News per Miccia corta

08 - 08 - 2007

Via Rasella, ``Sentenza giusta e scontata che sconfigge il revisionismo``

(la Repubblica, 8 agosto 2007)

 

 

SUSANNA NIRENSTEIN

 

ROMA - Massimo L. Salvadori, docente di Storia delle Dottrine politiche all'universitá  di Torino, studioso del Novecento, non ha dubbi, la sentenza che definisce l'attentato di Via Rasella del 24 marzo 1944 messo in atto dai partigiani romani guidati da Rosario Bentivegna contro i tedeschi del battaglione Ss Bozen un «legittimo atto di guerra rivolto contro un esercito straniero occupante e diretto a colpire unicamente i militari» è assolutamente legittima e in un certo senso «scontata». Salvadori non ha i dubbi che alcuni storici hanno manifestato negli ultimi anni non tanto sulla definizione di «atto di guerra» quanto sulla sua opportunitá , né fa riferimento a coloro che hanno visto nell'azione una forzatura dei comunisti, un modo per causare sí una reazione forte ma in seconda istanza una insurrezione popolare.
«Non si puó mettere in discussione» ci dice al telefono commentando il verdetto della Cassazione, «che Via Rasella si sia trattato di un attacco contro forze regolari germaniche, che fossero altoatesini o meno non ha nessuna importanza: erano soldati della Wermacht. L'attentato viene compiuto nel quadro di azioni di guerra che furono condotte nella tragica logica della Resistenza, ovvero di forze armate in conflitto con l'occupante».
E continua: «L'argomento usato in chiave revisionistica secondo cui l'onorabilitá  di Bentivegna e degli altri partigiani viene messa in questione dal fatto che non si consegnarono ai tedeschi per evitare una rappresaglia, è un argomento capzioso: voglio dire che se chi compie azioni contro l'esercito di occupazione dovesse poi arrendersi e mettersi nelle mani del nemico negherebbe il senso dell'offensiva delle forze partigiane. Se si usa una logica del genere i partigiani non potrebbero mai compiere atti ostili. La sentenza ha ristabilito delle veritá  che potevano ritenersi scontate».
Alla domanda se abbia mai pensato che una forza resistente debba o meno porsi il problema dei civili coinvolti, Salvadori risponde: «Una questione del genere non riguarderebbe solo la guerra partigiana in Italia. Resistere pone dei drammatici interrogativi. La rappresaglia è un pericolo grave. Ma rinunciare ad agire contro gli occupanti per paura delle ripercussioni sui civili, vorrebbe dire togliere il fondamento stesso della resistenza. Il problema si pone da sempre, si presenta anche nel mondo antico, pensi alle rappresaglie dei romani contro gli zeloti. Quando c'è una resistenza contro gli occupanti, la spirale attentati/rappresaglia è una spirale oggettiva che appartiene alla dinamica della situazione storica».

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