News per Miccia corta

18 - 05 - 2007

Antonia Custra ``Vorrei dire grazie per mio padre``

(la Repubblica, VENERDáŒ, 18 MAGGIO 2007, Pagina I – Milano)

 

 

 

 

 

ORIANA LISO 

 

 

L'odio non porta da nessuna parte. Questo l'ho capito solo iniziando finalmente a fare i conti con me stessa e con il mio passato. Per questo voglio incontrare Mario Ferrandi, l'uomo che ha ucciso mio padre: per capire, per riuscire a pensare che si puó perdonare». Per Antonia Custra, la figlia del vicebrigadiere di polizia ucciso il 14 maggio del '77 in via De Amicis, la targa alla memoria di suo padre promessa ieri dal sindaco Moratti è un bel modo di chiudere quella che, dice, è «un'inutile contabilitá  del dolore».

 

Antonia Custra era ancora nella pancia di sua madre quando suo padre morí sotto i proiettili degli autonomi milanesi. Per questo, spiega «non ho mai voluto sapere niente di quel giorno: io ho visto solo il dolore di mia madre, da quando sono nata. E per anni ho rifiutato di affrontare il motivo di quel dolore».

 

Signora Custra, ieri il sindaco Moratti ha annunciato che proporrá  alla giunta una targa per suo padre in via De Amicis. Quel giorno lei ci sará ?

 

«Spero di sí, faró il possibile. Ho visto in televisione la cerimonia per la targa alla memoria del commissario Calabresi e mi sono commossa. Come ha detto la signora Gemma Calabresi, cosí viene restituita giustizia al sacrificio di queste persone, morte per il loro Paese, cioè per noi».

 

Un debito che presto potrebbe essere risarcito.

 

«Sí, e ne sono contenta. Anche se non basta una targa né una celebrazione per ridarmi mio padre, il fatto che venga ricordato - e finalmente con il suo cognome corretto, Custra e non Custrá  - mi rende finalmente un po' piú serena».

 

Lei non vive a Milano ma a Napoli. ሠmai venuta a vedere il posto dove è morto suo padre?

 

«No, non sono mai voluta venire a Milano. Ho sempre rimandato l'incontro con il mio passato, non avevo mai voluto sapere niente di quel giorno, forse perché non volevo soffrire ancora di piú. Mi bastava vedere il dolore di mia madre, per stare male. Ora peró ho il desiderio di vedere e capire, e per questo devo dire grazie a Mario Calabresi, che mi ha spinta a uscire da questo isolamento».

 

Chi altri sente di voler ringraziare?

 

«Di sicuro il giudice Guido Salvini: vorrei ringraziarlo per quello che ha fatto, per avere dato un volto agli assassini di mio padre. Spero di incontrarlo quando verró a Milano. Ma in realtá  è un'altra la persona che piú di tutte vorrei vedere».

 

Chi?

 

«Mario Ferrandi. Non so quale potrá  essere la mia reazione, sicuramente due paroline gliele diró... ma leggendo quello che ha detto in un'intervista, ieri, per la prima volta ho visto il lato umano di questa persona. Lui sta soffrendo e anche io, per motivi piú grandi dei suoi. Ma non credo abbia piú senso mettersi a fare la conta di chi ha piú dolore addosso».

 

Sembrano le parole di chi vuole perdonare.

 

«Non so se si possa parlare di perdono, quando c'è di mezzo un uomo, un padre nel mio caso, morto. Ma sto imparando che l'odio non porta da nessuna parte, il dialogo sí. Ecco, io vorrei parlargli, vorrei capire. Solo dopo potró guardarmi dentro. E magari allora riusciró a perdonarlo. Sarebbe meglio per tutti».

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