News per Miccia corta

26 - 04 - 2007

Polonia, il no dell'eroe di Solidarnosc

(la Repubblica, GIOVEDáŒ, 26 APRILE 2007, Pagina 23 – Esteri)

 

 

 

 

 

   

 

Geremek rifiuta l'autodenuncia del passato comunista imposta da Varsavia 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANDREA BONANNI 

 

 

BRUXELLES - «Di fronte a questa domanda imperativa che mi impone di sottomettermi ad una procedura umiliante, ho una sola risposta: io rifiuto». Dopo essersi battuto per anni contro il comunismo, il vecchio Bronislaw Geremek, figura di punta del sindacato Solidarnosc, giá  ministro degli Esteri e ora eurodeputato, rifiuta di piegarsi anche di fronte ai diktat del nuovo governo clerical-autoritario di Varsavia, guidato dai gemelli Lech et Jaroslaw Kaczynski. E il caso polacco, che giá  da tempo sta creando problemi al Consiglio, investe ora anche il Parlamento europeo.

 

A sollevare la questione è stato ieri in seduta plenaria Graham Watson, il presidente del gruppo liberale a cui è iscritto Geremek. Watson ha spiegato che l'anziano professore, simbolo della lotta contro il comunismo, rischia di vedersi dichiarare decaduto da eurodeputato per essersi rifiutato di sottomettersi alla nuova legge promulgata dal governo polacco, che impone a uomini politici, magistrati, giornalisti, professori universitari, direttori di scuola e manager pubblici di dichiarare se hanno avuto in passato rapporti con i servizi segreti del regime comunista, pena la perdita del posto.

 

«Ho giá  riempito una dichiarazione simile tre anni fa, al momento di candidarmi - ha spiegato Geremek in un comunicato scritto - e da allora non è successo nulla che possa aver interferito con il mandato che mi è stato affidato da 121 mila elettori. Questa legge tende a creare un ministero della Veritá  e una polizia della memoria, e rende i cittadini indifesi di fronte alle campagne denigratorie». A quanto sembra, Geremek è l'unico dei 51 deputati polacchi che si sia rifiutato di sottomettere la dichiarazione pretesa da Varsavia.

 

L'intervento in aula di Watson, pronunciato mentre Geremek sedeva immobile al suo banco con il viso appoggiato alle mani, è stato accolto da una vera e propria ovazione da parte degli eurodeputati, che si sono levati in piedi in omaggio al vecchio intellettuale vittima di nuove persecuzioni. I rappresentanti del Ppe, dei socialisti, dei verdi e dell'estrema sinistra hanno preso la parola per esprimerglie la loro solidarietá . Il verde Cohn-Bendit ha denunciato i «metodi stalinisti o fascisti» adottati dal nuovo governo polacco. Per il leader del Pse, Martin Schultz, «è una vergogna che un cosí grande Paese sia governato da un tale governo».

 

Il presidente del Parlamento, Hans Gert Poettering, ha reso omaggio alla «personalitá  straordinaria» di Geremek, spiegando che il Parlamento fará  il possibile per evitare che venga dichiarato decaduto «affinché possa continuare il suo lavoro per l'unificazione europea».

 

Geremek, come ministro degli Esteri, fu tra l'altro uno degli artefici dell'adesione della Polonia alla Ue. Cosa di cui il nuovo governo, violentemente antieuropeo, non gli è certo riconoscente.

 

Gli unici a difendere l'operato del governo polacco sono stati i membri del gruppo di estrema destra dell'Uen, dove militano i deputati del partito dei fratelli Kaczynski, attualmente presidente e primo ministro della Polonia, oltre ai deputati di Alleanza Nazionale. Alcuno di loro, insieme con il leghista Borghezio, hanno protestato rumorosamente quando il presidente non ha dato la parola ad un deputato polacco del loro gruppo. «Il Parlamento Europeo non deve interferire con la politica interna e le leggi di un Paese membro dell'Ue», ha dichiarato Cristiana Muscardini, copodelegazione di An. Lapo Pistelli, eurodeputato della Margherita e compagno di gruppo di Geremek, ha invitato Gianfranco Fini «a prendere le distanze da questa sconcertante offesa ai principi della democrazia europea». 

 

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