News per Miccia corta

06 - 03 - 2007

Tre esplosioni a Torino, nessun ferito. Si segue la pista anarchica

(la Repubblica, MARTEDáŒ, 06 MARZO 2007, Pagina 25 – Cronaca)

 

 

Ordigni nei cassonetti, trappola per la polizia 

 

 

Pentole riempite di polvere d'alluminio Il procuratore: potevano uccidere 

 

 

 

MEO PONTE 

 

 

TORINO - Pentole a pressione riempite di polvere d'alluminio piú fine del talco e nitrati e clorati "fatti in casa", attaccate a bombole di gas per il campeggio e innescate da timer da cucina. Tre ordigni rudimentali, ma di grande potenza, nascosti in altrettanti cassonetti piazzati nei punti strategici di un'isola pedonale nel quartiere piú elegante di Torino, la Crocetta. Sono esplosi a pochi minuti uno dall'altro in una sequenza programmata di fuoco e schegge. «Una trappola per pattuglie, sistemata in un budello di sensi unici» spiegano alla Digos, ricordando le bombe esplose nel 2003 sotto la casa di Romano Prodi, allora presidente della Comunitá  Europea, quelle scoppiate a Genova tempo dopo e le due fatte brillare nel giugno 2006 davanti alla Scuola Allievi Carabinieri di Fossano. ሠun tranello mutuato dai terroristi dell'Eta e che gli esperti chiamano "attract and kill", attira e uccidi.

 

La prima esplosione scuote il quartiere dove vivono perlopiú imprenditori e professionisti alle 4.25 di domenica notte. Il cassonetto di corso Trento va in frantumi con un'ondata di schegge che spazzano la strada e arrivano ai rami piú alti degli alberi del viale. ሠl'esca per la Volante del commissariato che sta pattugliando la zona. Quando arrivano gli agenti c'è giá  gente alla finestre. La prima rapida perlustrazione alle 4,35, dieci minuti dopo, è interrotta da un secondo boato. Salta in aria il cassonetto in corso Govone, all'angolo con il trafficato corso Einaudi, all'imbocco dell'isola pedonale. Fortunatamente il terzo ordigno, la vera trappola, piazzata nel cassonetto di via Arimondi, strada obbligata per correre al punto della seconda esplosione, fa cilecca. Il timer scatta alle 4,47, ma solo la polvere d'argento si infiamma.

 

Nessuno a visto niente, la zona non è sorvegliata da telecamere. La polizia scientifica raccoglie spezzoni e resti dei tre ordigni. In una bagno trova del sangue, ma alla Digos escludono sia collegato con l'attentato. Non c'è bisogno di aspettare la rivendicazione: la confezione degli ordigni è giá  una firma. Sono uguali a quelli di Bologna, Genova e Fossano, rivendicati dalla Cooperativa artigianale Fuochi e Affini e dalla Federazione Anarchica Informale. Al procuratore aggiunto Maurizio Laudi, capo del pool antiterrorismo della Procura di Torino, basta guardare il calendario per capire cosa significano quelle esplosioni. «Qualcuno ha voluto ricordare il 6 marzo di nove anni fa» spiega e si capisce che al giorno in cui furono arrestati Amedeo Massari, detto Baleno, la sua donna Maria Soledad Rosas e Silvano Pellissero, tre anarchici accusati degli attentati in Val di Susa. Arresti quelli del 6 marzo 1998 che furono anche l'inizio della stagione di violenza: Baleno e Soledad suicidi in carcere, la cittá  sotto assedio di squatter e anarchici, lettere esplosive spedite a magistrati e politici. «Fortunatamente le bombole da campeggio collegate alle pentole esplosive non sono scoppiate» sottolineano gli investigatori. Giuseppe Petronzi, il capo della Digos, esperto di antiterrorismo, consegna il suo rapporto in procura poche ore dopo. Ha allegato una cartina delle tre vie cosí che i magistrati possano subito comprendere il perché della scelta della zona e soprattutto il meccanismo della trappola in stile basco. «Un'isola pedonale con poche auto in sosta, solitamente deserta a quell'ora e senza telecamere» spiega piú tardi. I palazzi ospitano uffici, un ex convitto per ragazze madri che ora accoglie la sede del movimento per la vita, tre scuole professionali, due laboratori del Politecnico e l'aula per le conferenza dell'Universitá  della Terza Etá . Il procuratore capo Marcello Maddalena, confermando l'ipotesi della pista anarco-insurrezionalista, ammette: «áˆ un fatto gravissimo, solo il caso ha evitato che qualcuno fosse gravemente ferito o addirittura ucciso». 

 

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