News per Miccia corta

03 - 06 - 2007

Esce dal coma, non trova piú il comunismo

Un ferroviere polacco di 65 anni aveva subito un grave incidente nel 1988
 
VARSAVIA – Una storia da film. Proprio come nella celebre pellicola Goodbye Lenin, un ferroviere di 65 anni, entrato in coma 19 anni fa dopo un incidente nella Polonia comunista del generale Wojciech Jaruzelski , si è risvegliato ritrovandosi in una democrazia e, per di piú, in un'economia di mercato. Lo choc deve essere stato davvero forte, anche perché il ferroviere non ha trovato, come nel film del 2003 di Wolfgang Becker, un ragazzo premuroso che, per evitare contraccolpi fatali al risveglio della madre, ha provveduto a togliere e camuffare qualsiasi segnale di cambiamento, qualsiasi simbolo della caduta del muro e della fine del comunismo.
Secondo quanto hanno riportato i giornali polacchi, Jan Grzebski è praticamente un miracolato: costretto all'immobilitá  dopo l'incidente del 1988, i medici gli avevano dato solo due o tre anni di vita. Solo la moglie Gertruda aveva creduto nel suo risveglio. E ha avuto regione. «Mia moglie Gertruda mi ha salvato, e non lo dimenticheró mai», ha detto Grzebski intervistato dalla tv polacca. «Per 19 anni la signora Grzebska ha svolto il lavoro di un team esperto di terapia intensiva – hanno dichiarato i medici che hanno assistito il fortunato paziente – cambiando ogni ora la posizione del marito in coma per prevenire piaghe da decubito».
A pochi giorni dal risveglio, comunque, il ferroviere era giá  riuscito a percepire gli epocali cambiamenti che in poco meno di due decenni hanno travolto la vecchia Polonia: «Quando sono entrato in coma c'erano solo tè e aceto nei negozi, la carne era razionata e c'erano ovunque code per la benzina», ha detto Grzebski. «Ora vedo la gente nelle strade con i cellulari e c'è cosí tanta merce nei negozi che mi gira la testa». Non è stata questa l'unica grande novitá  che Grzebski ha trovato al suo risveglio: i quattro figli, in 19 anni, si sono tutti sposati e gli hanno presentato ben undici nipoti.
(Corriere.it, 02 giugno 2007)
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