News per Miccia corta

05 - 07 - 2007

``Noi, a caccia delle nostre vite rubate``

(la Repubblica, GIOVEDáŒ, 05 LUGLIO 2007, Pagina 20 – Esteri)

 

 

 

Ma è bufera sull'autoritá  che custodisce le schede dell'intelligence del regime comunista: tra i suoi 2000 dipendenti smascherati 54 ex agenti 

 

 

 

 

Il paese è diviso sul futuro dell'autoritá  che custodisce le schede: sopravviverá  fino al 2011 o al 2019 

 

I dossier raccontano tutto: 180 chilometri di schedature. Nessun dettaglio privato è risparmiato 

 

 

 

ANDREA TARQUINI 

 

 

BERLINO - «Mi chiamo Rainer Schubert, trascorsi nove anni nel Gulag della Ddr. Quando, nella Germania unita, lessi i dossier su di me, non potevo crederci: 12mila pagine, ogni dettaglio sul mio privato, fino al colore delle mutande». Vengono a migliaia, sempre piú numerosi, a cercare le schedature della loro vita rubata, lá  nel gigantesco palazzone al numero uno di Normannenstrasse, nel profondo di Berlino Est, dove la Stasi, la temuta Gestapo rossa della Ddr, schedó per decenni le due Germanie, l'Europa, il mondo.

 

L'anno scorso, sono stati 97mila. Un popolo di sorvegliati speciali, una nazione ridotta a Gulag, vuole riprendersi la Memoria e l'identitá . Ma la Germania è divisa se rinnovare o no il mandato della Birthler-Behoerde, l'autoritá  che - guidata dall'ex dissidente Marianne Birthler - custodisce il mostruoso mondo di schedature. Politici e legislatori discutono se mantenere l'autoritá  in vita fino al 2019 o al 2019. Pesa un'accusa infamante: dei suoi 2000 dipendenti, almeno 54 sono stati smascherati come ex Stasi. Il passato non passa, l'incubo del Terrore rosso vive nel presente.

 

«Io allora lavoravo a Berlino Ovest per la Dpa, l'agenzia di stampa tedesca», narra Herr Schubert. «Per anni aiutai la gente a fuggire da Berlino est. Per anni sottovalutai il rischio, finché un giorno caddi in trappola». Era l'8 gennaio del 1975, Schubert si preparava ad andare oltre il Muro per aiutare il giovane Christian a scappare. Appuntamento giá  concordato, al telefono. «Non sapevo che Christian era stato arrestato in strada mentre andava a scuola. Lo avevano minacciato, "faremo di te cibo per cani se non collabori", gli dissero. Lui si piegó, io andai all'appuntamento e fui arrestato». Il calvario di Herr Schubert duró nove anni. Da un carcere-lager della Stasi all'altro. «Almeno tre miei compagni furono assassinati, io trascorsi quei nove anni in isolamento totale».

 

Solo molto piú tardi, nel 1996, sei anni dopo la riunificazione, Schubert si decise a chiedere e ottenere visione dei dossier sul suo conto. «Sospettavo qualcosa, ma dal sospetto alla certezza il salto fu un trauma. Sapevano tutto di me che pure vivevo a Berlino Ovest: a che ora mi svegliavo, a che ora uscivo di casa, quali bar frequentavo. In quelle dodicimila pagine avevano annotato persino il colore delle mie mutande. Sapevano tutto quel mattino di gennaio del 1975 quando, nel sottopassaggio di Alexanderplatz, mi saltarono addosso in quindici. Botte, spalle al muro, le manette». Isolamento, violenze, torture. «Eppure non c'è stata una Norimberga della Stasi dopo la riunificazione», lamenta Schubert.

 

Oggi i dossier raccontano tutto: 180 chilometri di schedature. Una tragica Spoon River delle vittime del socialismo reale. Scritta dai carnefici, letta solo oggi dalle vittime. «A me non andó molto meglio», mi dice Edda Schoehnherz. «Ero una giornalista di successo, ma non ne potevo piú del clima cupo della Ddr. Era il 1975, andai in Ungheria, mi recai presso ambasciate occidentali. Che ingenua, non sapevo di essere sorvegliata». Agenti segreti ungheresi la interrogarono. Poi fu riconsegnata alla Ddr, che ricompensó il regime magiaro in valuta. «La Stasi mi prese in consegna sul Tupolev dell'Interflug, volo Budapest-Berlino Est. Una settimana dopo il ritorno a casa, fui prelevata all'alba da dodici di loro. Tre anni di carcere duro, spostata da una prigione all'altra in auto con i vetri oscurati. Non sapevo mai dov'ero rinchiusa. Per tre anni non vidi i miei due figli».

 

Nel 1994 Edda ebbe accesso ai dossier su di lei «Oltre ottocento pagine. Da sola non ce la feci. Mi aiutó un'amica, schedata anche lei: leggemmo insieme i nostri due dossier. Scoprii che la mia casa era piena di microfoni. Annotavano persino quando portavo il mio cane a passeggio. Avevano occupato un appartamento di fronte al mio per sorvegliarmi. Ogni istante del mio privato era fotografato a distanza e registrato dai loro microfoni».

 

Il Gulag cartaceo della Ddr evoca il film "Le vite degli altri", abbonda di vicende tragiche. Alex Latotsky nacque in carcere perché sua mamma, Ursula Hofmann, si era rifiutata di diventare delatrice. Nel Gulag i primi due anni di vita, poi il brefotrofio. Tatiana Sterneberg fece anni di prigione punitiva perché voleva sposare un italiano. Ma dopo il 1989 nessun processo-simbolo ha punito la seconda dittatura tedesca. Si dice che i carnefici abbiano ancora conti in Svizzera. 

 

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