News per Miccia corta

20 - 04 - 2007

Amore ai tempi delle Br

 

(Aprileonline.info, 19 aprile 2007)

 

Emiliano Sbaraglia

 

Lo spettacolo è ambientato in uno studio radiofonico, nel corso di un'intervista durante la quale un cantautore cinquantenne (Giangilberto Monti) presenta il suo ultimo album e si confronta con una giovane conduttrice, ironica e polemica, con la quale rievoca gli spensierati anni Sessanta, i piú complicati Settanta e, soprattutto, una storia d'amore senza lieto fine.

Dal 1964 al 1975, infatti, Renato Curcio e Margherita Cagol, detta Mara, si incontrano, si conoscono, si innamorano, si sposano e danno vita alla piú nota formazione politica armata degli anni Settanta: le Brigate Rosse. Durante quegli anni cambia la scuola, il lavoro, la politica e il paese intero. Si alimenta il mito della rivoluzione e della felicitá , del maggio francese e dei cattivi maestri, delle rose e delle pistole.

Ora questa genesi delle Brigate Rosse raccontata attraverso una storia d'amore diventa pièce teatrale, dal titolo "Un pó dopo il piombo (Ce n'est qu'un debut)", con Giangilberto Monti e la partecipazione di Roberta Mandelli, per la regia di Annig Raimondi, in scena al Teatro dell'Orologio di Roma dal 17 al 29 aprile. Le canzoni originali sono di Ubi Molinari e dello stesso Giangilberto Monti, interprete da trent'anni di una "canzone-teatro" in linea con la tradizione "territoriale" di provenienza, legata ai vari Fo, Jannacci e, naturalmente, Giorgio Gaber. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

 

Innanzitutto vorrei come i trova nella doppia veste di autore musicale e attore
"Veramente per me non è affatto una novitá , dato che sono fondamentalmente un cantautore; quindi per me è stata una cosa assolutamente naturale interpretare questo ruolo nello spettacolo. Nei miei spettacoli mischi canzoni, parole, testi, e se non si puó definire un teatro-canzone, do certo tratta di "canzone-teatro".

La regia è stata affidata ad Anning Raimondi. Come si trova a lavorare con lei?
Molto bene, come accaduto giá  in un altro paio di circostanze. Il suo è naturalmente un impianto piú teatrale, Anning è un "direttrice" di teatro, un teatro di rigore che ha aiutato anche me per una buona resa della messa in scena. D'altronde, una teatro sperimentale e di ricerca, che è il vasto campo entro cui opera Anning Raimondi da anni, mi ha sempre molto interessato. Ad ogni modo, anche in questo spettacolo credo di essere riuscito a mantenere alcune di quelle che sono delle mie peculiari attitudini, l'autoironia  e la leggerezza, malgrado il tema e l'impostazione registica ruotino attorno ad altri registri interpretativi.

Ha parlato con Renato Curcio prima di costruire questo spettacolo?
"No. Lo ho ascoltato a una presentazione di un libro della sua casa editrice ("Sensibili alle foglie", n.d.r.), e pur avendo la possibilitá  di parlargli ho preferito non farlo. Non ho voluto essere influenzato dal diretto protagonista della vicenda".

Ma Curcio è a conoscenza dell'esistenza di questo spettacolo?
"Non lo so, bisognerebbe chiederlo a lui. Io non glielo ho detto".

Che idea hai di quegli anni e delle Br?
Sinceramente non rispondo a questo tipo di domanda per deliberata scelta, anche se penso che il periodo degli anni '70 non vada considerato tema-tabú: bisogna parlarne, ma in un certo modo. Io per farlo, e rispondere alla domanda, ho deciso di scrivere questo spettacolo.
Voglio peró concludere ricordando a tal proposito una frase bellissima di Mauro Rostagno riguardante quegli anni.  "Non vogliamo trovare un posto in questa societá , ma creare una societá  in cui valga la pena trovare un posto".

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