Walter Tobagi e, arrivando a oggi, Marco Biagi. Tre storie simbolo, il cui finale poteva e doveva essere diverso. Responsabile chi uccise, ma anche chi non lo fermó.
Quando Segio scrive "credo vi fu chi ha facilitato il fatto che quei grilletti venissero premuti" non cerca scorciatoie né assoluzioni.
Lancia un segnale. Che qualcuno deve raccogliere. Urge superare la fase del "dico – non dico".
Stiamo spendendo le ultime cartucce per restituire un passato al paese e per provare, faticosamente, a guardare avanti.


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