News per Miccia corta

19 - 07 - 2007

``Io, poliziotto e poi contestatore vi racconto il film della mia vita``

(la Repubblica, GIOVEDáŒ, 19 LUGLIO 2007, Pagina 41 – Spettacoli)

 

 

 

 

 

 

L'attore e regista annuncia "Il grande sogno" il nuovo progetto autobiografico che da anni aveva nel cassetto 

 

 

 

LEANDRO PALESTINI 

 

 

ROMA - Il Sessantotto visto con gli occhi di un ex poliziotto. Titolo: "Il grande sogno". A Michele Placido trema la voce, perché sta per coronare un antico progetto, il piú amato: girare il film della sua vita. Come regista e come attore. «Al cinema il "˜68 è stato finora raccontato da comunisti e da fascisti. Io offro una angolatura originale, racconto la mia "conversione": quella di un ventenne, meridionale, poliziotto, che dopo aver manganellato gli studenti universitari capisce la loro protesta e passa dall'altra parte della barricata. Vorrei rendere anche il clima di speranza di quegli anni», annuncia Placido, confermando la forte impronta autobiografica della storia. Lui prestó davvero servizio «alla caserma Castro Pretorio di Roma dal "˜67 al '69. Il 1968 l'ho preso in pieno, l'ho vissuto sulla mia pelle, stavo sulle camionette della Polizia nelle cariche contro gli studenti universitari. Alla famosa carica di Architettura, a Valle Giulia, non partecipai per un caso. Quel giorno non ero di turno». Episodi che saranno riproposti nel film. Insieme agli sceneggiatori Angelo Pasquini e Doriana Leondef, Placido rivela di «rivedere diversi documentari dell'epoca, le cariche della Polizia di quella primavera del 1968. E posso dire: c'ero anch'io».

 

Tra due mesi il primo ciak del "Grande sogno", che in un primo tempo si intitolava "Cari compagni". «Il vero inizio sará  a febbraio, ma a settembre faremo alcuni esterni. In Calabria: lí si trovano ancora le zone agricole di quell'Italia contadina da cui provenivano i celerini descritti da Pasolini. Pier Paolo aveva un occhio di riguardo per i proletari in divisa. Io l'ho conosciuto, in seguito, un grande intellettuale, ma credo esagerasse nel criticare i "figli di papá " che animarono in Italia il '68: gli studenti di Architettura di Roma erano espressione di quel vento progressista che andó dal Maggio Francese alla Primavera di Praga». E per rendere lo spirito di quelli anni, nella scrittura del "Grande sogno", il regista si avvale del contributo dei suoi sceneggiatori come di due angeli protettori, per una corretta visione di quell'epoca: «Pasquini mentre io usavo il manganello era tra i dimostranti: nella scrittura mi ha fornito l'ottica opposta a quella che avevo io. La Leondef ha messo nel film elementi preziosi per capire le ragazze del '68, il movimento delle donne».

 

Placido rivela che la prima stesura del film risale a quattro anni fa. «Ma poi ci siamo fermati perché sul tema del Sessantotto francese era uscito il film di Bertolucci ("The dreamers", ndr). Avevamo qualche personaggio simile, anche io avevo inserito un cinefilo, temevo la sovrapposizione. Cosí abbiamo aspettato».

 

Il budget si aggira sui 7,5 milioni di euro. ሠgiá  in moto la produzione, la Taodue di Pietro Valsecchi («Torniamo a fare il grande cinema») e RaiCinema (Giancarlo Leone sostiene molto questo film), con partner francesi e ricco cast: Riccardo Scamarcio dovrebbe essere il protagonista (il 22enne Placido), si fanno i nomi di Laura Morante, Elio Germano, Isabelle Huppert e Carole Bouquet. «Ci saranno almeno 7-8 protagonisti. ሠgiusto che sia un film corale, a tante voci, perché cosí è stato il "˜68», dice Placido: «áˆ presto per parlare del cast. Stiamo ancora cercando l'attrice giusta per un ruolo chiave, quello di una ragazza cattolica, assistente universitaria, che ebbe il coraggio di schierarsi dalla parte dei ragazzi che protestavano. Ci vorrebbe una come Giovanna Mezzogiorno ai tempi del film "Del perduto amore"». Pietro Valsecchi azzarda un nome per il ruolo della protagonista: «Mi piacerebbe molto Jasmine Trinca». Per le scenografie sarebbe stato contattato Francesco Frigerio.

 

Il poliedrico Michele Placido, ieri in tournée teatrale a Taormina (con Albertazzi è impegnato nel "Satyricon"), nel "Grande sogno" si riserva anche un ruolo, quello del capo del reparto che nel lontano 1968 dirigeva la caserma romana di Castro Pretorio, un uomo molto importante nella sua vita. «Quel colonnello capí che ero combattuto, che avevo aspirazioni diverse dalla carriera in Polizia. Mi ascoltó, mi diede una mano a diventare attore. Dopo avermi sentito recitare Pirandello mi incoraggió. E nel 1969 io mi iscrissi all'Accademia». 

 

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