News per Miccia corta

30 - 09 - 2007

Generazione Giustizia & Libertá 

(La Repubblica, DOMENICA, 30 SETTEMBRE 2007, Pagina 34 – Cultura)

 

 

 

Un nuovo libro ricorda, quasi come un album di famiglia, i giovani borghesi che all'indomani dell'8 settembre, in Piemonte, furono i primi a compiere la scelta partigiana Erano i piú colti, i piú brillanti, i piú abili a combattere, i piú desiderosi di cambiare il nostro Paese Alla Liberazione fondarono un partito, che nessuno votó 

 

Armati di passione civile, sostituirono corde e ramponi con il mitra e le bombe a mano: "La guerra continua fino alla cacciata dell'ultimo tedesco" 

 

Scesi a Torino, misero un freno agli impulsi di vendetta e consegnarono agli americani una cittá  giá  avviata alla vita normale 

 

 

 

PAOLO BORGNA 

 

 

Vedi le foto, sulle nevi delle Alpi, di due giovani fratelli degli anni Trenta: con i pantaloni alla zuava, i calzettoni fatti a mano di candida lana, le camicie a quadri, le corde e i ramponi. Vedi le foto di due ragazze belle, altere, aristocraticamente eleganti: si chiamano Pinella e Alda. Poi vedi le foto di dieci anni dopo. Sono quasi identiche. Solo che, al posto di corde e ramponi, ora ci sono un mitra Thompson e delle bombe a mano. Gli alpinisti sono diventati capi partigiani: armati di passione civile, amati, rispettati. Sono l'anima della Resistenza nel Cuneese. Il fratello piú grande, per salire in montagna, ha lasciato lo studio dell'avvocato Manlio Brosio, dove tornerá  nel dopoguerra per diventare, ancor giovane, uno dei civilisti migliori d'Italia. Guiderá , a fine aprile "˜45, i partigiani di Giustizia e Libertá  che sfilano nella Torino liberata. Morirá  crudelmente, nel "˜53, durante un'escursione sulle sue Alpi Marittime. Si chiama Dante Livio Bianco. Ha sposato da poco Pinella: l'edera avvinta all'olmo, come la definirá  Parri. Pinella sopravviverá  pochi anni alla caduta dell'olmo.

 

Il piú giovane dei due fratelli delle foto, Alberto, ha appena finito il servizio militare, dopo la laurea in Veterinaria. ሠcomandante della III Divisione GL. Dopo la guerra si laureerá  anche in Legge. Diventerá  dirigente dell'Olivetti. Durante la Resistenza ha sposato, sulle montagne, Alda, con cui dividerá  una vita meravigliosa. Insieme a loro, gli amici che erano giá  stati i compagni di Livio: Giorgio Agosti, Sandro e Carlo Galante Garrone, Nuto Revelli, tra i tanti. Pinella ed Alda sono, nella Resistenza, staffette partigiane; portano gli ordini e a volte, spavaldamente, le armi, tra la cittá  e le montagne dove combattono i loro uomini: anche in quei venti mesi, sono al loro fianco.

 

Vedi le foto di casa Bianco, a Valdieri: una villa con torretta, stagliata nella luce tersa delle Marittime, che il padre di Livio ed Alberto, Gioachino, ha fatto costruire quando è tornato al paese da Cannes, dove era emigrato per il suo lavoro di sarto e dove è divenuto benestante, lavorando duro e fondando un atelier con vari dipendenti. Vedi anche lui, Gioachino, nelle foto di inizio Novecento: fiero, in mezzo ai suoi lavoranti e davanti alla grande sartoria.

 

Vedi tutte queste immagini, in un piccolo gioiello che è l'emozionante e ricchissimo libro fotografico curato da Paola Agosti e con i bei testi storici di Michele Calandri e Alessandra Demichelis. E capisci cosa è stata, cosa poteva essere, la nostra borghesia progressiva. Le foto ti raccontano meglio, con la loro vivezza, il mito che ci ha sempre affascinato: di un gruppo di ragazzi che crescono e si formano negli anni del regime. Vanno insieme in bicicletta, in montagna, allo stadio, a teatro. Frequentano le lezioni di Einaudi e Ruffini. Difendono quest'ultimo, nel cortile dell'universitá , dalle bastonate degli studenti del Guf. Studiano le lingue. Leggono la letteratura europea. Si laureano a pieni voti. Vincono i concorsi in magistratura. Entrano nei grandi studi legali. Corrispondono con Croce e Omodeo. Respirano un antifascismo che è di stile, prima ancora che politico. Si annusano e si riconoscono. Scoprono quella che Proust chiamava la consanguineitá  degli spiriti. Diventano cenacolo. Si ritrovano in Giustizia e Libertá  e poi nel Partito d'Azione. Il 25 luglio "˜43 capiscono giá  cosa dovranno fare: con Duccio Galimberti che, dal balcone del suo studio di Cuneo, proclama alla folla: «La guerra continua fino alla cacciata dell'ultimo tedesco».

 

Il cenacolo si apre: sprigiona la sua ricchezza; diventa forza propulsiva. L'8 settembre i ragazzi con i calzettoni di lana cercano, disperatamente, di convincere gli ufficiali dell'esercito regio a resistere all'occupante germanico. E quando gli ufficiali scappano, il 12 settembre lasciano le loro agiate vite cittadine e salgono in montagna: prima a casa Bianco, a Valdieri, poi a Madonna del Colletto, a fondare, comandati da Galimberti, la prima banda partigiana d'Italia. Spendono senza riserve, nella guida della Resistenza - alcuni combattendo in montagna, altri dirigendo il lavoro politico in cittá  - tutta la loro intelligenza, tutto il loro entusiasmo, la serietá  imparata dai loro maestri. Dimostrano grande capacitá  organizzativa: associando convinzione ideologica e sano realismo. Anche sul piano militare: nell'agosto "˜44, la brigata GL guidata da Livio Bianco e Nuto Revelli tiene in scacco per una settimana i tedeschi che hanno attaccato la Val Stura, consentendo cosí agli Alleati di avanzare sulla costa meridionale francese e liberare Nizza.

 

Alla Liberazione tengono a freno e limitano gli inevitabili impulsi di vendetta che si scatenano alla fine di una guerra: impongono regole, in pochi giorni controllano l'ordine pubblico, grazie soprattutto alla decisione di Giorgio Agosti, nominato questore di Torino. Facendo trovare agli americani, che arrivano il 2 maggio, una cittá  che si avvia alla normale vita civile. E dopo esser stati autori di questo capolavoro, dopo questa magistrale prova di virtú civiche e di capacitá  di guida politica, tornano ai loro studi, alle loro universitá , alle loro ordinate vite borghesi. Senza mai abbandonare le battaglie culturali e civili. Senza mai lasciarsi abbandonare dalla passione per la Repubblica. Annusando la politica ma senza mai entrarvi nel vivo. Rimarrá  sempre nei loro sguardi fieri - come nelle foto della loro giovinezza - una solida coscienza di sé, del valore proprio e della propria classe, senza chiusure classiste. Un'identitá  culturale che è forza sociale e civile. A chi li rimprovererá  per la loro assenza dalla politica, di aver rinunciato troppo in fretta a tradurre il loro sentimento pubblico in azione politica reale, risponderanno, protestando, che non è vero: non fu scelta loro. Perché il Partito d'Azione fu sconfitto alle elezioni per la Costituente del "˜46. Perché l'Italia dei partiti di massa non li scelse. Ma ci rimane, chiudendo il libro, il rimpianto di sempre: cosa avrebbe potuto essere, il nostro Paese, se uomini come Livio Bianco l'avessero potuto guidare. Cosa potrebbe essere, oggi, se sapessimo imparare dalla loro lezione.

 

 

(L'autore, torinese, magistrato, ha pubblicato tra l'altro la biografia di Alessandro Galante Garrone, Un Paese migliore, Laterza 2006) 

 

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