News per Miccia corta

09 - 05 - 2007

Vittime del terrorismo: perché la scelta del 9 maggio: una lettera di Sabina Rossa e una risposta di Francesco Barilli

Lettera aperta di SABINA ROSSA
 

Sono anni che in Parlamento si discute sull'ipotesi di una giornata della memoria sul terrorismo senza mai approdare a nulla di fatto.
Sono anni che il Paese civile cosí come i familiari delle vittime e gli invalidi attendono dal Parlamento l'istituzione di questa giornata.
Credo che altre date, delle tante di quegli anni ,avrebbero avutola dignitá  morale e storica per essere rappresentative e quindi per essere state scelte.
Il punto non è fare una graduatoria.
Semmai fare una somma dei morti, dei feriti e di quanti pagarono inconsapevolmente o consapevolmente il prezzo del terrorismo.
E' evidente,oggi, ció che ha rappresentato lo stragismo di destra, il ruolo tutto da chiarire di parti deviate dello Stato ed è altrettanto evidente ció che ha rappresentato il terrorismo delle brigate rosse, del partito comunista combattente e delle decine di sigle che hanno fatto la storia di quegli anni.
Personalmente, in questa mia esperienza parlamentare ho ritenuto importante arrivare il piú rapidamente possibile a far sí che questa giornata venisse votata.
Era altresí indubbio che questa data dovesse avere una forte valenza nazionale cosí come una risposta politicamente trasversale, come del resto è stato sottolineato dai rappresentanti delle Associazioni auditi in commissione affari costituzionali al Senato.
Questo dato forse sfugge a molti ma credo invece vada sottolineato perché prescindendo da esso ogni discussione diviene inutile e sterile.
E' evidente che attorno alla data del 9 maggio è stata possibile una convergenza di tutte le forze politiche e il dato emblematico è che in commissione affari costituzionali al Senato il voto è stato all'unanimitá .
Non ho seguito la discussione alla Camera ma ritengo che il problema sollevato da chi di fatto si è astenuto poteva e doveva essere politicamente affrontato e risolto.
Ritengo fondamentale che oggi una data esista.
Manca nel nostro Paese una memoria storica collettiva sugli anni dello stragismo e del terrorismo.
Manca la consapevolezza di ció che ha significato e ha rappresentato il terrorismo come pericolo per la democrazia.
Particolare attenzione andrá  rivolta ai giovani, a quei giovani che identificano il terrorismo esclusivamente con l'estremismo islamico, a quei giovani spesso ignari (e non certo per colpa loro ) di cio' che è stato il terrorismo e lo stragismo in quel ventennio della nostra storia che è stato definito il periodo buio della Repubblica.
Terrorismo e stragismo di cui la storia ci restituisce tanti casi irrisolti, tante vicende mai chiarite, tante, troppe famiglie che ancora oggi piangono i loro cari senza conoscere i nomi dei loro assassini.
Occorre aprire un dibattito nelle scuole, nella cultura italiana, occorre parlare ai giovani e raccontare loro che cosa è stato lo stragismo e il terrorismo.
Il 9 maggio potrá  essere l'occasione di un generale sforzo di approfondimento.
I giovani studenti dovranno divenire i primi interlocutori di un processo di chiarificazione storica ad oggi tutt 'altro che concluso.
Solo cosí questa giornata potrá  rappresentare un vero momento di crescita culturale e politica nel nostro Paese.
Perché questo è il punto: la scelta di dedicare una giornata di riflessione sulla nostra storia recente assume grande valore, ma ha un senso se si presenta come volontá  istituzionale di capire le ragioni di quel terrorismo, perché ha cosí colpito e per cosí lungo tempo l'Italia, accompagnando al ricordo la volontá  esplicita di conoscere le dinamiche, anche quelle rimaste nascoste e di comprendere perché non sia stato possibile fare completa luce.
Non solo una celebrazione lontana dai piu' ma un momento di riflessione autentica sui valori della democrazia.

 

Sabina Rossa

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Un'opinione "diversa" sulla lettera di Sabina Rossa
di Francesco "baro" Barilli

Lo diró senza fronzoli e senza retorica (ma non per questo con meno rispetto): la lettera di Sabina Rossa sull'istituzione della giornata della memoria sul terrorismo non mi convince per nulla.
Non discuto la buona fede dell'On. Rossa, ed ho molto rispetto per la sua figura e il suo passato, dolorosamente segnati dal terrorismo. Posso giungere a dire che in un Paese normale il suo parere sarebbe sottoscrivibile senza esitazioni; ma il punto è proprio questo: sotto il profilo della costruzione di una memoria condivisa l'Italia è tutto fuorchè un paese "normale".
Non mi dilungo troppo, perché giá  il 24 gennaio 2007 avevo scritto un articolo (che trovate qui) spiegando i "buchi" nella memoria collettiva italiana, e spiegando le ragioni che, a mio avviso, avrebbero visto nel 12 dicembre una data piú adatta allo scopo di ricordare le vittime (TUTTE le vittime) dello stragismo e del terrorismo di ogni matrice.
Diversamente da Sabina Rossa non credo che "Il 9 maggio potrá  essere l'occasione di un generale sforzo di approfondimento" e che "... questa giornata potrá  rappresentare un vero momento di crescita culturale e politica nel nostro Paese". In altre parole, non penso che l'individuazione della "giornata della memoria" nel 9 maggio rappresenti il primo tassello di un percorso di difesa della memoria collettiva, ma credo rappresenti la pietra tombale su quel percorso, mai veramente nato. Questo perché, come ebbi modo di scrivere il 24 gennaio, in Italia la memoria collettiva, prima che difesa, va costruita.

A proposito delle numerose date che erano ipotizzabili quali "giorno della memoria" l'On. Rossa dice "Il punto non è fare una graduatoria. Semmai fare una somma dei morti, dei feriti e di quanti pagarono inconsapevolmente o consapevolmente il prezzo del terrorismo". E' proprio questo dato di partenza ad inficiare tutto il ragionamento conseguente. La memoria non la si riconsegna alla storia creando un calderone in cui far confluire le vittime. In questo modo non solo non si garantisce ad esse giustizia (non è con l'istituzione di una commemorazione che si puó farlo), ma neppure si garantisce dignitá : si ottiene solo l'oblio; un oblio magari dorato e rispettoso, ma pur sempre di oblio si tratta.
In altro passaggio della sua lettera Sabina Rossa scrive "... la scelta di dedicare una giornata di riflessione sulla nostra storia recente ... ha un senso se si presenta come volontá  istituzionale di capire le ragioni di quel terrorismo". Proprio per questo motivo l'istituzione della giornata della memoria avrebbe un senso se lo Stato avesse GIA' dimostrato quella volontá  che fino ad oggi ha invece contrastato, piú o meno apertamente.

Vorrei fosse chiara una cosa: la stagione delle stragi italiane, da Portella della Ginestra fino a Via dei Georgofili, è tutta pressochè priva di veritá  storica e processuale. A volte si è individuata la "bassa manovalanza" di quelle stragi; a volte si è arrivai a risultati anche importanti sul piano giudiziario (penso al 2 agosto 1980 o alla strage di Firenze), ma il livello dei mandanti e degli ispiratori politici non è mai stato neppure scalfito. Direi che la storia della strage di Firenze è paradigmatica di questa situazione, e rimando alla lettura della recente intervista con Giovanna Maggiani Chelli per gli approfondimenti.
Come data simbolo di quella stagione si è scelto un episodio segnato invece da una matrice (quella brigatista) su cui l'azione di condanna, giudiziaria e politica, è giunta invece a compimento: questo mi sembra paradossale. E a poco vale l'obiezione che questa commemorazione è rivolta a tutte le vittime: basta guardare come, sui principali media, è stata data la notizia ed il rilievo che è stato garantito al solo caso Moro.

Purtroppo in Italia, e voglio affermarlo con forza, opporsi al 9 maggio viene strumentalizzato, specie quando l'opposizione viene da chi, come me, non ha mai fatto mistero della propria militanza politica a sinistra. Si trattano quegli interventi come fossero un tentativo di giustificare il "terrorismo rosso", di diminuirne la portata storica, di smorzare lo sdegno per la violenza brigatista. E' ora di chiarire che opporsi alla scelta del 9 maggio non ha nulla a che vedere con quelle motivazioni, ma al contrario si tratta di opporsi ad una sorta di strabismo politico che ha giá  causato la sostanziale cancellazione, dalla storia del Paese, della stagione dell'eversione nera. A tale proposito, si leggano i dati dell'indagine che nel 2005 Censis, Associazione 2 agosto 1980, Cedost e Landis condussero sugli studenti dell'ultimo triennio delle scuole superiori di Bologna e provincia a proposito del livello di conoscenza circa la strage di Bologna: li trovate nel succitato articolo del 24 gennaio scorso (qui). Non ci sará  da sorprendersi se fra qualche anno il terrorismo sará  ricordato come figlio esclusivo dell'estremismo di sinistra e della successiva (cronologicamente) matrice islamica.

Se devo finire questo scritto con una valutazione politica della scelta del 9 maggio (o per meglio dire delle modalitá  con cui si è giunti a tale scelta) tramite un'osservazione "in cauda venenum", diró che si tratta di una scelta figlia ancora una volta della tendenza italiana al consociativismo, al cercare a tutti i costi una soluzione condivisa nella forma piú che nella sostanza. Una scelta, cioè, finalizzata piú a chiudere una discussione che non ad aprirla in modo franco e trasparente, a costo di intavolare un dibattito franco sulla stagione degli "anni di piombo". Forse perché quella stagione è piú comodo dirla chiusa che non interrogarsi sui processi storici e sociali che l'hanno provocata.


Francesco "baro" Barilli

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