News per Miccia corta

23 - 05 - 2007

Trent`anni dopo, storia di un collettivo, quella pazza voglia di cambiare


<B>Trent'anni dopo, storia di un collettivo<br>quella pazza voglia di cambiare</B>

Foto di gruppo: il 1977 a Bologna


"Ho visto le migliori menti della mia generazione...": giá , ma dov'è finita la generazione del '77? Bruciata dall'eroina, cancellata dal terrorismo, ma anche in qualche cda, o dietro una cattedra. Pochi al governo, pochi nelle istituzioni. Il famoso slogan "Il personale è politico" ha visto la vittoria del personale. Dispersa la grande potenzialitá  creativa, innovativa di quei mesi.

Trent'anni dopo, Repubblica.it ha cercato di mettere insieme
le facce di quel 1977. Ne è uscita fuori l'iniziativa forse piú riuscita degli ultimi mesi in termini di partecipazione, celebrata anche dal festival Internazionale di Fotografia. Ma trent'anni dopo, sono usciti anche buoni libri, come "Il passato davanti a noi" di Bruno Arpaia. E ora "Avevo vent'anni" di Enrico Franceschini (Feltrinelli, euro 8,50).

Quella di Franceschini è una ricostruzione originale: è andato a cercare i compagni del suo collettivo, un'operazione che qualche volta noi proviamo a fare su Google, della serie "che fine hanno fatto". Ne viene fuori la realizzazione di certe vite e l'incertezza di altre: perché cinquant'anni sono un'etá  strana. Puoi essere felice e appagato davanti a un pc, ma anche espulso definitivamente dal mondo del lavoro. Puoi avere anche due matrimoni finiti alle spalle, ma anche una famiglia che ha attraversato indenne la crisi della coppia aperta, della coppia scoppiata, la fine della politica. Puoi avere fatto il capo del tuo collettivo, destinato a comandare e a dirigere, e sentirsi importante in un ruolo impegnato ma finalmente subalterno, purché tutto resti partecipazione.

Certo, è una stagione tutta interna alla sinistra, con le sue contraddizioni e con i suoi dogmatismi. Certo, questa generazione ne esce fuori come una grande incompiuta. Tutti gli intervistati lo sanno e lo ripetono, fu una breve stagione in cui si pensava che il mondo potesse cambiare. Presunzione, superficialitá , ma anche passione. Avercene, oggi.

Quelli che avevano solo qualche anno di meno non hanno vissuto una stagione del genere, e forse è stato un bene. Si sono risparmiati le pazzie dell'Autonomia, l'appoggio se non di massa comunque manifesto al terrorismo, non hanno ascoltato certi slogan da brivido.

Ma sanno meno di Alice e degli indiani metropolitani, dei cinema autoridotti e dei concerti gratuiti. Ma sanno poco anche dei fuorisede, quella vita tutta mensa e case-dormitorio che fu proprio di migliaia di ragazzi del sud. Ora le universitá , purtroppo o per fortuna, sono dappertutto. E ce ne sono perfino troppe.

Per tutti loro (e anche per quelli che hanno 50 anni oggi e si ritrovano in certe storie) ecco il libro di Enrico Franceschini. Storie non comuni da un anno speciale.

(Repubblica.it, 22 maggio 2007)
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