News per Miccia corta

26 - 01 - 2007

``No all'antisemitismo mascherato``

(La Repubblica, VENERDáŒ, 26 GENNAIO 2007, Pagina 13 – Interni)

 

 

  

Napolitano: l'antisionismo nega la sicurezza di Israele 

Foa: condivido tutto, tra il presidente e D'Alema nessuna contraddizione 

 

GIORGIO BATTISTINI 

 

 

ROMA - La violenza organizzata è nascosta nelle pieghe della storia umana. E dunque, per prevenirla, è necessario «combattere con successo ogni indizio di razzismo, violenza e sopraffazione contro i diversi, e innanzitutto ogni rigurgito di antisemitismo. Anche quando si traveste da antisionismo». Al Quirinale si celebra con breve anticipo la giornata della memoria in ricordo della shoah, lo sterminio nazista degli ebrei. E Giorgio Napolitano dice chiaro, aprendo le manifestazioni, che «antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello Stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza oggi, al di lá  dei governi che si alternano nella guida di Israele».

Nel salone dei Corazzieri oltre cinquecento persone, a partire dalle massime cariche dello Stato. In prima fila Prodi, Marini e Bertinotti e il presidente della Corte costituzionale Franco Bile. Ci sono giovani delle scuole romane di ritorno da una visita ad Auschwitz e anziani italiani di religione ebraica deportati settant'anni fa, scampati ai campi di sterminio tedeschi. La giornata della memoria. Perché, come disse Primo Levi, "ció che è accaduto puó ritornare". E lo scrittore indicó, spiega Napolitano, «tutti i pericoli dai quali dobbiamo guardarci, tutti i fenomeni che possono sfociare in aberrazioni come la Shoah. Non abbiamo forse visto, in anni recenti, e non vediamo oggi affacciarsi alcuni di quei fenomeni, in piú parti del mondo, e anche non lontano dal nostro Paese?». L'antidoto contro il passato è la "nuova Europa", una comunitá  di Stati e di popoli «amanti della pace, animati da spirito d'amicizia e tolleranza, dal rispetto dei diversi da noi». L'antidoto contro quel passato, ha spiegato in un recente saggio Edgar Morin, è l'«integrazione delle coscienze che l'Europa produce, con l'umanesimo, l'universalismo, l'ascesa progressiva di una consapevole visione planetaria».

Fondamentale, nel ricordo del presidente della Repubblica, insieme all'invito a serbare la «memoria e il peso degli anni bui delle leggi razziali del fascismo e delle persecuzioni antiebraiche della repubblica di Saló», il pensiero che, come in Francia, anche in Italia «la luce venne dalle imprese dei Giusti». Di coloro cioè che offrirono «solidarietá  verso i fratelli ebrei perseguitati, esposti alla minaccia della deportazione, della tortura, dello sterminio nei campi come Auschwitz». La Shoah in Italia fece 7579 vittime, tornarono solo 837 persone. Ebbene «quei Giusti», ha concluso Napolitano, «hanno salvato l'onore dell'Italia. E oggi dobbiamo rendere loro onore, con profonda e sempre viva riconoscenza». La memoria della Shoah, spiega il ministro dell'Istruzione Fioroni ricordando l'attivitá  delle scuole,, «non puó esaurirsi banalmente nelle celebrazioni d'una giornata». E infatti, spiega il sindaco di Roma, Veltroni, «il valore del progetto che portiamo avanti è quello di formare nuovi testimoni».

Le parole di Giorgio Napolitano sono state molto apprezzate, non solo dalla comunitá  ebraica. «In un momento come questo in cui si sente parlare di negazionismo», dice Vittorio Foa, padre storico della sinistra italiana, «le affermazioni di oggi del presidente della Repubblica sono un giudizio fermo. E io sono completamente d'accordo con lui. Tra le affermazioni del presidente e le posizioni del nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema non vedo nessuna contraddizione». «Un passaggio storico», commenta senza esitazioni Riccardo Pacifici, portavoce dell'ebraismo romano. Si riferisce al passaggio in cui il presidente afferma che l'antisionismo nega la sicurezza di Israele. «Un grazie dunque a Giorgio Napolitano, da tempi non sospetti impegnato a tenere saldo il nostro Paese, l'Italia, al patto Atlantico, agli Usa, a Israele e a tutti i paesi del mondo che prosperano nella libertá  e nella democrazia». Un discorso proveniente dal «cuore, non dal cervello», dice Elio Toaff, ex rabbino capo di Roma. Una «celebrazione molto seria, che tocca l'intimo». 

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