News per Miccia corta

12 - 09 - 2007

Le veritá  nascoste. Un articolo di Franco Corleone

(Il Riformista, 12 settembre 2007, pagina 1)

 

 

 

 

di Franco Corleone

 

 

Ho giá  avuto modo di illustrare in modo circostanziato (vedi il Riformista del 10 luglio scorso "Per la morte di Tobagi non serve un capro espiatorio") la vicenda paradossale del giornalista Renzo Magosso, imputato per diffamazione come autore di una intervista pubblicata dal settimanale Gente del 17 giugno 2004 a un sottufficiale dei carabinieri del nucleo antiterrorismo di Milano alla fine degli anni settanta, nome in codice Ciondolo, che sosteneva di avere consegnato una nota informativa sull'imminente e programmato omicidio di Walter Tobagi, quasi sei mesi prima del delitto e con i nomi dei responsabili. I suoi superiori non ne tennero conto. Questa la grave accusa e questa la ragione della querela del generale Ruffino (allora capitano) e della sorella del defunto generale Bonaventura (ai tempi anch'egli capitano). La querela è stata rivolta contro l'ex sottufficiale dei carabinieri e se ne puó magari comprendere il motivo ma inspiegabilmente anche contro il giornalista che ha raccolto l'esplosiva denuncia.

 

Anche un cieco si accorgerebbe del fine oggettivamente intimidatorio di colpire anche simbolicamente un giornalista impegnato da anni nella ricerca della veritá  di una tragedia legata alla dolorosa storia d'Italia con l'imputazione di non avere garantito la completezza dell'informazione e l'oggettivitá  dei riscontri.

 

Fino alla pubblicazione del mio articolo le udienze presso il Tribunale di Monza trascorrevano nella noia e nella distrazione dell'Ordine dei giornalisti e della Federazione Nazionale della Stampa. Grazie alla sensibilitá  di Franco Abruzzo ex presidente dell'Ordine della Lombardia il testo pubblicato dal Riformista è stato inviato email a migliaia di giornalisti.

 

Cosí l'11 luglio a Monza si respirava un'aria diversa per quella che si è rivelata un'udienza sconvolgente.

 

Ho avuto la netta impressione che nessuno si aspettasse la presenza come testimone di Dario Covolo (questa è la vera identitá  di Ciondolo), ma la sorpresa si è tramutata in un imbarazzante disagio di fronte alla sicurezza e alla determinazione con cui ha risposto alle domande degli avvocati e del pubblico ministero.

 

Dario Covolo ha confermato che sulla base delle informazioni di Rocco Ricciardi informatore e infiltrato nei gruppi dell'autonomia della zona di Varese, presentó al capitano Ruffino un primo appunto il 13 dicembre 1979 in cui si parlava di Tobagi. Nella relazione consegnata ai suoi superiori, il carabiniere riferisce che, secondo Ricciardi, vi era un progetto di attentato contro il giornalista, che doveva avvenire vicino alla casa di Tobagi (come quasi sei mesi dopo effettivamente avvenne). L'informativa di Ciondolo specifica che Tobagi era «un vecchio obiettivo delle FCC». E in effetti lo stesso Ricciardi, assieme ad altri militanti delle FCC (tra cui Caterina Rosenzweig), nel febbraio 1978 aveva effettuato un tentativo di sequestro di Tobagi, in quel caso fallito.

 

Covolo non si limita a confermare il contenuto dell'appunto reso noto nel dicembre 1983 da alcuni deputati socialisti e confermato nella sua veridicitá  dall'allora ministro dell'interno Oscar Luigi Scalfaro e che innescó una violenta polemica tra l'Avanti, il quotidiano del PSI, e la Procura di Milano e Bettino Craxi, ma aggiunge: "Ci sono degli appunti successivi a questo, dove si fa nome e cognome di quelli che devono ammazzare. Mi si fa il nome e si dice: "˜guarda che il gruppo che sta operando dovrebbe essere la Caterina (Rosenzweig, ndr) e il suo fidanzato, il suo convivente, Barbone Marco'. Non mi si fanno i nomi degli altri peró quei nomi vengono fatti in successivi appunti."

 

La conclusione di questa parte della deposizione è drammatica:" Io non so onestamente cosa venne fatto. Io so che ad un certo punto ebbi un grosso diverbio con il capitano Ruffino quando ammazzarono Tobagi, da solo nel suo ufficio [...] per questa relazione, su questo proposito"

 

A questo punto entra in scena il Pubblico Ministero di Monza che inizia l'interrogatorio chiedendo conferma delle frasi virgolettate presenti nell'intervista di Magosso. Nessuna incertezza nel riconoscere le affermazioni  come proprie e implicitamente la correttezza del giornalista.

 

Il PM, dottor Pepè, incalza allora Covolo ponendo una domanda assai stravagante, se cioè avesse fatto fotocopia dei rapporti successivi a quello noto. Ovviamente ha ricevuto una risposta negativa. Ma il PM, dimenticando che il processo è per querela contro un giornalista per avere pubblicato una intervista di una persona protagonista dei fatti, si impegna impropriamente nel cercare di incrinare la credibilitá  del teste, contrapponendo alle dichiarazioni di Covolo, ribadite e rafforzate in Aula pochi minuti prima, quelle processuali di Rocco Ricciardi e di Barbone che negano rispettivamente di avere fatto i nomi e di avere ipotizzato l'omicidio prima del 28 marzo 1980.

 

Covolo sarcasticamente ha chiesto di essere messo a confronto! Soprattutto è stato impressionante lo scambio di ruoli con il teste che poneva domande al PM rivendicando la sua ricostruzione indipendentemente dalle versioni dei colpevoli di gravi delitti e il suo diritto a dire la sua veritá .

 

L'ossessione del PM è invece il controllo delle fonti. Ma a questo proposito il ruolo di Ricciardi, infiltrato e confidente meriterebbe piú attenzione. Anche perché la sua collaborazione prosegue nel tempo, anche dopo l'omicidio Tobagi e, tra il resto, porta al pedinamento di Roberto Serafini e Walter Pezzoli, esponenti delle BR, e alla loro morte dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri nel dicembre 1980. Si tratta di una collaborazione durata moltissimo tempo, circa due anni, che ha fornito informazioni sia sull'Autonomia che su FCC, PL e BR, il che la rende sicuramente una delle piú importanti di cui hanno goduto gli apparati dello Stato. E forse per questo è rimasta la piú nascosta e la si è voluta tenere segreta e negarla sino allo stremo, sino a che meritoriamente l'Avanti fece scoppiare il caso.

 

C'è di piú. Il 23 luglio scorso durante un incontro al Centro San Fedele di Milano, Dario Covolo ha riconfermato il suo racconto e Sergio Segio protagonista della lotta armata a Milano in quegli anni tremendi ha denunciato il mistero per cui nonostante Rocco Ricciardi l'avesse fatto identificare come uno dei capi di Prima Linea, come poi rivendicó al processo, egli e i suoi compagni furono lasciati liberi di operare. E va tenuto presente che allora Segio non era clandestino e Prima Linea non aveva ancora ucciso nessuno. Ha detto Segio: "Non solo Walter Tobagi poteva essere salvato ma anche molti altri; non lo furono perché a qualcuno è convenuto lasciare le briglie sciolte ai gruppi armati." L'intero dibattito, cui ha partecipato anche l'on. Boato e visto la presenza dell'ex capitano Arlati, è di deciso interesse (registrato da Radio Radicale è disponibile sul sito www.radioradicale.it) e anche in quell'occasione Covolo ha ribadito le sue veritá . Veritá  che a distanza di 30 anni si continuano a negare e voler tenere nascoste.

 

Si apre ora cosí un nuovo capitolo, ma incredibilmente la censura resta pesante.

 

Il 20 settembre si terrá  l'ultima udienza, andando poi a sentenza.

 

C'è da augurarsi che la dr.ssa Maupoil, giudice monocratico, sia consapevole della grande responsabilitá  che grava su di lei, solo su di lei, perché è in gioco la libertá  di stampa e il diritto all'informazione, oltre che la veritá  dei fatti.

 

Il 23 luglio, l'Associazione Lombarda Giornalisti, con David Messina, ha finalmente manifestato solidarietá  a Magosso per il suo rigoroso lavoro di cronista. E' davvero fondamentale che questa volta i fari siano accesi su quanto accade al Tribunale di Monza.

 

Il 20 settembre si gioca una grande partita per la veritá  e la giustizia italiana.

 

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