News per Miccia corta

31 - 05 - 2007

Strage di Ustica. Sí ai rimborsi ai parenti di 4 vittime

La decisione della seconda sezione civile del tribunale di Palermo
 
PALERMO - Il giudice della seconda sezione civile del tribunale di Palermo, Gianfranco Di Leo, ha condannato i ministeri dei Trasporti e della Difesa al risarcimento, per complessivi 980 mila euro, di 15 familiari di quattro delle 81 vittime della strage di Ustica: Gaetano La Rocca, Marco Volanti, Elvira De Lisi e Salvatore D' Alfonso. Gli avvocati di Palermo, Vincenzo e Vanessa Fallica, e di Bologna, Giorgio Masini, che rappresentavano i familiari di La Rocca e Volanti, non avevano seguito l'iter del processo che si era concluso in Cassazione il 10 gennaio scorso e nel 1990 avevano citato in sede civile la presidenza del Consiglio, il ministero dei Trasporti, e il ministero degli Interni, rappresentati dall' avvocatura distrettuale dello Stato, per ottenere il risarcimento per la morte dei due passeggeri del Dc9 Itavia precipitato a largo dell'isola palermitana il 27 giugno '80. A loro, successivamente, si erano aggiunti nella richiesta i familiari di De Lisi e D'Alfonso. La Suprema corte, nel gennaio scorso, aveva chiuso la vicenda del processo penale per la strage di Ustica dichiarando inammissibile il ricorso del procuratore generale della Corte d' Appello di Roma che aveva chiesto una riformulazione della sentenza di assoluzione dei due generali dell'Aeronautica coinvolti. Respingendo il ricorso la Cassazione aveva precluso la possibilitá  di riaprire il processo per i risarcimenti ai familiari delle vittime.
LA TESI DEGLI AVVOCATI - L'avvocato Vincenzo Fallica aveva chiesto per i soli eredi di La Rocca 1.149.633,05 euro (in base allo stipendio annuo della vittima agli interessi e alla rivalutazione del danno materiale) e 309.874,13 euro per danni morali. Il legale nella comparsa conclusionale aveva sostenuto, cosí come il legale di Marco Volanti, che «è ormai pacifico e processuale che il Dc 9 è caduto per un' esplosione, e non importa se l'ordigno era dentro l'aereo o se la caduta sia stata provocata da un missile». «Se l' aereo è esploso per una bomba a bordo - scriveva - c'è responsabilitá  degli organi preposti dallo Stato per il controllo della sicurezza dei voli. Seguendo l'ipotesi che l' ordigno sia esploso dall'esterno non appare dubbio che essa debba considerarsi connessa all'esercizio dell' attivitá  militare svolta dalle Forze armate in ordine ad eventuali esercitazioni o di controllo di attivitá  militari straniere». «Sulla prescrizione - continuava - non vi è nulla da dire perchè il termine è stato interrotto dal giudizio giá  instaurato dalla dante causa degli odierni attori con atto di citazione del 30 settembre 1984».
(Corriere.it, 31 maggio 2007)
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