News per Miccia corta

27 - 08 - 2007

``Sí, quel giorno era in via De Amicis ma la sua condanna fu spropositata``

(la Repubblica, LUNEDáŒ, 27 AGOSTO 2007, Pagina 14 – Interni)

 

 

 

ENRICO BONERANDI 

 

 

MILANO - Dicono che Guido Salvini sia un pignolo. Di sicuro il giudice istruttore di tante inchieste importanti sul terrorismo degli «anni di piombo» a Milano, è un uomo tenace. Fu una stagione infinita di delitti e vendette. Di irriducibili ma anche di «pentiti»: Marco Barbone, tanto per fare un nome, l'assassino di Walter Tobagi. Salvini ha rinviato a giudizio centinaia di terroristi, e ancora oggi, come Gip, si sta occupando delle nuove Br. Determinato come giudice, ma anche uno che ha sempre cercato di capire i risvolti umani delle vicende, non solo di trovare i colpevoli. Perché il terrorismo, vecchio e nuovo, per affrontarlo bisogna prima comprenderlo. I veri colpevoli dell'omicidio Custra Salvini li ha individuati nella seconda indagine, quella degli anni "˜90, e la Corte d'Assise li ha condannati nel 1993. Tra di loro non c'è peró Walter Grecchi, uno dei 14 «superlatitanti» in Francia della «lista Castelli» per cui lo Stato italiano chiede l'estradizione.

Grecchi ha avuto 14 anni e 11 mesi per concorso morale nel delitto Custra. Condannato in contumacia, è fuggito in Francia e ora vorrebbe chiedere la grazia. Che ne pensa?

«Leggo i nomi della lista stilata all'epoca dal ministro Castelli e trovo persone che hanno commesso atti gravissimi, terroristi delle Br che hanno fatto scorrere molto sangue. Ma nel caso di Walter Grecchi la sua posizione è del tutto eccentrica rispetto agli altri della lista».

Si spieghi meglio.

«Lui e gli altri due ragazzi della famosa foto furono individuati subito. Le indagini all'epoca peró non andarono oltre, anche se si capí che non era stato il gruppetto di ragazzi del Cattaneo a uccidere Custra. I tre furono condannati per concorso in omicidio con ignoti, e credo che la condanna fu pesante perché sul banco degli imputati erano soli. Oggi si puó parlare di una sproporzione rispetto al loro ruolo».

In che senso?

«La prima indagine ebbe delle falle. Se si fosse andati a fondo, giá  nel 1977 si sarebbero potuti arrestare i responsabili dell'omicidio. Quando, dieci anni dopo, con la stagione dei pentiti, il caso fu riaperto, notammo che su un lato della famosa foto si poteva scorgere, vicino a un albero, un altro ragazzo che stava anche lui scattando delle immagini in via De Amicis. Non impiegammo molto a individuarlo: era Antonio Conti, un fotografo free lance che sapeva di avere tra le mani un rullino storico ma non lo usó, probabilmente per non mettere nei guai nessuno. Non distrusse le foto, ma neanche le consegnó alla Polizia. Partendo da lí e dalle confessioni dei pentiti si arrivó al vero gruppo di fuoco, persone che negli anni successivi hanno commesso delitti e che giá  nel "˜77 erano inquadrate nei gruppi armati».

Insomma, se le indagini fossero state adeguate, si sarebbero risparmiate a Milano altre vittime innocenti. Mettiamo tra le vittime anche Grecchi?

«Attenzione, Grecchi ha le sue responsabilitá . In via De Amicis c'era. Non ha sparato ma ha lanciato molotov: faceva parte del gruppo di «supporto». Non è un innocente. La condanna per concorso è ineccepibile ma, a posteriori, è senz'altro eccessiva, soprattutto se pensiamo che i componenti del gruppo che sparó, ormai da anni sono liberi. Grecchi ha scontato 3 anni e mezzo in prigione. Le persone condannate nel 1993 hanno fatto meno carcere di lui, grazie alla loro collaborazione con la giustizia».

Walter Grecchi non era un terrorista?

«Quelli del Cattaneo erano tre ragazzini, che proprio in quei giorni erano messi alla prova da chi aveva giá  compiuto il salto di qualitá  nel terrorismo. Non hanno fatto in tempo a commettere altri errori, visto che sono stati arrestati subito «.

Lei ha mai incontrato Grecchi?

«Si, l'ho interrogato a Parigi nel 1989 all'interno del Consolato italiano, durante la nuova indagine. Ha accettato subito di rispondere e ha riconosciuto le sue responsabilitá . Mi è sembrato un uomo lontano anni luce da quelle vicende».

Nel 1990 Grecchi ha chiesto la grazia, ma senza ottenere risposta.

«Allora la nuova indagine sull'omicidio Custra non era conclusa e non si sapeva chi avesse veramente aperto il fuoco. La situazione adesso è diversa. La richiesta di grazia di Grecchi è forse l'unica di cui ho letto che non mi spinge a girar subito pagina. Mi sembra meritevole di attenzione, senza dimenticare di sentire i congiunti del povero brigadiere». 

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