News per Miccia corta

04 - 04 - 2007

I sogni e gli spari`` di Emiliano Sbaraglia, il `77 visto da chi non c`era...

(da Affari Italiani, Mercoledá­ 04.04.2007 )

 

Libro/ Ne "I sogni e gli spari" di Emiliano Sbaraglia, il '77 visto da chi non c'era...

ROMA - In occasione del trentennale l'editoria italiana si sta dando parecchio da fare per far leggere, apprendere e discutere dell'anno 1977. Nell'arco di pochi mesi hanno visto la luce, infatti, diversi testi che affrontano l'argomento con un approccio differente ma che hanno come scopo comune quello di rendere noti fatti e riflessioni su un anno e un tempo storico foriero di avvenimenti ancora attualissimi. ሠil caso anche del libro "I sogni e gli spari" (Azimut Editore, pagg. 126, € 9,90), uscito a dicembre, che vuole essere una sorta di piccolo manuale per chi, nato e vissuto in un periodo successivo, non conosce o poco sa del decennio '70, e in particolare dell'anno 1977, che nel Paese ha significato l'inasprimento del giá  difficile rapporto tra istituzioni e societá .: "Il sottotitolo "˜Il '77 di chi non c'era' - spiega ad Affari l'autore Emiliano Sbaraglia, classe 1971 - chiarisce subito come crescendo io mi sia reso conto di quanto il passato influisca fortemente e di come bisogna cercare di capire lo stato presente delle cose attraverso di esso: cosa affatto scontata e superflua".

Com'è nato il libro?
"ሠstato un processo per cosí dire naturale. La casa editrice Azimut mi aveva invitato a scrivere un'introduzione a una mostra fotografica sulla morte di Lo Russo nel marzo '77 e da lí poi si è sviluppata un'idea piú consistente".

Volevi raggiungere uno scopo preciso?
"Il mio intento è quello di comunicare dal punto di vista storico e culturale a chi ha la mia etá  o è addirittura piú giovane di me che la nostra quotidianitá  va letta e capita attraverso l'analisi del recente passato. Inoltre, vorrei fornire uno strumento attraverso il quale ognuno puó approfondire l'argomento".

In modo particolare su quale aspetto della nostra vita di oggi c'è un forte richiamo agli anni Settanta?
"A trent'anni di distanza il motivo che rende tuttora importante comprendere quello che è successo è l'aspetto sociale: un certo tipo di disagio era cominciato a sorgere allora. Mi riferisco per esempio al difficile rapporto tra le nuove generazioni e il mondo del lavoro e la ricerca di una casa dove vivere".

Come ti sei mosso per le fonti?
"Ho parlato con tantissime persone che hanno vissuto quegli anni: Guido Bellachioma, il primo ferito dei fatti del febbraio '77, che sono riuscito a captare telefonicamente oppure il fotografo Tano D'Amico. Purtroppo altro materiale che poteva essere inserito è venuto a cadere: infatti, nel momento in cui avevo chiesto pure l'intervento di Umberto Croppi (uno dei fasciocreativi di allora) alcuni si sono tirati indietro. Ho incrociato anche Renato Curcio a cui fa piacere che si cerchi di far luce su determinati eventi e anche Sergio Segio (fondatore di Prima Linea, ndr - vedi box) che comunque avverte ancora un certo imbarazzo a parlarne".

 

Il titolo "I sogni e gli spari" sembra ricalcare quello di "Rose e pistole" di Stefano Cappellini ( vedere intervista ad Affari dell'8 marzo scorso ) sullo stesso argomento...
"In effetti è una curiosa coincidenza. Il suo libro è uscito dopo: anche da parte mia c'è l'intenzione di non raccontare solamente la 'deriva armata' ma anche la parte nuova e creativa che l'anno ha portato con sé: confluiscono sin dal primo momento una serie di elementi diversi tra loro, popolari e intellettuali, individuali e collettivi, politici e creativi, culturali e propriamente artistici".

Per esempio?
"Il discorso delle radio libere per esempio che sicuramente va collegato alle funzioni delle nuove tecnologie e dei nuovi sistemi di comunicazione. Non dimentichiamoci che giornalisti come Lerner, Ferrara, Liguori, Mughini si sono formati all'interno di queste importanti palestre".

Mancano forti riferimenti letterari come Sciascia e Consolo. Come mai?
"La mia è stata una scelta consapevole: volevo analizzare soprattutto e mi ci soffermo nel secondo capitolo sulla rivoluzione linguistica che si è cercato di portare avanti e che ha poi prodotto determinati risultati. Cito "Il Boccalone" di Palandri e Bifo (Franco Berardi, ndr), ma anche Maiacovski e Artaud, fondamentali riferimenti di allora. E poi l'esperienza di Radio Alice che nasce dalla rivista "A/Traverso" e si confronta con ció che era rimasto di Lotta Continua e cioè il suo giornale".

Il libro di Emiliano Sbaraglia è articolato in tre parti. Nella prima l'autore  ripercorre la storia e la politica di quell'anno, partendo dalle elezioni del 1976, per arrivare al sequestro di Aldo Moro (marzo-maggio 1978). La seconda è dedicata allo spazio creativo, e comprende l'analisi del linguaggio scritto-orale-visivo del Movimento del '77. E poi c'è una riflessione sui motivi politici, sociali e culturali che portarono all'ultimo, e forse unico, tentativo di rivoluzione di massa avutosi nel nostro paese dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi (il '68 fu altra cosa), che vengono messi a confronto con la nostra contemporaneitá , esattamente trent'anni dopo.

 

Giovanni Zambito

I libri sono acquistabili in libreria o presso i rispettivi editori