News per Miccia corta

25 - 01 - 2007

I delitti della Marina militare argentina

(il manifesto, 25 gennaio 2007)

 

 

 

Geraldina Colotti


Riprende oggi nell'aula bunker di Rebibbia a Roma il processo contro cinque ufficiali argentini, responsabili dell'omicidio di Angelamaria Aieta Gullo e di Giovanni e Susana Pegoraro. Delitti compiuti durante gli anni della dittatura militare che, dal 1976 all'83 causó la morte di 30.000 persone. Oltre 4.000 vennero eliminate nella caserma della Marina militare (Escuela Superior de Mecanica de la Armada - Esma -), uno dei centri di tortura allestito in piena Buenos Aires e oggi trasformato in museo della memoria. Fra gli scomparsi, numerosi italiani, buttati a mare con i «voli della morte» o periti sotto tortura. Per questo, a seguito dell'inchiesta condotta dalle famiglie degli scomparsi, nel novembre 2004, il Pubblico ministero Francesco Caporale aveva chiesto il rinvio a giudizio dei militari argentini Emilio Massera, Jorge Acosta, Alfredo Astiz, Jorge Vildoza, Antonio Héctor Febres, Antonio Vanek: ufficiali e sottufficiali del Grupo de Tareas 3.3.2, specialisti in tortura all'interno dell'Esma.
Susanna Pegoraro fu sequestrata insieme al padre il 18 giugno 1977. Trasferita all'Esma, partorí una bambina, che venne «adottata» alla nascita da un sottufficiale della Marina, e fu ritrovata poi nel 1999 grazie alla battaglia delle Madri e delle Abuelas di Plaza de Mayo. Angela Aieta venne rapita invece il 5 agosto del 1976 e portata all'Esma, dove venne fatta sparire. Aieta, che all'epoca aveva 56 anni, era attiva nei gruppi di assistenza ai prigionieri politici come suo figlio, Juan Carlos Dante Gullo, arrestato nel '75. Allora capo della gioventú peronista, Dante fu Ministro della gioventú nel '73, durante il governo progressista di Héctor Campora, e poi diventerá  uno dei massimi dirigenti della guerriglia montoneros. Oggi è in aula a Rebibbia, come testimone. «Ho rivisto mia madre 15 giorni prima che la facessero sparire - racconta adesso al manifesto - era una donna combattiva e solidale, che denunciava la situazione dei prigionieri politici e aiutava i ricercati. Sono stato arrestato durante il governo di Maria Estela Martinez de Peron - ricorda ancora - Mi hanno portato nel carcere di Sierra Cica, un centro di detenzione dura a est di Buenos Aires. Mi hanno torturato per tre giorni, ma le proteste dell'opposizione, ancora attiva, impedirono l'intervento dei paramilitari». Dante Gullo è rimasto in carcere per 8 anni. Ora, in Argentina ha istituito una fondazione per ricordare la madre e il fratello minore, Salvador Jorge, anch'egli scomparso, ed è attivo nella Plataforma latinoamericana: «un organismo - spiega - che lavora a fianco dei movimenti nella promozione dei diritti sociali ed economici e del bilancio partecipativo, e s'impegna nella lotta contro l'impunitá ».
La famiglia Gullo, originaria di Cosenza, è assistita dall'avvocato Ernesto Magorno, che rappresenta anche la Provincia di Cosenza e la regione Calabria. «Ci sono dei sopravvissuti che hanno visto all'Esma Angela Maria Aieta - racconta il legale - L'attrice Hebe Lorenzo, ammanettata su un pagliericcio vicino alla Aieta insieme ad altre 70 persone. E Marta Alvarez, una delle poche ad aver partorito all'Esma e ad essersela cavata insieme al neonato». Oggi alle 16,30, entrambe parteciperanno alla conferenza stampa a Palazzo Valentini (Via IV Novembre, 11)/a). Dice ancora Magorno: «Sono trascorsi appena 25 anni dai quei tragici fatti , in cui furono implicati anche fascisti italiani, settori della chiesa, massoneria e partiti politici che sostennero la dittatura argentina. All'Esma c'era un laboratorio di falsificazione dei documenti in cui è stato contraffatto anche quello di Licio Gelli. A qualche giorno dalla giornata della memoria, è un'occasione per riflettere e per dire: mai piú».

 

 

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