News per Miccia corta

27 - 06 - 2007

La Cia: ``Un boss mafioso per uccidere Fidel Castro``

(La Repubblica, MERCOLEDáŒ, 27 GIUGNO 2007, Pagina 21 – Esteri)

 

 

 

 

 

 

L'incaricato doveva togliere di mezzo il lá­der maximo di Cuba con pillole avvelenate 

 

 

 

VITTORIO ZUCCONI 

 

 

Ora il romanzo che abbiamo letto sempre con qualche incredulitá , diventa confessione ufficiale, storia: la Cia ammette mezzo secolo dopo di avere chiesto l'aiuto dei «bravi ragazzi» di Cosa Nostra per uccidere Fidel Castro, il capo di un governo straniero ufficialmente riconosciuto pochi mesi prima da Washington come legittimo, con pillole di veleno recapitate attraverso un mafioso italiano arrivato da Frosinone. Sta scritto, certificato e timbrato sui documenti che quasi mezzo secolo dopo la stessa Cia deve oggi rigurgitare, in mezzo a una montagna di carte e cartacce, chiamate «i gioielli di famiglia».

 

Il braccio spionistico dell'amministrazione guidata dall'immacolato generale a cinque stelle che aveva da pochi anni liberato l'Europa, l'onesto Dwight "Ike" Eisenhower, aveva chiesto nel 1960 l'aiuto di un discepolo di Al Capone, divento «pezzo "˜e novanta» a Las Vegas, il gangster italo americano Filippo Sacco, "in arte" Johnny Roselli, e soprannominato "Johnny il Bello" per recapitare a Castro pillole avvelenate da mettergli in qualche bevanda. E se non si trattasse di un grande dramma storico oggi definitivamente confermato, che coinvolge criminali e governi, Mafia e Guerra Fredda, la "Castro story" rivelata dai documenti segreti della Central Intelligence Agency, ricorderebbe una commedia all'italiana, genere "Totó e lo spione".

 

Siamo nell'agosto del 1960, a pochi mesi dall'elezione di John Kennedy nel novembre successivo. Dopo tentennamenti, simpatie passeggere e incertezze, Washington conclude che il lá­der cubano salito al potere pochi mesi prima sta decisamente viaggiando verso il campo nemico, verso quell'Unione Sovietica con la quale ha appena concluso un accordo per le forniture di petrolio e per l'invio di "consiglieri" latino americani selezionati dal Kgb. Alla Casa Bianca è il panico.

 

Una grande isola nel cuore del Caribe, guidata da un rivoluzionario comunista giovane e carismatico ad appena 90 chilometri di mare dalla Florida è vista come una pistola puntata alla tempia degli Stati Uniti. La Cia viene messa in movimento e il direttore della pianificazione, il leggendario "guerriero freddo" Richard Bissell, ha l'idea geniale. Convoca il colonnello responsabile per le faccende sporche e, si legge sul resoconto che la Cia fará  piú tardi al nuovo ministro della giustizia, Robert Kennedy, «gli chiede se abbia contatti, assets, che possano collaborare a un'operazione in stile gangsterisco» contro Castro.

 

Ce li ha. ሠJohnny il Bello, il frusinate Roselli, spostato a Las Vegas, dove le "famiglie" hanno allargato i propri interessi e si sono combattute per controllare la nuova industria del gioco che si era appena vista sfilare i casinó e i bordelli dell'Avana da Fidel. Roselli, conferma un collaboratore sicuro della Cia, Maheu, «è un pezzo grosso a Las Vegas e controlla tutto il commercio del ghiaccio lungo lo Strip, la via dei casinó» genere di primissima importanza nel deserto del Nevada. Il collaboratore sicuro prende contatto con il re del ghiaccio, con Johnny. Gli spiega di rappresentare «clienti con interessi importanti e grosse perdite a Cuba» provocate dalla vittoria di Castro e gli offre «150 mila dollari», una somma nel 1960, piú dell'appannaggio annuale dello stesso Presidente, per, dice, «rimuoverlo». Ma a due condizioni: che il governo americano non ne sia informato, per mantenere la finzione della «negabilitá » e che non siano usate «armi da fuoco» per l'assassinio. Il veleno, un veleno potentissimo preparato da un medico cubano dissidente, il dottor Ventura, fará  l'affare.

 

Roselli accetta, ma mangia foglia e albero. Capisce subito che dietro quel contatto c'è il governo Usa. «Rifiuta il pagamento», si stupisce la Cia, e vedremo il perché. Organizza un altro incontro, per coprirsi le spalle, in uno dei piú noti hotel della Mafia, il Fontainbleu di Miami, al quale fa partecipare un superboss mafioso, Sam "Momo" Giancana, il successore di Al Capone a Chicago, e Santos Traficante, mammasantissima in Florida. Danno il loro ok, anche se "Momo" (quello che piú tardi passerá  una delle sue donne, Judith Exner Campbell, a John Kennedy per incontri rapidi alla Casa Bianca) si infuria quando l'accordo finale viene raggiunto in un rumoroso e pubblico night club dell'hotel, il "Boom Boom Room", che lui considera imprudente.

 

Roselli ha l'uomo giusto all'Avana, un doppogiochista chiamato Orta che ha ancora accesso diretto a Fidel. Si prende contatto con lui, ma Orta ha un attacco di "piedi freddi" nota il documento. Traccheggia, temporeggia, suggerisce altri nomi, ha paura. Il medico avvelenatore pretende 10 mila dollari per preparare le pillole e poi mille per «spese varie di comunicazione», ma le pillole non arrivano. Il dottor Ventura tira in lungo, il potere cambia di mano a Washington e quando le pillole sono finalmente consegnate alla Cia perché le passi a Johnny il Bello, nel frattempo è avvenuto il fiasco della Baia dei Porci e il progetto di assassinio è stata bloccato. Ma nel corso dei negoziati, Sam "Momo", che non aveva chiesto soldi, aveva chiesto un favore: sospetta che una ragazza della sua scuderia a Las Vegas gli faccia le corna e domanda alla Cia di metterla sotto sorveglianza per scoprire se sia vero. La massima agenzia di spionaggio della superpotenza manda un suo tecnico per scoprire se il mafioso sia cornuto, ma il tecnico si fa sorprendere mentre piazza cimici dalla polizia locale, che lo arresta ignominiosamente. Il procuratore della repubblica del Nevada lo vuole incriminare, insieme con i suoi mandanti, ma la Cia si fionda dal nuovo ministro, Bob Kennedy, che fa abortire le indagini e insabbia il procedimento.

 

Il piano viene abbandonato, ma anche Johnny Roselli ora chiede il pagamento del conto. Non vuole soldi, che ha a vagoni, chiede che lo stesso ministero delle Giustizia sospenda la procedura di espulsione aperta contro di lui, entrato illegalmente per sei volte sul territorio americano, viaggiando tra Usa e Italia. Domanda «un favore», che il governo potrebbe fargli senza difficoltá , ma la nuova Presidenza Kennedy, furibonda contro la Cia per l'umiliazione e la vergogna della Baia dei Porci, rifiuta. Anzi, si scatena contro Roselli. Lo incrimina nel 1967 per avere fregato 400 mila dollari nella sala da gioco di un famoso club di New York, il "Fryar's Club" con una partita a carte truccate di gin rummy contro polli milionari.

 

Kennedy è stato ucciso tre anni prima e neppure "Momo" Giancana puó far niente per lui. Corre, fra tante, la voce che proprio "Johnny il Bello" abbia avuto una parte nell'assassinio di Jfk, per vendicarsi del tradimento, ma la confessione della Cia si ferma alla constatazione burocratica che «l'ultima residenza conosciuta di Johnny Roselli» il gangster che avrebbe dovuto cambiare la storia, «è il Penitenziario federale di Seattle». Cercherá  di vendicarsi spiattellando la storia a un giornalista, Jack Anderson, tra le smentite indignate della Cia. Morirá  in cella nel 1976. Fidel Castro è ancora vivo. 

 

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori