News per Miccia corta

17 - 05 - 2007

La prima sentenza per Genova

(Carta.org)

Lorenzo Guadagnucci

Marina Spaccini è una signora molto pacifica ma anche assai determinata. ሠuna pediatra e a Trieste è piuttosto nota, sia per la professione, sia per l'impegno che l'ha spesso portata in Africa come medico cooperante, sia per essere figlia di un ex sindaco della cittá . Nel 2001 era a Genova al G8 con la Rete di Lilliput e si trovó fra i malcapitati finiti, il 20 luglio, sotto i colpi di agenti di polizia scatenati alla presunta caccia del Black bloc.

Marina fu aggredita e pestata a sangue. Tornata a casa, da brava nonviolenta, decise che occorreva battersi per ottenere giustizia. Sono passati quasi sei anni e ora possiamo dire che la sua tenacia, e quella degli avvocati Alessandra Ballerini e Marco Vano, non è stata inutile: nei giorni scorsi il tribunale di Genova ha condannato il ministero dell'Interno a risarcirle i danni materiali e morali causati dal pestaggio. L'entitá  del risarcimento è in fondo poca cosa - circa 5000 euro - ma il giudice è stato molto duro. Ha scritto che "non si è trattato né di un'iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l'ordine pubblico gravemente messo in pericolo". E poi ancora, con riguardo alle immagini visionate in aula: "Si vedono ammanettare persone vestite normalmente; piú poliziotti colpire con i manganelli una persona a terra, inerme. La stessa Spaccini è una persona di cinquant'anni, di cui giustamente si sottolinea l'aspetto mite".

Questa sentenza, se vogliamo, è la prima certificazione giudiziaria dei sistematici abusi compiuti dalle forze di polizia nelle strade di Genova, quando la garanzie costituzionali furono accantonate in favore di una visione "cilena" [nel senso di pinochettista] dei rapporti fra democrazia e forze dell'ordine. Chi ancora pensa che abusi e violenze furono tutti casu isolati, dovuti all'intemperanza di qualche agente, dopo questa sentenza è costretto a ricredersi. ሠquindi una notizia importante, anche alla luce degli altri processi in corso, riguardanti alti dirigenti della polizia di Stato. Eppure nessuno fra i maggiori media l'ha riportata: la Repubblica, che pure ha una redazione genovese, ha relegato l'ottimo resconto del suo giornalista Massimo Calandri nell'edizione ligure, negando dimensione nazionale alla sentenza.

Ma dopo tutto non c'è da stupirsi: l'intera vicenda giudiziaria seguita al G8 è stata snobbata dai media e dal ceto politico. I primi sono riusciti a circoscriverne l'eco, senza arrivare alla censura esplicita, visto che le notizie in definitiva ci sono, sia pure solo a Genova e dintorni; i politici hanno furbescamente optato per un fasullo rispetto dell'autonomia della magistratura, cosí possono fingere di non vedere quel che accade nelle aule genovesi. E dire che il dibattimento offre abbondanti materiali per discussioni etiche e politiche. Dal caso delle molotov, elemento di prova nel processo Diaz, che spariscono inghiottite nei retrobottega della questura, a decine di testimoni che raccontano come e quanto lo stato di diritto sia stato sospeso nel luglio 2001, fino all'ex questore di Genova che a sei anni dai fatti pretenderebbe di fare una "rivelazione" indicando - ma in mezzo a mille contraddizioni e con ben poca credibilitá  - come responsabile del blitz alla Diaz l'unico dirigente scagionato durante l'inchiesta fra i trenta inizialmente indagati.

L'ultimo colpo di scena è la rinuncia, da parte dei pm, ad ascoltare il capo della polizia Gianni De Gennaro, inizialmente indicato fra i testimoni dell'accusa. La scelta non è stata spiegata, ma è probabilmente un misto di irritazione per la condotta ostruzionistica della polizia, e di poca voglia di offrire un'altra occasione per aggiungere nebbia al nulla che i dirigenti della polizia di stato hanno portato alla causa della giustizia dal 2001 in poi.

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