News per Miccia corta

31 - 07 - 2007

Tanta gente a Palazzo Marino per dare l`ultimo saluto al partigiano Giovanni Pesce

 

 

 

Ultimo, caldo saluto di Milano a Giovanni Pesce, il comandante partigiano morto venerdí a 89 anni. Circa mille persone hanno partecipato alla cerimonia funebre a Palazzo Marino, tra loro il presidente della Camera Fausto Bertinotti, il vicepresidente del Senato Gavino Angius, il ministro per le Pari opportunitá  Barbara Pollastrini, il ministro della Solidarietá  sociale Paolo Ferrero e i capigruppo del Prc a Camera e Senato, Gennaro Migliore e Giovanni Russo Spena. C'erano poi i compagni di una vita: la moglie Ombrina, sua staffetta partigiana sposata nel 1945, la figlia, gli amici dell'Associazione nazionale partigiani. La sala Alessi, messa a disposizione dal Comune, dove Pesce è stato consigliere del Pci, non è riuscita a contenere tutti e molti sono rimasti in piazza della Scala. Da lí hanno applaudito quando il sindaco ha detto di voler proporre per il comandante «Visone» la tumulazione al Famedio, dove riposano i milanesi illustri. E quando la bara è uscita l'hanno accolta sventolando decine di bandiere rosse, salutandola con il pugno chiuso e le note di «Fischia il vento» alternate a «Contro il fascismo e la violenza, ora e sempre resistenza». Fra i messaggi lasciati sul registro delle presenze, tanti hanno voluto ricordare il suo passato da partigiano con frasi come: «Grazie Giovanni per la libertá  che ci hai dato».

 

NELLE SCUOLE - La vicenda di Giovanni Pesce dovrebbe essere raccontata in tutte le scuole d'Italia. Lo ha detto Bertinotti durante la commemorazione, tutti i presenti hanno applaudito calorosamente. «Sarkozy ha detto di voler far leggere il primo giorno di scuola in tutta la Francia la lettera di un giovane comunista ucciso dai nazisti. Io vorrei che ogni scuola italiana raccontasse almeno una parte della storia di Giovanni Pesce» ha spiegato il presidente della Camera. Uno degli aspetti su cui Bertinotti si è soffermato è stata l'esperienza fatta in miniera in Francia da bambino. «Due cose allora hanno colpito Pesce - ha detto -: il senso di appartenenza ai musi neri e la paga guadagnata con la fatica, segno di sfruttamento ma anche di possibile emancipazione». Un'esperienza che ha messo Pesce non solo «dalla parte della libertá  ma anche della giustizia sociale».

 

DALLA SPAGNA - «Ultimo combattente antifranchista, testimone del primo esercito mondiale per la liberazione dell'umanitá , grazie»: è questo uno dei messaggi lasciati da chi è venuto a rendere omaggio per l'ultima volta a Giovanni Pesce. Fra di loro c'è Ana Perez, in rappresentanza dell'associazione volontari di Spagna, che è venuta da Madrid per dire addio al comandante che ancora minorenne combatté in Spagna contro il franchismo. «Era imprescindibile venire - ha detto -, un modo per esprimere la gratitudine e il rispetto degli spagnoli verso chi ha difeso la libertá ».

 

FAMEDIO - «Il suo è stato un impegno concreto, prima nella lotta al nazifascismo e poi nella la ricostruzione civile, un impegno che ha svolto anche come consigliere comunale di Milano. Ha trasmesso questi valori di libertá  e democrazia anche nei suoi libri. Pesce ci ha insegnato che la libertá  non è un dono ma si deve conquistare ogni giorno e per questo proporró alla giunta di Milano che sia tumulato al Famedio» ha detto Letizia Moratti. Dal canto suo l'assessore comunale ai Servizi civici, Stefano Pillitteri, ha detto che la conferma si avrá  dopo l'estate. «Personalmente credo che il comandante Pesce sia meritevole di riposare al Famedio - ha detto -. Ma per questo c'è una procedura da rispettare, con un passaggio nella commissione preposta». E la prossima volta la Commissione, ha spiegato, si riunirá  a settembre.

 

MINATORE IN FRANCIA - Pesce, che aveva 89 anni, si era iscritto giovanissimo al Pcf francese essendo immigrato in Francia, dove lavorava come minatore. Combattè in Spagna nelle Brigate Internazionali durante la guerra civile e rimase ferito. Quindi, durante la Resistenza, rientró in Italia e fu comandante dei Gap a Torino e a Milano. Iscritto da sempre al Pci, dopo la svolta della Bolognina aveva aderito a Rifondazione Comunista. Pesce, il cui nome di battaglia era «Visone» era sposato con Norina Brambilla, la «compagna Sandra» che aveva conosciuto durante la guerra partigiana. Fu uno dei discorsi a Parigi di Dolores Ibarruri, la «Pasionaria», a convincere Giovanni Pesce della necessitá  di arruolarsi nelle Brigate Internazionali.

 

FERITO E ARRESTATO - Nel 1936 fu uni dei primi combattenti italiani inquadrati nelle Brigate Garibaldi. In Spagna venne ferito tre volte: sul fronte di Saragozza, nella battaglia del Brunete e al passaggio dell'Ebro. Pesce aveva ancora nella schiena alcune schegge. Rientrato in Italia nel 1940, venne arrestato e inviato al confino a Ventotene. Liberato nell'agosto del 1943, fu uno degli organizzatori del Gap di Torino e nel maggio del 1944 assunse il comando a Milano, fino al giorno della liberazione, del terzo Gap «Rubini». Dal 1951 al 1964 è stato consigliere comunale a Milano per il Pci e fin dalla sua costituzione membro del Consiglio nazionale dell'Anpi. Molti i libri pubblicati sulla figura del comandante «Visone»; tra questi «Un garibaldino in Spagna» e «Senza tregua. La guerra dei Gap».

 

 

(Corriere della Sera, 30 luglio 2007)

 

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