News per Miccia corta

01 - 10 - 2007

Veritá  e riconciliazione. Un intervento di Lorenzo Pinto, fratello di Luigi ucciso nella strage di Brescia

.




Intervento di Lorenzo Pinto, fratello di Luigi,
morto nella strage di Piazza della Loggia a Brescia,
il 28 maggio 1974:




Carissimo Giovanni,

O meglio, caro Sergio, cara Sabina, caro Berardi, cari voi tutti che con passione descrivete ció che sentite, ció che avete vissuto. Entro " in punta di piedi " nel blog. Questa parola non mi piace. Avrei voluto vedervi da vicino, vedere i vostri occhi, le vostre mani, i vostri sguardi. Sarebbe stato bello sederci intorno ad un tavolo, bere un bicchiere di vino. Avremmo parlato delle nostre vite, dell'idea di giustizia che nasce dall'esperienza di un'ingiustizia, subita da noi o da chi c'è caro.
Per un discorso comune si puó partire da qui, non dalle speculazioni astratte che, invece di unire, hanno sempre diviso. Forse Berardi avrebbe rivisto le sue posizioni. Comprendo il suo stato d'animo, non accetto le sue parole. Ma io chi sono per poter dire certe cose? Puó il solo fatto d'essere fratello di Luigi, assassinato da una mano omicida nella strage di piazza della loggia a Brescia, farmi, per cosí dire, arrogare " l'autoritá " di esprimere, in questo caso, un giudizio di valore? No. Anzi, a volte mi sento ostacolo vivente, un parente, che con i ricordi personali scava un solco fra i ricordi e la conoscenza.
A volte lamentandoci, dimentichiamo che gli interventi dello Stato e delle Istituzioni hanno garantito la ri-conoscibilitá  del fenomeno. Che cosa sono, di fatto, le leggi che garantiscono con il denaro pubblico i famigliari delle vittime? Che cosa sono le commissioni parlamentari istituite a suo tempo per conoscere gli episodi che hanno insanguinato strade, piazze, carrozze dei treni? Qualcuno potrebbe pensare che fosse la risposta alle inefficienze dello stesso. D'altronde l'Italia è il Paese con il numero piú alto d'associazioni. E se c'è un'associazione vuol dire che c'è una mancanza, un vuoto rispetto ad una domanda. Nelle stragi questo vuoto c'è e spinge ad aggregarsi, ad unirsi, a chiedere, come dicevo prima, giustizia.




Manca la veritá  giudiziaria. Non quella storica. Si tratta di due livelli diversi. Sono le Stragi il segreto della Repubblica.
Dei delitti individuali perpetuati dal terrorismo brigatista e dalla destra eversiva sappiamo molte cose. Forse gli agenti educatori ne sanno un po' meno . E gli storici?
Vogliamo fare qualche nome? Nella ricostruzione del cinquantennio repubblicano si nota una certa superficialitá  se non evidenti non-detti: Scoppola cinque pagine su 437; Lepre 8 su 342; Ginsborg 3 pagine su 576; Lanaro, lavoro pregevole, 6 su 687. La monumentale "Storia dell'Italia repubblicana" dell'Einaudi, su quasi 5000 pagine previste, non dedica neppure un saggio specifico al tema, limitandosi ad un brano di Tranfaglia dedicato all'evoluzione dei terrorismi ( sia di destra che di sinistra ).
Quindi recuperare la conoscenza del passato, rivivere eventi ed emozioni, implica un consolidamento morale degli individui cosí come della collettivitá  e questo è compito doloroso. Lo sanno bene Sergio, Sabina, Berardi. Conosco bene le fitte al petto, di notte, quando mi sveglio e sento la voce di Castrezzati che dice "...compagni, amici, state fermi, lasciate passare le ambulanze..." E' rabbia, solitudine, dolore.


Lorenzo Pinto
I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori