News per Miccia corta

15 - 03 - 2007

``Porteremo a teatro la tragedia di Moro``

(la Repubblica, GIOVEDáŒ, 15 MARZO 2007, Pagina 57 – Spettacoli)

 

 

A trent'anni di distanza. Paolo Bonacelli sará  il protagonista. La storia dei 55 giorni. Il debutto in autunno 

 

 

RODOLFO DI GIAMMARCO 

 

 

ROMA - Fra un anno esatto, il 16 marzo 2008, ricorreranno trent'anni dal sequestro del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro a Roma ad opera delle Brigate Rosse, con relativa drammatica detenzione che, prevalendo il rifiuto netto di ogni trattativa, duró poi 55 giorni fino all'assassinio dello statista: questa immensa tragedia che - accostando politica, etica e sfera dell'individuo - avrebbe ispirato a Shakespeare un testo spinoso e universale, ha giá  le carte in regola per essere uno spettacolo documentario e problematicamente controverso che andrá  in scena nei nostri teatri fin dall'autunno prossimo. Sará  Paolo Bonacelli a impersonare la figura-chiave dell'uomo pubblico messo a tacere proprio quando stava definendo un compromesso storico fra Dc e Pci, e il lavoro intitolato Aldo Moro, una tragedia italiana, autori Corrado Augias e Vladimiro Polchi, regia di Giorgio Ferrara, produzione del Teatro Stabile di Sardegna, circolerá  da novembre a gennaio potendo tra l'altro contare fin d'ora sul Teatro Eliseo di Roma e sul Piccolo Teatro di Milano.

Il montaggio dei materiali, l'impostazione scenica dell'allestimento e la logica della contrapposizione di idee e strategie risponde a un disegno collaudato nel 2005 all'Istituto Italiano di Cultura di Parigi diretto dallo stesso Giorgio Ferrara. «L'impianto che Augias e Polchi hanno ricomposto da Moro, Bellocchio, Pasolini e Sciascia coinvolge due interpreti» spiega Ferrara «e questa coppia è formata dall'attore che impersona Moro e da un'attrice in panni di narratrice/cronista/coro che si fa portavoce delle due opposte concezioni d'un comportamento da tenere coi brigatisti, intransigente o umanitario».

La parte filmata s'avvale di brani del film Buongiorno notte di Bellocchio (Moro spiato dalla ragazza nella prigione del popolo) e del film Piazza delle cinque lune di Martinelli (con sequenze d'azione, e con l'uccisione finale). Altrimenti vengono in aiuto gli spezzoni in possesso degli archivi della Rai. La scenografia è composta da una gabbia astratta che rappresenta la prigione-scantinato. «Il protagonista, Bonacelli, è "costretto" dentro, in piedi. Non dialoga con nessuno. Recita una scelta delle lettere scritte dallo statista in quei giorni, una ventina delle piú significative, pagine che danno vita a un crescendo di parole, prima sussurrate e poi urlate. Il personaggio femminile, sorta di speaker, citerá  e leggerá  comunicati e cronache giornaliere, o commenterá  filmati senza sonoro». La colonna sonora è di Marcello Panni, con partiture da tragedia moderna che rimanda alla classicitá .

In che cosa consiste dunque lo spettacolo? Siamo di fronte a un tema delicato e irrisolto di morale politica e di rispetto della vita umana. «A suscitare forti emozioni e imbarazzanti contraccolpi sono i volti terribili dei vari Andreotti, Cossiga, Craxi, Forlani e Berlinguer ai funerali, la telefonata che avvisa del cadavere a Via Caetani, ma anche il tenore delle lettere di Moro che verso la fine, conscio che non si fa nulla per salvarlo, parla piú disperatamente da uomo e da cristiano. E Bonacelli dovrá  saper parlare anche con la sola sua presenza».

Ad assicurare un distacco dalle tensioni di quei giorni sará  un tulle trasparente in proscenio che fará  da schermo-filtro per i pezzi proiettati. «Lo spettacolo rilancia un tema duro, un dibattito irrisolvibile. Una volta tanto destra e sinistra potrebbero lasciare da parte le polemiche». Forse, invece, Aldo Moro, una tragedia italiana ne rinfocolerá  tante, di polemiche. Negli stessi autori si possono riscontrare due scuole di pensiero. «Giorgio è fratello di Giuliano Ferrara, che si schieró con Craxi per la trattativa» ricorda il co-autore Corrado Augias «mentre io al tempo condivisi la ragione della fermezza portata avanti da Eugenio Scalfari direttore di "Repubblica". Tutta l'Italia era riconoscibile in due partiti, con argomenti entrambi validi. L'intransigenza si poneva l'obiettivo di non cedere al ricatto dei rapimenti dei terroristi, e a costo dell'enorme sacrificio della vita di Moro le Br furono sconfitte. Ma il prezzo fu altissimo. Va detto».

Lo spettacolo a distanza di trent'anni riesce a mantenersi oggettivo? «Sí, al di lá  della pietá  e dell'ammirazione per la sottigliezza e poi per i moniti delle lettere di Moro, facciamo del tutto perché al pubblico giunga una pari quantitá  di informazioni e prese di posizione, ogni volta sostenute da una tragica forza. Tutt'al piú spingiamo a far riflettere: Moro fu rapito quando andava alla Camera ad annunciare l'ingresso dei comunisti nel governo. Si parló di servizi segreti americani, israeliani, addirittura del Vaticano. Restano ombre. Una cosa peró è certa: se la demenza politica delle Br nel tempo è la stessa, allora lo Stato apparve cieco e adesso mostra capacitá  di smascherare. Ecco almeno una certezza, in trent'anni». 

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