News per Miccia corta

22 - 07 - 2007

Le radici dei fascisti «resistenti»

(il manifesto, 22 luglio 2007)

Paola Bonatelli
Verona

Forse perché Saló è cosí vicina, sull'altra sponda del lago di Garda. Forse perché qui c'era il comando generale della Gestapo, da cui partí l'ordine di rappresaglia per l'attentato di via Rasella che sfoció nella strage delle Fosse Ardeatine. Forse perché molti impiegati del fascio si stabilirono qui dopo la guerra. Forse perché per quarant'anni è stata democristiana, con un occhio spesso benevolo verso le destre, fossero istituzionali o no. Forse perché il benessere e il consumismo sono arrivati dopo secoli di polenta e pellagra.
Fatto sta che Verona è sempre stata una cittá  costituzionalmente di destra, dove neppure i cattolici, pur molto potenti, riescono a sfondare con il puro e semplice messaggio evangelico.
Giá  negli anni Settanta era qui che si tessevano molte delle trame eversive nere che macchiarono indelebilmente la storia italiana. Da Avanguardia nazionale ad Ordine nuovo, dalla Rosa dei Venti di Amos Spiazzi al Fronte nazionale di Franco Freda, dalle organizzazioni giovanili dei ricostituiti partiti fascisti - prima il Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale con il Fronte della Gioventú, poi Alleanza Nazionale con Azione Giovani - fino ai nuovi movimenti della destra radicale, collegati con le frange piú violente della tifoseria calcistica (la tristemente nota «curva sud» dello stadio Bentegodi), nella cittá  scaligera la «destra plurale», per dirla con Guido Caldiron, non si è mai fatta mancare niente. Quando si attua la storica svolta del 1994, anno in cui missini e leghisti entrano nel governo Berlusconi, a Verona il terreno è fertile da un pezzo. La Lega ha attecchito e si è rigogliosamente sviluppata, sostenuta dalla rete delle associazioni integraliste cattoliche, con i loro nomi piú o meno esotici - Sacrum Romanum Imperium, comitato Principe Eugenio, Famiglia e Civiltá  - e da quella dei movimenti della destra radicale, dalla Fiamma a Forza Nuova, che il Carroccio favorisce concedendo, per fare un esempio, gli spazi per le conferenze stampa.
Nel 1995, tre anni prima della convention di Alleanza nazionale in terra scaligera - in cui An ridisegna la sua politica per candidarsi a soggetto di riferimento in grado di soddisfare sia le aspirazioni delle élites che quelle piú popolari - il consiglio comunale vota tre mozioni omofobe, in contrasto con le risoluzioni del Parlamento europeo sulle pari opportunitá  e i diritti di cittadinanza delle persone con diverso orientamento sessuale. Mozioni che - nonostante i cinque anni di amministrazione di centrosinistra - sono tuttora valide.
Il dibattito, in cui si distinguono leghisti «possiamo riconoscere le coppie gay solo a patto che si facciano castrare come i capponi» (Romano Bertozzo) e nazional-alleati «l'aborto come metodo anticoncezionale ... perché tu hai aperto le gambe e non ci hai pensato in quel momento» (Vittorio Bottoli), segna l'inizio di uno dei periodi piú neri della storia cittadina, in cui Verona si aggiudica il poco piacevole titolo di «cittá  laboratorio delle destre».
Sono gli anni del manichino di colore impiccato allo stadio per protestare contro l'acquisto di un giocatore di colore, l'olandese Ferrier (aprile 1996), e della prima edizione della celebrazione delle Pasque Veronesi (aprile 1997), organizzata da integralisti cattolici e Lega Nord e finanziata dal Comune, che negli anni diventerá  una sfilata in costume con codazzo di camicie verdi e naziskin.
Il sindaco è una signora di Forza Italia, Michela Sironi, che nel 1998 viene confermata alla guida della cittá , a capo di una giunta in cui i tre assessori nazional-alleati - Luca Bajona, vicesindaco e assessore alla Cultura, Massimo Mariotti, assessore alle Politiche giovanili, e Fabio Gamba, assessore alla Sicurezza - fanno, ognuno nel suo settore, il bello e, soprattutto, il cattivo tempo. Si va dai finanziamenti comunali a iniziative come la «Mostra della cultura non conforme», rassegna dell'editoria di estrema destra (vedi il Manifesto, 21 febbraio 2001), a concerti e raduni di band nazirock come i Gesta Bellica, ora sciolti, di cui fa parte l'attuale capogruppo della lista del sindaco Tosi, Andrea Miglioranzi - giá  Veneto Fronte Skinhead, al centro in questi giorni di pesanti polemiche per essere stato eletto a rappresentare il Comune all'assemblea dei soci dell'Istituto per la Storia della Resistenza - fino alla persecuzione di migranti, con la polizia municipale che sequestra e getta via le coperte dei senzatetto, e degli zingari, con l'odissea della comunitá  sinta veronese, cacciata dallo storico insediamento nei pressi dello stadio e costretta a vagare per un mese sotto il solleone (vedi il Manifesto luglio-agosto 2001).
Nel settembre 2001 scatta la campagna della Lega Nord contro gli zingari, con raccolta di firme in vari punti della cittá  e conferenze stampa dello stesso tenore. Iniziano qui i guai giudiziari dell'attuale sindaco Flavio Tosi, di sua sorella Barbara e di altri quattro militanti del Carroccio, tra cui l'attuale assessore alle Attivitá  economiche, Mobilitá  e Viabilitá  Enrico Corsi. Denunciati dalle associazioni antirazziste, i sei leghisti vengono condannati in primo grado a sei mesi di reclusione e tre anni di interdizione ai pubblici uffici per la violazione della legge Mancino, in quanto ritenuti responsabili di istigazione all'odio razziale. In secondo grado, alla Corte d'Appello di Venezia, la pena viene ridotta e i leghisti vengono assolti dall'accusa di istigazione all'odio razziale, anche se la condanna per aver condotto una campagna razzista viene confermata.
A quanto pare comunque il razzismo a Verona e nel Veneto paga. Flavio Tosi diventa prima assessore regionale alla Sanitá  con quasi 28.000 voti di preferenza, poi sindaco con una percentuale del 61%, stracciando il primo cittadino uscente Paolo Zanotto. Del suo collega Corsi abbiamo riferito, è diventato assessore, mentre la sorella Barbara risulta il consigliere comunale piú votato. La lista civica del sindaco, per quanto raffazzonata - dato che fino alla sera precedente alla presentazione delle liste i candidati in ballo per la Casa delle Libertá  erano ancora due, Tosi e l'ex direttore generale della Rai Alfredo Meocci, oggi vicesindaco - ha raccolto un mare di preferenze. Il piú votato è proprio Andrea Miglioranzi, lo skin in giacca e cravatta che da settembre siederá , con Lucia Cametti di An e Graziano Perini del Pdci (eletto dalla minoranza), nell'assemblea dei soci dell'Istituto storico per la Resistenza. In municipio intanto si aggira anche Maurizio Ruggiero, integralista cattolico doc, noto in cittá  per l'organizzazione delle messe in latino - come quelle «di riparazione» per i gay pride. Pare che il Ruggiero, durante una recente trasmissione su una tv locale, abbia, senza alcun contraddittorio, negato l'Olocausto. Intanto il sindaco Tosi prosegue nella sua attivitá  di «accompagnamento» della polizia municipale, che controlla - e spesso chiude - phone center e negozi multietnici, mentre si attende l'ordinanza contro i «nullafacenti», ossia i cittadini europei che stanno a Verona senza un lavoro (leggi rom rumeni).
Con il dare brevemente conto delle decine di aggressioni squadristiche subite nell'ultimo decennio da realtá  e persone politicamente e/o di aspetto «diverso» - per cui sono recentemente scattate una ventina di perquisizioni (vedi il Manifesto, 3 luglio 2007) - il cerchio si chiude e l'oscuritá -oscurantismo cade sulla cittá  dell'amore.
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