News per Miccia corta

27 - 09 - 2007

OMBRE E MISTERI DOPO 37 ANNI SU MORTE CINQUE ANARCHICI

(ANSA)

 

di Saveria Gigliotti

CATANZARO - Archiviato come incidente automobilistico, a distanza di 37 anni ci sono ancora dubbi sulla dinamica dello scontro autostradale che, nella notte tra il 26 ed il 27 settembre 1970, portó alla morte dei cinque giovani anarchici calabresi, Gianni Aricó, Angelo CasileFranco Scordo, Luigi Lo Celso e della moglie tedesca di Aricó, Annalise Borth.

Per cercare di comprendere il contesto in cui avvenne l'incidente ed il perché ci siano dubbi sulla sua dinamica, bisogna fare un passo indietro.

Dal luglio del 1970 al febbraio del 1971 Reggio Calabria diventa scenario di una rivolta cittadina che non ha eguali nella storia italiana. Una sommossa popolare, nota come 'i moti di Reggio', provocata dalla decisione di collocare il capoluogo di regione a Catanzaro, subito dopo l'istituzione della Regione Calabria.

Nel momento in cui si istituisce la Regione Calabria, entrambe le cittá  chiedono di diventarne capoluogo. La scelta dei politici di propendere per Catanzaro provoca un malcontento che attraversa i partiti di destra e sinistra. E' cosí che i reggini, capeggiati dall' allora sindaco, Pietro Battaglia,  democristiano, si ribellano. In breve, peró, con lo slogan di 'boia chi molla', nuovo leader della protesta diventa Ciccio Franco, esponente del Movimento sociale italiano. La sommossa, quindi, viene gestita dal 'Comitato d'azione per Reggio capoluogo'. Sono mesi terribili, e non solo per la cittá  di Reggio Calabria che è assediata 'militarmente', che si concludono con i carri armati sul lungomare ed un tragico bilancio: sei morti, centinaia di feriti tra le forze dell'ordine (anche se molti reggini non si recano al pronto soccorso per paura di essere identificati), migliaia di arresti.

In questo contesto, si inserisce la storia dei cinque giovani anarchici, morti in un incidente stradale nel tratto tra Ferentino ed Anagni dell' autostrada del Sole, mentre si stanno recando a Roma, ufficialmente per partecipare ad una manifestazione contro la guerra in Vietnam voluta dall'allora presidente degli Usa Richard Nixon, ma ufficiosamente per consegnare un dossier che avrebbe fatto luce sul deragliamento del treno 'Freccia del Sud', avvenuto nei pressi di Gioia Tauro il 22 luglio del 1970, che provocó la morte di sei passeggeri ed il ferimento di 54. I cinque hanno scoperto qualcosa di importante, "cose che faranno tremare l'Italia", dice Aricó alla madre.

Un vicenda, questa, di cui si è occupato anche Carlo Lucarelli in una delle sue puntate di 'Blu notte' ed il libro 'Cinque anarchici del Sud' di Fabio Cuzzola che racconta che i cinque si interessano del deragliamento del treno ma, soprattutto, cercano di capire perché gli investigatori dell'epoca non vanno a fondo per ricercarne le cause, classificandolo immediatamente come 'incidente'. 

Dubbi che, oggi, a distanza di 37 anni sono ancora senza risposta. Anche se, da allora, c'é un fatto nuovo: nel 1993 il pentito Giacomo Lauro, parló infatti di attentato eseguito dalla 'ndrangheta per conto del 'comitato d'azione per Reggio Calabria capoluogo'. Una tesi che convinse un magistrato  milanese che decise di riaprire il caso.

Ma come avvenne l'incidente stradale? E' la notte tra il 26 ed il 27 settembre del 1970 i cinque stanno viaggiando su una Mini Morris quando si schiantano contro un autotreno. Lo scontro é fatale per tutti: Casile, Scordo e Lo Celso muoiono sul colpo, Aricó poco dopo essere giunto in ospedale, Borth, con il bimbo che porta in grembo, dopo 15 giorni.

I dubbi sulle modalitá  dell'incidente sono tanti e, giá  nell'immediatezza, i compagni dei cinque anarchici si dicono convinti che l'incidente stradale non è causale. Si parla di contraddizioni nella ricostruzione dell'incidente e del fatto che i camionisti coinvolti sono dipendenti di una ditta il cui  titolare è un esponente di estrema destra. Ma non solo. Un colonnello, dirigente dei servizi di controspionaggio e braccio destro dell'allora capo del Sid che cura una "informativa" sull'incidente, muore misteriosamente qualche anno dopo. Alla famiglia, poi, non vengono consegnati effetti personali dei giovani come, ad esempio, un agenda di Scordo o alcune foto scattata durante i 'moti di Reggio'. Nessuna traccia nemmeno del dossier sul deragliamento del treno e sulla cui presenza non ha dubbi l'avvocato di Aricó e Casile, Eduardo Di Giovanni, come scrive qualche anno dopo Paolo Mieli sull'Espresso: "Qualche giorno prima della morte Aricó telefonó al suo avvocato a Roma, informandolo che l'inchiesta sul deragliamento era conclusa e che i risultati erano sconvolgenti, ed è probabile che quel viaggio nella capitale fosse stato programmato proprio  per discutere con l'avvocato la conclusione dell'indagine".

Una storia, quella dei cinque anarchici calabresi, che, in un certo senso, nella 37ma ricorrenza della loro misteriosa morte si intreccia con un altro mistero: la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, di cui si è tornato a parlare proprio in questi giorni in merito alla sua sepoltura nel cimitero di Conflenti. Casile, infatti, avrebbe svolto un'altra inchiesta in Sicilia riguardo presunti rapporti tra 'Cosa nostra' e gruppi dell'estrema destra eversiva come Avanguardia nazionale, Ordine nuovo e Fronte nazionale. La stessa indagine la stava conducendo Mauro De Mauro.
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