News per Miccia corta

15 - 05 - 2007

Calabresi, ecco la targa di via Cherubini

(la Repubblica, MARTEDáŒ, 15 MAGGIO 2007, Pagina V – Milano)

 

 

Giovedí soltanto Penati parteciperá  a entrambe le cerimonie 

 

La dedica concordata dalla Moratti assieme a Gemma Capra, vedova del commissario 

 

 

ANDREA MONTANARI 

 

 

«Qui, davanti alla sua casa, mentre si recava al lavoro, il 17 - 5 - 1972, il commissario Luigi Calabresi cadde vittima del terrorismo. Milano 17 - 5 - 2007». Questo il testo della targa che sará  fissata su un masso di pietra lombarda e che il Comune scoprirá  giovedí a mezzogiorno in via Cherubini, nel giardinetto che si trova proprio nel punto in cui fu ucciso Calabresi. Una frase semplice, concordata dal sindaco Letizia Moratti con la vedova del commissario, Gemma. Un gesto di riappacificazione che colma un vuoto lungo trentacinque anni e che realizza una proposta lanciata da "Repubblica" in gennaio. Alla cerimonia, oltre al sindaco, alle altre autoritá  cittadine e ai parenti, sará  presente, a nome del governo, il sottosegretario alla Giustizia Luigi Li Gotti, amico della famiglia Calabresi.

Giovedí Letizia Moratti, contrariamente a quanto previsto all'inizio e salvo sorprese dell'ultimo momento, non dovrebbe invece essere presente a un'altra cerimonia, quella organizzata dalla Provincia, che per prima tra le istituzioni milanesi aveva deciso di rendere omaggio al commissario nel trentacinquesimo anniversario della morte. Alle 10,30, infatti, sará  inaugurato dal presidente Filippo Penati un cippo nella sala dei Congressi di via Corridoni. Questo il testo: «A Luigi Calabresi, fedele servitore dello Stato, vittima della spirale di violenza politica che bagnó di sangue innocente le strade di Milano. A 35 anni dal suo vile omicidio lo ricorda e lo onora la Provincia di Milano». Un'iniziativa che aveva subito raccolto il plauso del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: e in queste ore a Palazzo Isimbardi si spera che giovedí possa arrivare un messaggio dal Quirinale, dal momento che il capo dello Stato non potrá  essere a Milano.

La causa dell'assenza del sindaco sarebbe, invece, un sopraggiunto e improrogabile impegno privato, stando alla telefonata che ieri Letizia Moratti ha fatto a Filippo Penati. Solo poche settimane fa, partecipando alla manifestazione per il 25 Aprile, il sindaco aveva sottolineato che «con questo stesso spirito Milano ricorderá , il 17 maggio, il commissario Calabresi». Dallo staff del sindaco fanno sapere che alla commemorazione in Provincia sará  comunque presente una delegazione del Comune. Ma l'assenza del sindaco, se confermata, sarebbe accolta da Palazzo Isimbardi con amarezza.

In ogni caso, il presidente Penati annuncia che parteciperá  a entrambe le cerimonie. In gennaio la sua giunta si spaccó quando si trattó di decidere di dedicare una stele a Calabresi. Gli assessori di Rifondazione Comunista decisero di astenersi perché chiedevano un contestuale omaggio all'anarchico Giuseppe Pinelli, caduto dal quarto piano della Questura il 15 dicembre 1969 mentre lo stavano interrogando sulla strage di piazza Fontana. In pochi mesi, tuttavia, qualcosa sembra essere cambiato: solo pochi giorni fa il consiglio provinciale, Rifondazione compresa, ha votato compatto un ordine del giorno presentato da Forza Italia che elogiava l'iniziativa della Provincia. 

 

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Salvini: una lapide anche per Custra 

 

Una lapide in via De Amicis per il vicebrigadiere di polizia Antonio Custra, vittima di Autonomia Operaia esattamente trent'anni fa. A ricordare la morte dell'agente e a chiedere al Comune che ricordi il luogo in cui l'uomo fu ucciso è stato ieri il gip Guido Salvini, che fu giudice istruttore del processo agli assassini di Custra, in uno speciale del telegiornale regionale della Rai. Nel servizio sono state anche mandate in onda alcune foto pubblicate venti anni fa, ai tempi del processo, e poi conservate negli archivi degli inquirenti.

Foto scattate il 14 maggio 1977 in via De Amicis e nelle strade vicine, dove una manifestazione di militanti dell'Autonomia si trasformó in tragedia. Ci sono immagini di giovani armati che sparano e che furono poi decisive per l'inchiesta, poiché contribuirono a formulare le accuse verso alcuni giovani del movimento e a scagionarne altri. Quelle foto furono sequestrate undici anni dopo i fatti a un fotografo dilettante che le aveva sempre tenute nascoste e servirono alla sentenza di condanna del maggio del "˜92 per nove persone. 

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