News per Miccia corta

02 - 02 - 2007

Finardi: la violenza uccise la speranza

(la Repubblica, VENERDáŒ, 02 FEBBRAIO 2007, Pagina IX – Milano)

 

 

"Il radicalismo dell'autonomia sfoció nella lotta armata: e fu la morte del "˜68" 

"I giovani che volevano "˜tutto e subito' fecero carriera nella Milano da bere" 

 

ALESSANDRO BERTANTE 

 

 

Con Alberto Camerini e Gianfranco Manfredi, Eugenio Finardi era considerato il cantautore piú vicino al movimento della sinistra extraparlamentare milanese durante gli anni Settanta, autore di canzoni che sono diventate veri e propri inni generazionali, come Musica ribelle, La radio ed Extraterrestre.

Che cosa ricorda del Movimento del 1977 a Milano?

«Per noi fu sconvolgente. Con la nascita dell'Autonomia ci sentimmo tutti scavalcati a sinistra. Per me poi, che ero del PCI, fu un attacco frontale a tutto ció in cui credevo. Nel Settantasette tutto quello che era considerato impegno politico viene messo in discussione radicalmente. Ma in realtá , mi duole dirlo, con il Settantasette cominciano gli anni di piombo e gli anni Ottanta della restaurazione. Era un delirio. A un certo punto sono spuntate le pistole in mano agli elementi piú egocentrici e irresponsabili. E con le pistole è comparsa l'eroina».

Lei peró era considerato un cantautore vicino al Movimento?

«Senza dubbio, avevo fatto tutti i festival di Re Nudo, da Zerbo al Parco Lambro fino al 1976, ed ero considerato un frikkettone. Ma come sensibilitá  ero lontano dall'Autonomia e per questo fui piú volte contestato pesantemente. Senza contare che il mio disco Diesel, uscito proprio nel 1977, cominciava con Tutto subito, una canzone fortemente critica nei confronti degli autonomi».

Chi erano i giovani militanti del Settantasette?

«Di estrazione borghese piú che altro. Volevano tutto e subito, in modo quasi infantile. Lotta armata e pistole erano espressione di un radicalismo basato sul nulla. Fu la morte del Movimento nato degli anni Sessanta».

Il Settantasette viene sempre ricordato per il suo misto di creativitá  e violenza.

«Francamente non la vedo tutta questa creativitá , perlomeno non a Milano».

Quali i luoghi della cittá  piú significativi?

«Macondo, in via San Marco, il locale di Mauro Rostagno. E la Cramps in via De Amicis, la casa discografica che pubblicava i dischi miei, degli Area e di Camerini, fondata da Gianni Sassi, grande intellettuale situazionista».

Si parlava molto di personale che diventa politico.

«Ne parlavo anch'io in una mia canzone, Zucchero. Ma lo slogan "Il personale e politico" è precedente al '77 di almeno cinque anni».

Che fine hanno fatto i settantasettini?

«Si sono trovati il loro spazio nella Milano da bere degli anni Ottanta».

Cosa rimane di quella esperienza?

«Rimane tanto del punk inglese, che cambió la musica e il costume sociale di tutto il mondo. Francamente del '77 italiano e milanese rimane poco, quel che c'è di buono è ereditá  del Sessantotto. Nonostante l'anniversario, non c'è molto da celebrare».

C'è ancora spazio nel 2007 per la "musica ribelle".

«No, i ragazzi di adesso sono troppo realisti: riescono a spendere cinquanta euro per un concerto senza battere ciglio e la cosa mi sconvolge. Perché non fanno casino? La musica ora si scarica dal computer e temo abbia perso la carica eversiva dei miei tempi. Comunque troppo vecchio per saperlo, troppo distante dai loro bisogni». 

 

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