News per Miccia corta

01 - 08 - 2007

``Nel mio film i diari femministi``

(la Repubblica, 1 agosto 2007)

 

 

La regista: "Le ragazze di oggi ignorano quel passato di lotta: a loro paiono ovvie le libertá  di cui godono"

 

NATALIA ASPESI

 

MILANO - Quando nel suo diario Anita racconta le difficoltá  di una ragazza milanese per emanciparsi dalla signoria paterna, è il 1967 ed Alina, Alina Marazzi, è una piccolina di 3 anni che si strugge per una bellissima madre malinconica e lontana; quando Teresa, giovane pugliese, confida al suo diario gli orrori di un aborto clandestino, è il 1975 e Alina ha 11 anni, da tre ha perso quella mamma misteriosa dal sorriso dolce e dagli occhi dolorosi; quando Valentina documenta sul suo diario l'esperienza di una femminista romana tra militanza e amore, è il 1979 e Alina quindicenne sfiora per la prima volta la turbolenza organizzata delle donne, accostandosi a un consultorio dell'Aied per chiedere informazioni sulla contraccezione. Di quella mamma perduta da anni, ormai conosce la sofferenza, raccontata in pagine e pagine di quaderni di scuola; e culminata nel gesto fatale del suicidio, a 33 anni, incapace di accettare la dolcezza, il privilegio, la responsabilitá  di una famiglia dal grande nome, dell'agiatezza, dell'amore di un giovane marito e di due figli piccoli. Dai diari materni e dai tanti filmini amatoriali girati dal nonno Ulrico Hoepli, Alina Marazzi ha tratto un documentario ormai celebre tra i cinefili, "Un'ora sola ti vorrei", dato al festival di Locarno nel 2002 e superpremiato ovunque.

Gli scritti autobiografici di Anita, Teresa e Valentina, scovati tra i tanti dell'Archivio dei Diari di Pieve Santostefano, sono diventati adesso il filo conduttore di un nuovo documentario, molto atteso, che verr√°¬† presentato in prima mondiale, al 60¬į Festival di Locarno, venerd√≠ e sabato prossimi. Si intitola Vogliamo anche le rose, uno slogan che le femministe degli anni 70 avevano ripreso da quello gridato nel 1912 a una manifestazione delle operaie tessili del Massachussetts. Il film √® l'incursione sentimentale e curiosa, non storica n√© nostalgica n√© militante, di una quarantenne di oggi negli anni del risveglio femminile e femminista, a cui per l'et√°¬† non ha partecipato ma appena sfiorato nei suoi ultimi momenti, ¬ęper documentare anche per me stessa cosa voleva dire essere donna solo quarant'anni fa, in una societ√°¬† ancora patriarcale, maschilista e maritale, e quale enorme cambiamento politico e sociale √® avvenuto attraverso le lotte e la fermezza, il dolore e lo sperdimento di quella rivoluzione che si tende a sottovalutare¬Ľ.

Le sue protagoniste hanno oggi 50, 60 anni e pi√ļ, e tra loro e le donne pi√ļ giovani anche solo di dieci anni non c'√® stato un passaggio di sapere della cultura femminista, ormai asserragliata negli studi universitari "di genere", mentre si √® perduta, tranne in rare occasioni, la pratica politica, la sorellanza. ¬ęLe ragazze di oggi ignorano quel passato di lotta e a loro paiono ovvi i privilegi e le libert√°¬† di cui godono; io vorrei che il mio film gli facesse capire come la loro vita sarebbe tanto pi√ļ dura e soffocante se tante donne in passato non avessero lottato anche per loro¬Ľ. C'√® un legame tra i due film, tra i diari materni e quelli femministi, tra quelle giovani donne dalle vite tanto diverse ma forse simili nello scontento, nello sconforto, nel bisogno di ribellarsi, con la morte, con la rivolta? ¬ęCertamente e Vogliamo anche le rose √® il passaggio successivo di "Un'ora sola ti vorrei", il seguito di una storia l√°¬† dove si era interrotta. Tutto succedeva contemporaneamente a Milano e queste vite femminili, quella di mia madre, quella delle femministe, cos√≠ diverse eppure unite da una condizione di disagio, non si sono mai incrociate: forse se fosse avvenuto, se alla mamma fosse capitato di rispecchiarsi negli stessi sperdimenti e ribellioni di altre donne meno fragili, la malattia non avrebbe avuto il sopravvento, la depressione non avrebbe chiuso attorno a lei tutte le porte di fuga¬Ľ.

Come sembrano lontani, perduti nel secolo scorso, quegli anni 60 e 70 che Alina Marazzi ha ricostruito con solo materiale di repertorio d'epoca, interviste tratte da "L'amore in Italia" di Comencini o da inchieste e dibattiti televisivi, film sperimentali e di animazione, riprese militanti e private, fotoromanzi, pubblicit√°¬†; anni in cui le donne, anche fisicamente cos√≠ diverse dalle giovani di oggi, scoprirono che ci si poteva ribellare alle leggi, alle regole e ai costumi tradizionali e ingiusti, e scendere in piazza; e farsi pestare da agenti furibondi per aver osato sfidare perch√© giovani donne osavano sfidare la loro maschilit√°¬† e quindi il loro potere (c'√® una scena di sanguinose e pazze bastonate di un gruppo di agenti su una ragazza a terra, in una manifestazione femminista del 1972 a Campo de' Fiori a Roma); e opporsi ai compagni maschi ¬ęche se non gliela dai sei una piccolo borghese¬Ľ; e affrontare in solitudine l'aborto clandestino (¬ęgli aghi nell'utero, le cannule che risucchiavano¬Ľ). C'√® la giovane bellissima siciliana che d√°¬† ragione alle femministe ma accetta la sottomissione al marito perch√© quello √® il suo destino, c'√® l'operaia che vuole la pillola anche ¬ęse il parroco dice che √® peccato, pure con cinque figli che non puoi pi√ļ andare a lavorare¬Ľ. C'√® l'autocoscienza nell'inferno della sessualit√°¬†, le frigide, la masturbazione solitaria, gli scontri tra vaginali e clitoridee, e gli uomini spaventati da tanta impensabile minaccia alla loro serenit√°¬† erotica.

Ma anche come sembrano vicine, attuali, in questo primo decennio di un secolo nuovo, quelle inquietudini, quelle frustrazioni, quei disastri sessuali, quei ruoli di coppia irrisolti, che il tempo non √® riuscito a eliminare, mentre √® iniziato un lento accerchiamento attorno alle conquiste ottenute allora che oggi si tenta di nuovo di mettere in discussione, mentre sembra sempre pi√ļ difficile uscire dalla palude dell'attuale immemore scontento o al contrario dalla festosa sudditanza cui le donne, di nuovo espropriate dal loro corpo diventato merce, si stanno abituando. ¬ęQuesto film mi sembra necessario perch√© in Italia la cultura patriarcale e cattolica continua a dominarci, sia come autocensura che in modo diretto, pubblico e politico. Bisogna che le donne ricordino che solo dall'81 fu abolito il delitto d'onore, che solo nel "ňú96 la violenza sessuale fu riconosciuta come reato contro la persona e non contro la morale¬Ľ.

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