News per Miccia corta

25 - 04 - 2007

``Br, legittima la libertá  della Balzerani`` i parenti delle vittime: presi in giro

(la Repubblica, MERCOLEDáŒ, 25 APRILE 2007, Pagina 33 – Cronaca)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Era stato richiesto anche il parere dei familiari uccisi Arrivó solo l'assenso di Maria Fida Moro 

 

 

 

MARCO PREVE 

 

 

ROMA - E' stata tra i capi delle Brigate Rosse e da ieri, dopo dieci anni di carcere e dodici di semilibertá , Barbara Balzerani è una donna quasi del tutto libera, fatta eccezione per il divieto di espatrio. Con la decisione presa dalla Prima Sezione Penale della Cassazione si è cosí concluso un contrastato iter giudiziario. Il tribunale di sorveglianza di Roma, il 12 dicembre scorso, aveva infatti concesso la libertá  condizionata alla ex terrorista condannata anche per la strage di via Fani, e subito dopo la procura romana aveva presentato ricorso. L'annullamento del provvedimento era fondato soprattutto sull'assenza di qualsiasi ravvedimento da parte della Balzerani.

 

Prima di pronunciarsi sulla richiesta di scarcerazione, i giudici di sorveglianza avevano deciso - una procedura prevista ma raramente applicata - di chiedere il parere dei famigliari delle vittime. La maggior parte aveva manifestato il proprio dissenso, alcuni non si erano pronunciati e solo in un caso, quello di Maria Fida Moro, era arrivato un assenso.

 

Come giá  accaduto per molti altri casi analoghi, la notizia ha suscitato numerose critiche provenienti soprattutto da esponenti politici del centrodestra.

 

Pacato ma pieno di amarezza e frustrazione il commento di Giuseppina Gilforte, vedova del colonnello dei carabinieri Emanuele Tuttobene, ucciso in un agguato a Genova il 25 gennaio 1980 assieme all'appuntato Antonino Casu. «No non sapevo ancora della decisione - dice al telefono la vedova dell'ufficiale -. Cosa vuole che dica, che siamo stati presi in giro da questo Stato. Il terrorismo è stato favorito, non so da chi e per quali fini. Pensi che io non so neppure chi abbia ucciso mio marito». La Balzerani non partecipó all'agguato ma venne condannata per concorso morale perché in quel periodo era uno dei dirigenti della colonna genovese delle Br. Sull'agguato mortale non fu peró mai fatta completa chiarezza. «Alla fine - continua Giuseppina Gilforte - chi esce distrutto da tutta questa vicenda sono ancora le famiglie delle vittime. I terroristi sono premiati. Non vorrei piú pensare a queste cose perché mi aggiungono solo altra sofferenza. Le vittime sono diventate carnefici. I morti non possono piú parlare e noi che restiamo piú passa il tempo e piú mi accorgo che non contiamo nulla. Ho portato avanti una battaglia per anni ma sono state solo parole al vento. E poi anche l'offesa di vedere uno come D'Elia sedere tra le istituzioni». Il caso di Sergio D'Elia, giá  di Prima Linea oggi parlamentare, segretario alla presidenza del senato, era giá  stato stigmatizzato dal generale dell'esercito in pensione Luigi Ramundo che sedeva accanto a Tuttobene il giorno dell'assalto e che si salvó ma perse un occhio: «Davanti a certe decisioni si resta sconcertati - ha detto Ramundo - . Ma perché stupirsi della libertá  per la Balzerani quando ci sono ex terroristi che ricoprono importanti cariche istituzionali?».

 

E' invece soddisfatto il legale della ex brigatista, l'avvocato Michele Leonardi: «Mi auguro che questa decisione della Suprema Corte dia lo spunto per approfondire con serenitá  il tema della riconciliazione, per arrivare ad una pacificazione, tra il reo e le vittime delle sue azioni, che possa liberare definitivamente dal dolore entrambe le parti». 

 

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