News per Miccia corta

01 - 05 - 2007

Guerra fredda. ll ruggito delle due superpotenze

(la Repubblica, 1 maggio 2007)







Oggi tra Putin e Bush si apre un nuovo conflitto, non ideologico ma geopolitico
La tensione sembrava definitivamente sepolta e invece ritorna minacciosa
Se crescesse i primi a farne le spese saremmo noi europei

LUCIO CARACCIOLO

«áˆ troppo presto per giudicare». Cosí il braccio destro di Mao, Zhou Enlai, rivolto a Henry Kissinger, che gli chiedeva cosa pensasse della rivoluzione francese. Saggezza cinese. Da applicare anche alla guerra fredda. La cui fine è stata decretata solo quindici anni fa, con la scomparsa dell'Unione Sovietica. Troppo presto per storicizzare lo scontro Usa-Urss, emerso subito dopo la seconda guerra mondiale come paradigma dei rapporti internazionali. Ammesso che oggi la partita sia davvero chiusa.
Il dubbio è legittimo. Si leggano i piú recenti discorsi di Vladimir Putin. La retorica non è lontana da quella degli anni del confronto Est-Ovest. Washington è accusata di agire con "stile coloniale", di "creare effettivi pericoli" per la sicurezza della Russia. A far traboccare il vaso, secondo Putin, il nuovo progetto americano di difesa anti-missili balistici, basato in Polonia e nella Repubblica Ceca. Secondo Bush serve a prevenire future minacce di "Stati canaglia" - come Iran e Corea del Nord - che si dotassero di vettori balistici nucleari. Secondo Putin è un avanzatissimo sistema di spionaggio dell'intero spazio russo. Da inquadrare nel contesto dell'espansione della Nato fino ai confini della Russia, malgrado le promesse presto dimenticate di Bush padre a Gorbaciov. Obiettivo: disintegrare la Federazione Russa come a suo tempo l'Urss.
La furiosa reazione russa al progettato schieramento di intercettori americani nel suo ex giardino di casa puó sembrare esagerata. Un ritorno alla paranoia da accerchiamento di cui il Cremlino frequentemente soffre. Tuttavia la spiegazione ufficiale di Bush è intenibile. Immaginare un attacco nucleare iraniano o nordcoreano agli Usa implica un'immaginazione piuttosto fervida. In ogni caso gli Stati Uniti hanno tutti i mezzi, a cominciare dall'attacco preventivo, per stroncare ogni velleitá  (suicida) di qualsiasi "Stato canaglia". Piú probabilmente, il progetto di cui le installazioni polacche e ceche sarebbero solo un capitoletto aggiuntivo, riguarda il consolidamento della superioritá  strategica Usa, sulla Terra e nello spazio, contro Russia e Cina. Gli unici due paesi – i russi oggi, i cinesi domani – teoricamente in grado di distruggere gli Stati Uniti (autodistruggendosi). Insomma, un esempio luminoso di paranoia dell'invulnerabilitá , spesso ricorrente alla Casa Bianca.
A conferma di questa ipotesi, l'atteggiamento dei polacchi. I quali negano di sentirsi minacciati da Teheran o da Pyongyang, ma sono pronti a ospitare i dieci silos per intercettori proposti da Washington contro gli "Stati canaglia". Anzi, chiedono forniture supplementari di missili Patriot e altri sistemi d'arma capaci di colpire ad altitudini maggiori (Thaad). Una protezione ovviamente antirussa. Vista da Varsavia, la minaccia di Mosca è permanente.
Siamo dunque tornati alla guerra fredda? In senso stretto, la risposta è no. La storia non si ripete. Bush e Putin non si considerano nemici ma (ufficialmente) partner, anche se la fase dell'innamoramento è un vago ricordo. Le basi dello scontro ideologico sembrano rimosse: i russi di oggi adorano e praticano il capitalismo, nella sua versione piú disinibita.
Ma in un senso piú profondo la guerra fredda non è mai finita. Perché la sua sostanza, prima che ideologica, era geopolitica. Non si trattava solo dello scontro fra due visioni del mondo simmetricamente incompatibili. La posta in gioco era il dominio del continente eurasiatico. Quindi la primazia globale. L'Unione Sovietica – versione novecentesca dell'impero zarista – intendeva affermarsi come egemone dalle coste europee dell'Atlantico a quelle asiatiche del Pacifico, dall'Oceano Artico al Mediterraneo, dal Mar Nero al Mare Arabico. Per restare il numero uno l'America doveva evitare che una qualsiasi altra potenza dominasse l'Eurasia. Le truppe a stelle e strisce sono sbarcate per due volte nel Vecchio Continente, e ci sono restate, per impedire che una sola superpotenza ne prendesse il controllo – la Germania prima, l'Urss poi. Oggi che Mosca intende recuperare il rango di grande potenza globale facendo leva sul suo tesoro energetico, Washington riscopre la minaccia russa. Teme soprattutto l'aggancio russo-tedesco, battezzato con il gas, arma molto piú strategica dei panzer.
Paradossalmente, dopo aver perso il controllo dell'Europa orientale, Mosca è molto piú influente in Europa occidentale. Dove oggi Washington conta meno di quindici anni fa. Sembra quasi che gli schieramenti della guerra fredda si siano rovesciati. Ma la partizione fra russofobi e russofili oggi è tutta interna alla Nato e all'Unione Europea. Ció che dá  perfettamente conto della crisi d'identitá  e di efficienza di entrambe.
Se polacchi e baltici considerano gli Stati Uniti la loro garanzia di ultima istanza contro l'espansionismo russo, tedeschi e altri europei centro-occidentali (italiani inclusi) guardano a Mosca come a un partner energetico fondamentale. E preferiscono chiudere un occhio, se non due, sull'autoritarismo putiniano. Forse perché a differenza degli americani non avevano mai creduto che la democrazia potesse affermarsi in Russia. Anche perché ai russi sembra interessare poco. Per loro sicurezza e benessere vengono ben prima dello Stato di diritto e delle regole democratiche. Sicché Stalin è infinitamente piú popolare di Eltsin (per tacere di Gorbaciov).
Se la temperatura dello scontro Usa-Russia dovesse salire ancora, i primi a scapitarne saremmo noi europei. Dilaniati fra la voglia di sicurezza (America) e quella di gas (Russia). Separati in casa fra russofobi per convinzione all'Est e russofili per convenienza all'Ovest. Incapaci di esprimerci come soggetto autonomo, sempre piú divisi nel pallido involucro dell'Unione Europea, non a caso quasi coincidente con lo spazio europeo dell'Alleanza Atlantica. Una nuova guerra fredda per noi sarebbe catastrofica. E non è detto che sarebbe fredda.
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