News per Miccia corta

03 - 08 - 2007

``Chi li armó voleva la guerra civile``

(la Repubblica, 3 agosto 2007)

 

 

 

 

L'ex sindaco: inaspettata la presenza di Prodi. E finalmente la giornata non è stata dominata dalle contestazioni

 

 

 

un passo avanti L'abolizione del segreto di Stato per i reati di strage è un bel passo avanti. E anzi c'è da stupirsi che non si sia potuta avere prima questa norma di civiltá 

 

i ricordi di quel giorno Ho ancora negli occhi i bambini in ospedale, in fin di vita. Il numero dei morti continuava a crescere. Il primo impulso fu: non voglio vedere

 

 

LUCIANO NIGRO

 

 

BOLOGNA - «Un passo avanti, l'abolizione del segreto di Stato per i reati di strage. E anzi c'è da stupirsi che non si sia potuto avere prima. Perché ció che ancora resta aperto è la responsabilitá  di chi ha premeditato e organizzato quell'attentato alla nostra democrazia. E lí non ci siamo». Renato Zangheri era sindaco quando la bomba fece a pezzi la stazione di Bologna. Una carneficina: 85 morti e 200 feriti. Famiglie di operai che partivano le vacanze. Quella tragedia è parte della vita di Zangheri che a 82 anni, pur debole di salute, non ha rinunciato all'incontro con i familiari delle vittime che lo hanno a lungo applaudito in Comune. Alcuni quel giorno li ha visti morire in ospedale, come Sergio Secci, 24 anni, figlio di Torquato e Lidia, anime dell'associazione 2 agosto che da piú di un quarto di secolo invocano la veritá  sulla strage. Per loro soprattutto, Zangheri considera «importante» l'abolizione del segreto di Stato e la presenza «inaspettata e molto bella» di Romano Prodi in piazza.

 

Lei è uno storico, professor Zangheri, si arriverá  mai a conoscere il volto di chi concepí quella mostruositá ?

 

«Sinceramente, non credo che si risolverá  tutto. E' passato molto tempo e allora mancavano anche gli strumenti. Ma siamo di fronte a un passo significativo per i familiari e per tutti noi che ci siamo battuti per la veritá ».

 

Che cosa si potrá  scoprire?

 

«Non tutto è chiarito. Manca ancora un parte importante perché non è immaginabile che quella cosa sia avvenuta senza mandanti di rango elevato. Non è uno scherzo mettere una bomba cosí potente».

 

Si riferisce a responsabilitá  dentro i corpi dello Stato?

 

«Dentro, fuori... difficile dirlo. Credo che sia piú complesso. Chi ha scelto quel momento, il primo sabato di agosto quando i nonni con i bambini partono per le vacanze, aveva un disegno».

 

Un disegno?

 

«Quella bomba doveva annichilire e l'effetto desiderato erano altri fatti di sangue. Una catena di scontri. Una reazione da guerra civile o qualcosa di simile. Era un attentato alla democrazia, e non è retorica, dove la democrazia era piú affermata».

 

Che ricordo ha di quel giorno?

 

«I bambini in ospedale, nelle sale di rianimazione, in fin di vita. Il numero dei morti che continuava a crescere. Il primo impulso fu: "non voglio vedere". Ma alla fine entrai. Volli entrare. Il figlio di Secci era ancora vivo. Morí poco dopo».

 

E la vostra reazione?

 

«Non fu confusa o disordinata. Ma meditata e responsabile. Civile».

 

«Colta», l'ha definita ricordando la lectura dantis di Carmelo Bene.

 

«Certo, colta: dall'alto delle Torri, dall'alto della storia dell'Italia democratica».

 

Chiedevate veritá . La vuole anche chi invoca la revisione del processo e nega che la strage fosse fascista.

 

«Gli esecutori erano neofascisti, come la magistratura ha accertato con grande impegno ed efficacia. Ma questo non significa che non ci siano mandanti a livelli superiori. E non è detto che siano fascisti. Non c'è alternativa tra le due cose, non dobbiamo cadere in una trappola».

 

Fascista la mano, ma non chi l'ha armata?

 

«Quei giovanotti erano neofascisti, ma molto probabilmente c'è stato un passaggio tra chi ha concepito il piano e chi l'ha attuato. E tutto questo viene da poteri che vanno al di lá ».

 

Anche dall'estero?

 

«Non si puó affermare, ma nemmeno escludere. Non si puó escludere affatto».

 

Pensa a qualcosa come il delitto Moro? I brigatisti autori, forse accompagnati da servizi segreti stranieri?

 

«In quegli anni c'era un tentativo di destabilizzare l'Italia per renderla vulnerabile. Perció abolire il segreto di Stato sarebbe stato utile per la sicurezza dell'Italia: siamo stati esposti a pericoli tanto piú gravi perché non conosciuti».

 

Quest'anno non sono stati i fischi a dominare la commemorazione.

 

«Forse c'era nei confronti del governo maggiore credibilitá  e fiducia. Lo scorso anno contestarono l'incolpevole ministro Santagata».

 

Si aspettava la presenza di Prodi?

 

«Non me lo aspettavo. E' stato un fatto di alta responsabilitá . Molto bello. C'erano minacce di contestazione, ma è andato in prima persona. Prodi, che si sia d'accordo con lui oppure no, ha dimostrato di essere uno statista di tempra».

 

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