News per Miccia corta

08 - 02 - 2007

Sul libro 1997 di Lucia Annunziata. ``Dietro la violenza bisogni veri``

(La Stampa, 12/1/2007)
Luigi Manconi
«Volevamo cogliere il briciolo di ragione profonda presente in quei gesti»

JACOPO IACOBONI
ሠvero che nel "˜77 l'ex organizzazione di Lotta Continua - pure sciolta da diversi mesi - «non fece l'unica cosa che andava fatta: una campagna totale e senza compromessi contro la violenza dell'Autonomia»? Oltre ovviamente ad Adriano Sofri, l'osservazione formulata da Lucia Annunziata interroga la parte «romana» di Lc (quel che restava di Lc), che aveva esponenti di spicco in Luigi Manconi, Marino Sinibaldi, Marco Lombardo Radice, e ospite il milanese Gad Lerner. ሠdi Manconi-Lerner-Sinibaldi una frase contenuta in un libretto pubblicato da Feltrinelli, e citata da Annunziata: «Il gesto del quindicenne, che ruba il machete dall'armeria saccheggiata per poi abbandonarlo dopo pochi metri (...) è "irrazionale", e per battere le posizioni che vogliono fare di questi gesti un'occasione di reclutamento, è necessario assumere le ragioni dei "teppisti", ed esaltare il pezzo (esile e contraddittorio) di veritá  comunista che contiene; non certo le ragioni dei piccoli commercianti o dei piccoli proprietari di piccole automobili».

Manconi, c'era snobismo, ferocia, e anche una certa tendenza al suicidio politico in quelle parole. Fu lei a scriverle?
«Io feci anche l'editing: quella frase sta in un libro scritto da Lerner, me e Sinibaldi; ma non era uno slogan da corteo, era una riflessione pubblicata in una rivista di cinema, "Ombre rosse", e in un libro di una collana curata dal filosofo Pier Aldo Rovatti. Se ne dicevano di molto peggiori, mi creda; ed era peraltro una frase che evocava l'Andrè Gide de I nutrimenti terrestri, quello che dice "Famiglie! Vi odio! Focolari chiusi; porte serrate; geloso possesso della felicitá ". Non eravamo cosí scemi, leggevamo dei libri, riflettevamo...».

Questo è evidente, ma con le P38 vicine qualcuno equivocava alati riferimenti letterari.
«Non c'è dubbio che noi vivevamo nella contraddizione, la attraversavamo, cercando di condurla a un esito non tragico, per quello che si poteva fare a quel punto. ሠdel tutto palese che l'atteggiamento di condiscendenza, se non di vera e propria indifferenza, verso interessi e diritti dei normali cittadini fosse decisamente idiota».

I proprietari di una piccola macchina non erano certo affamatori di popolo, né per forza reazionari...
«Ma certo. Tanto piú che, per esempio, la Annunziata era proprietaria di una piccola auto; io no, perché privo di patente, e guidavo perigliosamente un Garelli. Comunque, evocando Gide e contrapponendo paradossalmente ai normali cittadini il "quindicenne", io, Lerner e Sinibaldi volevamo cogliere quel briciolo di bisogno vero e di ragione profonda che c'era - oltre tutte le degenerazioni, e gli orrori - in quel gesto».

Quello che assalta l'armeria di via Giulia e butta via per strada il bottino.
«Sí».

Il che riconduce alla critica piú severa che vi rivolge il libro: potevate fare una campagna senza compromessi contro la violenza degli autonomi e non la faceste. Ma potevate davvero? I ventenni del "˜77 filavano ancora Sofri, Manconi, Lerner, o ormai la miccia era accesa, e andava per conto suo?
«áˆ sempre errato valutare i percorsi storici come se fossero l'esclusivo esito delle volontá  dei gruppi dirigenti. Io ero andato via da Lc nel gennaio 1976; Lc si scioglie nel settembre successivo; dunque, fu colta di sorpresa dal "˜77. A quel punto, come singoli militanti noi ci impegnammo come potemmo per bandire ogni pratica e ideologia della violenza; cercammo di salvare il salvabile. Spesso anche al limite, e talvolta oltre lo scontro fisico e la minaccia esplicita».

La Annunziata le è grata di averla fisicamente difesa, con Sinibaldi, quando fu attaccata dagli autonomi.
«Occasioni dure ce ne furono tante. Al convegno di Bologna, al quale ero andato con la mia amica Nadia Fusini, noi ex di Lc dovemmo compiere un'impresa ginnica per consentire al nostro compagno di parlare. E sa chi scegliemmo di far parlare? Marco Boato.

«L'unico di tutti noi che non avesse mai avuto nessun cedimento alla violenza. Peró il "˜77 non fu solo violenza, fu un processo di grande innovazione culturale e sociale».

Manconi, lei dice che nel "˜77 il "congedo" di Lc dalla violenza era giá  stra-avvenuto. Resta qualcosa da svelare sugli anni in cui quel congedo ancora non c'era, gli anni dell'assassinio di Luigi Calabresi?
«Per quanto mi riguarda, e se posso permettermi di parlare anche per Adriano Sofri, dico che sono state spese le parole della piú incondizionata, e spietata autocritica. Sofri ha detto che quella contro Calabresi "fu una specie di lapidazione"; e posso assicurarvi che prende su di sé responsabilitá  di tanti che in quegli anni hanno scritto e pensato cose analoghe».
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