News per Miccia corta

14 - 02 - 2007

Le nuove Br, i giuristi e gli iscritti Cgil. La svolta di Epifani

 
(Corriere della Sera, 14 febbraio 2007)
di
Dario Di Vico
E' una svolta. Bene ha fatto Guglielmo Epifani a uscire allo scoperto. A raccontare lo sconcerto e i dubbi di fronte all'arresto per terrorismo di otto iscritti alla sua organizzazione. Il leader della Cgil è stato onesto anche nell'ammettere che occorre interrogarsi sulla presa che vecchie parole d'ordine riescono ad avere ancora su una nuova generazione di attivisti sindacali. Eppure in questi anni di cose ne sono cambiate tante nell'universo del lavoro dipendente. Da noi non c'è stata una Thatcher che abbia assestato un grande schiaffo alle confederazioni ma il lavoro si è comunque destrutturato, la grande impresa ha perso centralitá , le fabbriche di oggi sono diventate irriconoscibili rispetto a quelle di solo dieci anni fa, quasi la metá  degli operai lavora nei servizi, ci sono piú tute blu in Emilia Romagna che in Piemonte e soprattutto l'Operaio ha perso la maiuscola. Non è piú una macchina per la lotta di classe, è risparmiatore, consumatore e cento altre identitá  transitorie.

Di fronte a queste novitá  l'inchiesta dei magistrati milanesi ci riporta al passato, ci consegna cartoline ingiallite, ci parla di un capo brigatista che vive in montagna e da lí riesce a guidare una piccola setta di tardo-operaisti che cercano di infiltrarsi nelle lotte dei no Tav o nelle proteste antiamericane di Vicenza. Ma gli arresti di lunedí ci riportano anche all'assurdo triangolo terroristi-sindacalisti- giuslavoristi che ci inquieta almeno dal 1983 quando Gino Giugni, padre con lo Statuto dei lavoratori di una delle leggi europee piú garantiste, fu gambizzato. Da allora è stato uno stillicidio, il terrorismo nelle varie rappresentazioni si è accanito contro i giuristi individuati come il reparto piú fragile e indifeso del riformismo italiano. Peró se non avessimo avuto i Giugni, i Tarantelli, i D'Antona, i Biagi, i Treu e gli Ichino avremmo una legislazione piú antiquata ma anche piú iniqua, meno preoccupata per le istanze dei deboli, in definitiva anti labour, non certo pro.

Eppure quella del giuslavorista, come ha scritto Ichino, resta una professione a rischio. E' vero che, a differenza di altri Paesi d'Europa, da noi gli intellettuali del diritto si sono impegnati di piú, hanno assolto nei momenti topici un ruolo di supplenza riformista nei confronti di leadership politiche e sindacali pigre e svogliate. A renderli indifesi non è stato peró solo l'opportunismo degli altri ma soprattutto la persistenza di vecchie culture politiche difficili da sradicare. Da noi il lavoro produce ideologia, le tasse no. Da noi esistono culture carsiche che hanno legato l'emancipazione del lavoro alla violenza, all'insurrezione e non si è fatto abbastanza per combatterle. Tanto che nel 2007 non siamo ancora riusciti a chiudere del tutto la partita con le Br.

Proprio per questo motivo il contributo che oggi puó dare il sindacato, in particolare la Cgil, è elevato. La svolta di Epifani è significativa e c'è solo da sperare che non sia lo scatto d'un giorno. Anche nel Pci degli anni 70 venivano di tanto in tanto scoperti iscritti e militanti toccati dal reclutamento terrorista. Dopo l'omicidio di Guido Rossa si decise di dare un taglio. Alcune cose in merito sono trapelate, altre non lo saranno mai ma negli anni successivi i partiti della sinistra si sono immunizzati dal virus bierre. Quando in un futuro non lontano, nei tempi morti della cronaca, dall'interno del sindacato giungerá  notizia di un'iniziativa di decontaminazione delle strutture di base (che come documenta Enrico Marro a pagina 11 non è mai avvenuta), allora si capirá  che la svolta di Epifani ha avuto successo.
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