News per Miccia corta

16 - 02 - 2007

Nomi in codice: prof, sberla, tyson ``Ecco le guide dell`esercito rosso``

di GIUSEPPE D'AVANZO


<B>Nomi in codice: prof, sberla, tyson<br>"Ecco le guide dell'esercito rosso"</B>

La polizia di Padova mostra le armi sequestrate

QUATTRO sciagurati; nostalgici; velleitari; soltanto criminali; irragionevoli e ottusi frammenti del Novecento; pesci piccoli; e comunque presenza minimalista nei movimenti e nel sindacato. Forse. Puó darsi. Per intanto un documento, quasi il capitolo di un piano strategico segreto, svela il modulo legale/clandestino dell'organizzazione, la sua capacitá  d'infiltrazione nei sindacati e nei movimenti, la sua pericolositá . Se si vuole cominciare finalmente a capire - al di lá  del pregiudizio, del sospetto, dell'ideologia, del luogo comune, della pigrizia - che cosa sono le Brigate Rosse nella nuova e sorprendente edizione 2007, questo documento puó offrire una inedita luce al breve rosario di "prove" concrete scoperte negli ultimi quattro giorni.

I quindici arrestati di lunedí scorso si muovono a Milano, Padova, Torino, come se giá  fossero in guerra, con la circospezione del soldato clandestino. Sono armati, e discretamente, come si scopre con l'arsenale di Bovolenta. Preparano con cura laboriosa un'aggressione armata a "obiettivi" simbolici, come svelano le conversazioni intercettate. Hanno un progetto politico e organizzativo che coltivano da anni. Lo dimostra ora il "documento costitutivo" (febbraio 2001, titolo "Costruiamo organismi del partito comunista come prima tappa per la ripresa del processo rivoluzionario in Italia") sequestrato - era dietro un armadio - nell'appartamento di via Volturno 23 a Padova, nella stanza di Davide Bortolato, quadro della Fiom-Cgil.

Il documento dá  un senso, se cosí si puó dire, alla vita scelta da quei quindici in galera. Chiarisce la strategia e la forma organizzativa dei "Nuclei" territoriali - in questo caso, il padovano - che costituiscono il "Comitato Politico per la Ricostruzione del Partito Comunista". Dá  conto delle responsabilitá  e dei compiti dei dirigenti. Separa con precisione gli obiettivi e i campi di intervento. Il "lavoro aperto" deve muoversi nel sindacato, nei partiti, negli "organismi di massa" o accompagnare l'illegalitá  dei movimenti. La missione del "lavoro coperto" della cosiddetta "squadra", un nucleo ancora piú ristretto, è l'"espressione militare", l'"iniziativa armata".

Nella breve introduzione, il "documento costitutivo" affronta la "crisi economica prodotta dal sistema di produzione capitalistica"; traccia un breve "bilancio storico", negativissimo a quanto pare, dell'esperienza dei Carc, "i Comitati di appoggio alla resistenza - per il comunismo" (nati nel 1992 sono l'imbuto in cui finiscono tutte le scorie degli Anni Settanta, marxisti-leninisti, operaisti, trotzskisti, autonomia operaia, qualche frammento del vecchio terrorismo). I nuovi brigatisti hanno abbandonato la formazione, scrivono, perché si sono "scontrati con una direzione opportunistica con tendenze al revisionismo", incapace "di dare forma pratica a quanto abbiamo predicato".

Quasi con un sospiro di sollievo, raccontano di esserne "usciti" e di essere finalmente "nelle condizioni di dare avvio al lavoro del partito nelle forme e nei contenuti richiesti dal movimento rivoluzionario".

ሠla frase che apre il capitolo piú interessante del documento: "Programma di lavoro e compiti immediati per l'anno in corso". Vi sono definiti, anche con il nome di battaglia dei quadri dirigenti, le responsabilitá , i compiti interni, "la direzione del lavoro coperto".
Il nucleo territoriale padovano diretto da Davide Bertolato - si scopre - è organizzato in "settori". Ogni settore ha un responsabile. Tutti i responsabili fanno capo a un "responsabile politico".

Ecco il testo: "Definizione delle responsabilitá  e dei compiti interni. Per il miglior funzionamento interno perseguiamo questa divisione dei compiti e delle responsabilitá .

Responsabilitá . Responsabile politico (xxx): ha il compito di preparare, ordinare e dirigere il dibattito, orientare i compagni del Nucleo, riportare il dibattito e le decisioni dal Comitato Politico per la Ricostruzione del Partito Comunista (CPRPC), dare impulso alla propaganda e allo sviluppo del carattere politico-militare dell'organizzazione preoccupandosi in prima persona della preparazione ed esecuzione delle iniziative programmate, definire e raccogliere le quote dei singoli compagni.

Responsabile logistico e organizzativo (sberla): ha il compito di provvedere e centralizzare a livello locale la logistica (riunioni, documenti, attrezzatura). In stretta collaborazione con il responsabile politico, provvedere ai singoli aspetti organizzativi che lo sviluppo del carattere politico-militare comporta, curarsi del quadro politico-militare e delle formazione e del reclutamento.

Responsabile del lavoro di massa (prof): ha il compito di articolare e propagandare la linea tra le masse nei limiti che questo lavoro comporta, di dirigere gli ambiti del lavoro aperto.

Compiti. Definiamo la divisione dei compiti in merito alla costruzione del quadro comunista presente nei diversi settori di intervento. Il fatto che i nostri compagni intervengano in organismi di massa deve essere principalmente finalizzato alla costruzione del quadro e secondariamente al loro funzionamento".
Quindi, nel sindacato, nel movimento, nei partiti, gli uomini del Nucleo non hanno alcun bisogno di sostenerli davvero, di allargarne l'influenza o l'efficienza. Sono lí, iscritti al sindacato o al partito, soltanto per reclutare in quelle formazioni i militanti piú frustrati o rabbiosi o decisi per farne un "quadro comunista". Si prevede un'infiltrazione delle organizzazioni accurata. Il documento svela l'esistenza di tre "Settori" con un responsabile - Settore Donne (prof); Settore Operaio (xxx); Settore Giovani (tyson) - e una "Squadra" (sberla). Alla "Squadra" è affidato "il lavoro coperto".

Cosí lo definisce il documento: "Direzione del lavoro coperto. Ci poniamo il problema di dirigere anche gli altri ambiti del lavoro coperto che abbiamo finora generato in modo empirico. (...) Man mano che la crisi del sistema capitalista procede e provoca il movimento delle masse, emerge la necessitá  di valicare il confine della legalitá  borghese. Il partito deve raccogliere questa necessitá  e organizzarla adeguatamente in appositi ambiti coperti. (...)

Il terreno è quindi quello dell'espressione militante e militare delle masse. ሠsu questa base che il partito costruirá  uno dei principali strumenti della rivoluzione socialista: l'esercito rosso. Dobbiamo quindi distinguere l'iniziativa armata del partito, che in questa fase deve servire principalmente per fare propaganda politica, da quella che emerge dal carattere illegale e militare del movimento di massa. (...) L'esperienza fin qui condotta ci dimostra l'utilitá  della squadra che abbiamo promosso allo sviluppo del lavoro semiclandestino e nella crescita dei compagni sul fatto di adottare misure minime di sicurezza. Ci proponiamo di dare impulso a questo lavoro definendo un nostro responsabile interno (xxx). I terreni di lavoro della squadra sono: illegalitá  e lavoro militante di massa, promozione di organismi semiclandestini legati a organismi specifici (esempio, servizio d'ordine del Cpo Gramigna), definizione e verifica dei metodi di movimento, collaborazione su campi definiti con commissione organizzativa (controintercettazione e studio manuale organizzativo). I principali criteri di reclutamento alla squadra sono: sostegno al processo di ricostruzione del partito, spirito e slancio rivoluzionari, disciplina e militanza".

Il "documento costitutivo", lo ricordiamo, è del febbraio 2001 e giá  in quella data il redattore traccia il bilancio di un anno di lavoro (il 2000). Ora, gli investigatori si chiedono quanto strada abbia potuto fare dal febbraio 2001 al febbraio 2007, in Veneto, il progetto del Nucleo territoriale di Davide Bortolato. Non si nascondono che il reclutamento, la formazione, la militarizzazione della "squadra" e l'invasivitá  dei tre settori (Donne, Operaio, Giovani) puó aver allargato in modo significativo i ranghi dell'"Esercito rosso". Per intanto, si lavora per dare un cognome ai nomi di battaglia che indicano i responsabili del gruppo. Non sembra che quest'operazione, cominciata lunedí scorso, sia vicina alla conclusione.

(la Repubblica, 16 febbraio 2007)
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