News per Miccia corta

25 - 06 - 2007

Quegli affari sporchi della Cia

(la Repubblica, SABATO, 23 GIUGNO 2007, Pagina 16 – Esteri)

 

 

 

 

I timori di Henry Kissinger: "Questa storia rischia di distruggere i servizi segreti" 

 

Tolto il segreto sui colloqui tra Ford e i capi dell'Agenzia "Abbiamo fatto cose vietate" 

 

Diecimila persone furono spiate solo per avere espresso idee di sinistra 

 

 

 

 

VITTORIO ZUCCONI

 

 

Nelle aule del Parlamento, le avevano dato un soprannome: la Cia era «the rogue elephant», l'elefante canaglia. E ora, 30 anni piú tardi, pezzi dei suoi segreti, addirittura i «gioielli di famiglia» come li chiamava nel 1975 il direttore Bill Colby diventano pubblici, desecretati, e l'elefante appare per quello che in buona parte è sempre stato: un pachiderma piú goffo che micidiale, pronto a tramare l'assassinio di capi di governo stranieri sgraditi agli Stati Uniti ma incapace di uccidere anche uno solo di loro. «Progettammo l'uccisione di Fidel Castro, di Trujillo [il dittatore dominicano], del generale cileno Sneider, ma non ci riuscimmo mai, a parte un distante collegamento con l'assassinio di Trujillo», confessa Colby a un preoccupatissimo e sbigottito presidente Gerald Ford nel 1974. E Patrice Lumumba, il martire della rivoluzione congolese che tutta l'Africa vide come una vittima della Cia? «Non lo ammazzammo noi», deve ammettere Colby. In compenso la Cia ebbe grande successo nell'intercettare e aprire quattro lettere inviate per posta aerea da Jane Fonda, l'odiata «Hanoi Jane» per le sue simpatie «rosse», a vari indirizzi in Urss. Ma quando qualcuno fece notare che aprire la corrispondenza era piuttosto illegale, mestamente «smettemmo». L'immagine, e le azioni dell'«elefante canaglia», come lo definirá  il presidente della commissione di inchiesta parlamentare Pike nel 1977 quando venne a galla nel suo rapporto finale anche la pioggia di finanziamenti a partiti, organizzazioni, sindacati, politicanti di destra e associazioni italiane per influenzare le elezioni legislative del 1972, è soprattutto di un animale che aggredisce sé stesso.

 

In preda ad acuta paranoia nei confronti del dissenso politico interno, dei giornalisti troppo bene informati, dei funzionari sospettati di «fughe di notizie», secondo il filone della demenza nixoniana manifestata nel Watergate.

 

Diecimila persone erano spiate, per nessun altra colpa che avere espresso dissenso, per avere mostrato simpatie di sinistra o per essere stati, come Seymour Hersh sul New York Times, i primi a rivelare il «Piano Houston», lo spionaggio interno, che la legge costitutiva della Cia espressamente proibisce affidando in esclusiva all'Fbi la sicurezza interna.

 

Nel verbale di un dialogo fra il direttore Colby, succeduto a James Schlesinger, e il presidente Ford, il 3 febbraio del 1975, la superspia parla come un bambino sorpreso dalla mamma a rubare la marmellata.

 

«Abbiamo un paio di problemi.. », confessa.

 

Sentiamo, lo incalza Ford.

 

«Uno con il Congresso, che vuol farmi deporre sotto giuramento, e io ho scoperto che in questa agenzia [la Cia] in questi 25 anni sono state fatte cose che non avremmo dovuto fare. Abbiamo infiltrato organizzazioni... Prodotto passaporti e certificati di nascita falsi. Che hanno fatto molto arrabbiare il Dipartimento di Stato».

 

«Di quante persone parliamo?»

 

«Ummm, fra tutte, diciamo diecimila... Ma nel 1974 abbiamo smesso», si pente Colby promettendo di non farlo piú.

 

Ogni giornalista o ogni editorialista che scrivesse di argomenti di interesse veniva messo sotto sorveglianza, per scoprire le sue fonti nel governo. Il celebre Jack Anderson, che aveva scritto della guerra Indo-Pakistana cose che non avrebbe dovuto sapere, il reporter Mike Getler del detestato Washington Post, che aveva una «gola profonda» dentro la Cia. Seymour Hersh, premio pulitzer per il massacro di civili a Mi Lay e autore dello scoop sul New York Times sui diecimila sorvegliati. E soprattutto Victor Marchetti, che scrisse il primo saggio esplosivo sulla Cia e il «Culto dell Spionaggio» che la Cia stessa tentó di bloccare in tribunale.

 

Sono gli anni post-Watergate e post-sconfitta in Vietnam, ancora dominati dalla sindrome del «rosso sotto il letto» e dalla paranoia del grande cacciatore di talpe, il direttore della sicurezza alla Cia, James Angleton, tormentato dalla certezza niente affatto infondata che il suo «elefante» fosse corroso dai doppiogiochisti del Kgb, nel mondo degli specchi dove nessuno era mai chi sembrava o diceva di essere. Tutti sospetti fino a impossibile prova contraria.

 

In una Washington ancora schiacciata da un Henry Kissinger scampato alla catastrofe nixoniana, ascoltiamo proprio lui, quasi isterico, denunciare nei verbali le inchieste giornalistiche e parlamentari sulle malefette Cia come «un ritorno del maccartismo che distruggerá  i servizi come McCarthy distrusse il Dipartimento di Stati». Cosí, fra gli «scheletri» riesumati da questo pacco di documenti declassified, desecretati, spunta la detenzione di un russo passato all'Ovest che viene tenuto sotto chiave per due anni, «in quello che legalmente sarebbe un sequestro di persona», ammette il nuovo direttore, Colby.

 

Ci sono intrusioni furtive e del tutto illegali, appunto in pieno stile Watergate, nelle case di funzionari della Cia, per scoprire se loro fossero la fonte di quello che usciva sui giornali. Corrispondenze, lettere e plichi, tra Usa e Urss, Usa e Cina, erano regolarmente aperti, senza alcuna autorizzazione, come faceva dall'altra parte il Kgb con le lettere per l'Ovest, e per 20 anni, tra il 1953 e il 1973.

 

Esperimenti di «modifica del comportamento» con sostanze varie su cittadini ignari, giá  emerse, Lsd, sostanze psichedeliche e psicotrope.

 

Viene arruolato segretamente uno sceriffo perché collaudi sugli arrestati una «macchina della veritá » che poi Angleton e la Cia vorrebbero usare sui transfughi dall'Est.

 

Kissinger, ancora per poco segretario di Stato con Ford, è preoccupatissimo per quello che le investigazioni parlamentari potrebbero rivelare, forse con qualche coda di paglia. In un incontro con Colby, direttore della Cia, Schlesinger, divenuto ministro della Difesa, e il generale Scowcroft, futuro direttore della sicurezza nazionale con Bush padre e altri, chiede ansioso: «Che cosa stiamo cercando di prevenire e di evitare?» La gente, spiega, «potrebbe interpretare male quello che emerge». Si sta formando la commissione senatoriale Church, per rovistare nel mondo dello spionaggio, nella tana dell'«elefante canaglia», gli spiegano. Che cerca, che vuole? Vuole guardare gli aspetti morali e legali della nostra attivitá  e se i risultati giustifichino i costi, gli spiegano. La reazione di Kissinger è eloquente: «Allora siamo nei guai».

 

Si preoccupa del «business» della Cia, dei soldi con i quali sta innaffiando le nazioni giudicate a rischio, come poi risulterá  essere l'Italia dove i successi elettorali del Pci angosciano Washington, o la situazione in Turchia citata espressamente da Kissinger come un possibile problema, se venisse a galla. Ma poi il futuro Nobel per la Pace ha un'illuminazione: «Potremmo accusarli di mettere a rischio la sicurezza nazionale americana», suggerisce, secondo una slogan che ancora oggi viene usato per rintuzzare ogni seria indagine sulla guerra in Iraq.

 

Ma facciamo troppo poco per poter davvero giustificarci con la sicurezza nazionale, gli obbietta scettico il direttore della Cia, dopo aver spiegato a Ford che neppure riescono a portare a conclusione i complotti per assassinare leader sgraditi, quelle «operazione bagnate» che poi saranno vietate formalmente. «Peggio ancora - lamenta l'ex «Super K» - se viene fuori quanto poco riusciamo davvero a fare, rischiamo di fare la figura dei bignè alla crema». Un elefante di panna montata. 

 

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori