News per Miccia corta

19 - 03 - 2007

Di carcere non si puó mai gioire

(da Aprileonline.info, 19 marzo 2007)

Sergio Segio

Da diverso tempo si √® diffuso un clima di "vendetta infinita" non solo verso chi, condannato, si √® sottratto alla detenzione, ma anche verso coloro che hanno scontato la pena e tentano di reinserirsi nella societ√°¬†. La recente vicenda dell'ex membro dei Proletari armati per il comunismo, catturato in Brasile, lo conferma


La vicenda di Cesare Battisti, culminata ora nell'arresto in Brasile, √® delicata, perch√© chiama in causa direttamente ferite aperte, lacerazioni e lutti: un passato che non riesce a passare. Un grumo doloroso nel quale √® sempre pi√ļ difficile separare le singole parti e che sempre meno si riesce a sgravare da un alto tasso di strumentalit√°¬† politica.

In passato, ho sempre dato un giudizio negativo circa le posizioni e i pronunciamenti di Cesare Battisti, privi di assunzione di responsabilitá  circa il passato e le drammatiche vicende della lotta armata.
√°ňÜ il motivo per cui, tre anni fa, non ho firmato l'appello a suo sostegno, che raccolse 22.000 adesioni. In quei giorni avevo invece sottoscritto l'appello per Nathalie Menigon, da tempo in carcere e gravemente malata, cos√≠ come gli altri militanti di Action Directe detenuti in Francia. Una solidariet√°¬†, la mia, dovuta a ragioni umanitarie e non certo di simpatia politica. Mi pare indicativo che l'appello per Menigon avesse invece raccolto appena 1000 adesioni.

Ora che Battisti è catturato, sono peró solidale con lui, come lo fui con Menigon, come lo sono nei confronti di chiunque sia in carcere, per ragioni politiche o comuni, innocente o colpevole che sia.
Per esperienza personale e per profonda convinzione, infatti, penso che il carcere non sia la medicina, ma pi√ļ spesso la malattia: non risarcisce in realt√°¬† nessuno, non lenisce offese e dolore, ma si limita ad amministrare altra sofferenza, nell'illusione, o nell'ipocrisia, che ci√≥ pareggi i piatti della bilancia. Lo ha detto bene, e bisogna immaginare con quale fatica, Olga D'Antona nel processo contro gli uccisori di suo marito: ¬ęmi ha colpito vedere quei ragazzi chiusi nelle gabbie come animali. Sapere che faranno l'ergastolo non mi fa mica esultare. Queste sentenze fanno giustizia ma non danno sollievo e non restituiscono nulla a chi ha subito¬Ľ.

Un conto, infatti, √® la giustizia; un altro quel clima di "vendetta infinita" che trapela da molti dei commenti e, pi√ļ in generale, da molte vicende che negli ultimi tempi hanno visto crescere l'ostracismo ma gi√°¬† solo verso chi, condannato, si √® sottratto alla detenzione, ma verso chiunque, anche avendo scontato per intero la condanna, tenti faticosamente di reinserirsi nella societ√°¬† e nel lavoro.
Il caso recente di Susanna Ronconi, costretta a dimettersi dalla Consulta sulle tossicodipendenze o le ricorrenti polemiche verso il lavoro editoriale di Renato Curcio, sono indicative di questo clima, spesso provocato e cavalcato ad arte da esponenti della destra, che - incuranti della parabola evangelica che invita a non guardare solo il fuscello nell'occhio dell'altro, ma anche la trave nel proprio - hanno diffuso vere e proprie liste di proscrizione, pubblicate da giornali che si stanno specializzando nello "stanare" gli ex detenuti per i fatti della lotta armata, sino comprometterne la stessa possibilitá  di lavorare.
Non esito a dirlo: è un clima d'odio, che non fa bene a nessuno e che rilascia tossine che avveleneranno a lungo la societá .

La violenza della lotta armata di quegli anni, circa i quali anch'io ho pesanti responsabilitá , era ingiustificabile. Ha prodotto dolore e sofferenza, anziché maggiore giustizia sociale e liberazione, com'era nei nostri intenti. Ma, almeno, era una violenza "a caldo", un tragico abbaglio rivoluzionario dentro un contesto altamente conflittuale e violento, qual è stata l'Italia delle stragi fasciste e dei tentativi autoritari degli anni Settanta e qual è stata, in generale, la cultura e i miti del Novecento.
La vendetta infinita è invece una violenza a freddo, negatrice non giá  della memoria e della veritá , che vanno salvaguardate e promosse, ma della riconciliazione e del superamento.

Altro, evidentemente, è il discorso relativamente a chi ha sofferto direttamente a causa di quegli eventi, i cui sentimenti e le cui posizioni vanno sempre e comunque accolte in silenzio e con rispetto. Occorre un cordoglio per le vittime che sia profondo e sincero e, cosí pure, evitare che sia reticente o a macchie di leopardo.
La cornice in cui questo possa davvero avvenire deve peró essere sottratta alla cronaca e alle contingenze, oltre che alla strumentalitá  politica.

L'arresto di Battisti, allora, potrebbe diventare occasione per una riflessione seria e matura. Mi paiono irrealistiche le proposte di amnistia, che capisco possano offendere qualcuno. E, del resto, sono tardive: 50.000 anni di carcere sono giá  stati scontati, una misura senza precedenti storici, mentre sono rimaste impunite le stragi. Il mio auspicio è semmai che si possa arrivare a una forma di indulto condizionato per coloro che sono fuggiti all'estero o sono ancora detenuti in Italia per i reati degli anni Settanta e Ottanta. Condizionato, cosí com'è stata la legge sulla dissociazione del 1987, a una presa di posizione chiara ed esplicita contro la violenza politica. In un percorso che veda operare una "Commissione per la veritá  e la riconciliazione".
Mi sembrerebbe il modo per evitare ambiguit√°¬†, unilateralismi e reticenze sul passato e, allo stesso tempo, per evitare di accanirsi a trent'anni di distanza. Come invit√≥ a fare, tre anni fa, Edwy Plenel, direttore della redazione di Le Monde: ¬ęSorprende l'accanimento contro questo mondo di vinti [sorprende ] il rifiuto di voltare pagina. Non, certo, senza averla letta ad alta voce e con lucidit√°¬†, senza tacere o dimenticare alcunch√©...¬Ľ.
E di nuovo colpisce che questa sensibilit√°¬† e acutezza sia pi√ļ facilmente venuta talvolta da chi dalle armi √® stato colpito. Come Indro Montanelli, che scrisse: ¬ęLe loro colpe i terroristi le hanno pagate non tanto coi lunghi anni di permanenza dietro le sbarre, quanto con la presa di coscienza non solo della inutilit√°¬†, ma anche della fallacia di tutto questo¬Ľ. Capisco benissimo che questa considerazione non pu√≥ recare conforto ai famigliari delle vittime. Ma neppure il carcere pu√≥ lenire o risarcire quel dolore.
Occorre provare a prendere atto che quegli anni sono stati una tragedia da entrambi i lati. Occorre provare ad andare oltre, nel rispetto di torti e ragioni. Occorre provare a recuperare una cultura diffusa che rinunci a fare del carcere e dell'ergastolo un valore di cui gioire.

 

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