News per Miccia corta

02 - 03 - 2007

Il caso Ronconi: un linciaggio ben riuscito

(Aprileonline.info, 01 marzo 2007)

di Giovanni Russo Spena

 

Le dimissioni della ex militante di Prima linea dalla Consulta degli esperti e degli operatori sociali sulle tossicodipendenze testimoniano come in Italia domini ancora una concenzione punitiva e vendicativa della carcerazione e della pena 


La campagna di linciaggio contro Susanna Ronconi ha avuto successo. L'ex militante di Prima linea si è dimessa dalla Consulta degli esperti e degli operatori sociali sulle tossicodipendenze, con una lettera al ministro della Solidarietá  Paolo Ferrero, che la aveva nominata. Contemporaneamente, lo stesso Ferrero ha annullato la nomina perché "illegittima". Susanna Ronconi è interdetta dai pubblici uffici e la sua presenza nella Consulta, pur non remunerata, è considerata pubblico ufficio. L'ex ministro nazional-alleato Maurizio Gasparri non si accontenta e chiede addirittura le dimissioni del ministro, reo a suo parere di aver violato la legge nominandola.

Al Senato, d'altra parte, giaceva una mozione di sfiducia individuale contro Ferrero motivata proprio dalla presenza della ex terrorista nella Consulta. Senza le dimissioni e l'annullamento ministeriale della nomina, l'approvazione della mozione non era affatto esclusa, dal momento che una forza della maggioranza, l'Italia dei valori, aveva condiviso le proteste della destra e, a livello individuale, era del tutto possibile che altri senatori centristi si aggregassero al momento del voto.
Le dimissioni hanno vanificato la mozione di sfiducia. In compenso hanno reso ancor piú scandalosa una vicenda di inciviltá  giuridica e civile a modo suo, purtroppo, esemplare. Susanna Ronconi si è macchiata di numerosi crimini, tra cui un duplice omicidio. Ha passato peró vent'anni in prigione, e il suo pieno recupero alla socialitá  civile è accertato al di lá  di ogni possibile dubbio, cosí come le sue competenze in materia di lotta alla tossicodipendenza, maturate nel coso di un'esperienza che data ormai da moltissimi anni.

Anche aldilá  dei pur fondati ragionamenti sulla natura specifica dei delitti politici degli anni '70-80, frutto di un clima storico particolare, il caso di Susanna Ronconi è di quelli che dovrebbero costituire motivo di giusto vanto per l'Italia e per la sua Costituzione. E' la Carta stessa, in uno dei suoi passaggi piú universalmente trascurati, a sancire che finalitá  della pena è non la vendetta ma il recupero del detenuto. I casi come quello di Susanna Ronconi, ben piú numerosi di quanto non appaia stando alle campagna stampa perennemente emergenziali, dimostrano che quella norma costituzionale non è vuota utopia, illusione da anime belle, ma pietra angolare di una strategia non solo civile ma anche efficace.
La bieca campagna orchestrata dalla destra, e da una parte della stessa Unione, dimostra invece su quali scogli quella strategia costituzionale lungimirante continua a infrangersi: gli istinti vendicativi di una parte della societá , fomentati ad arte dalle campagne medianiche, e la tendenza cinica di molti esponenti politici a cavalcare quelle pulsioni.

Il caso di Susanna Ronconi non è diverso da quello dell'indulto, provvedimento necessario, come sa chiunque abbia constatato di persona lo stato delle nostre carceri, la cui efficacia, in prospettiva, è stata fortemente limitata da una selvaggia campagna di disinformazione che ha "sconsigliato" alle forze politiche di muovere il necessario passo seguente, l'amnistia.
La vicenda che vede coinvolta Susanna Ronconi, dunque, ha una valenza generale che va oltre il caso personale e anche oltre il problema degli ex terroristi. Chiama in causa i princípi generali di una civiltá  giuridica e della stessa cultura generale di un paese. Negli ultimi anni il susseguirsi di campagne emergenziali e la paura della politica di fronte agli istinti peggiori dell'opinione pubblica hanno senza dubbio esercitato un'azione fortemente regressiva. Invertire questa tendenza dovrebbe figurare ai primissimi posti nell'agenda politica e culturale della sinistra.

 

*Capogruppo Prc al Senato

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