News per Miccia corta

26 - 01 - 2007

Il governo: per l'odio razziale carcere fino a quattro anni

(La Repubblica, VENERDáŒ, 26 GENNAIO 2007, Pagina 12 – Interni)

 

 

Nel ddl approvato alla unanimitá  reintrodotte le pene della legge Mancino 

Previsto anche il reato di discriminazione sessuale. Plaudono i gay 

 

LIANA MILELLA 

 

 

ROMA - Non è proprio quel secco reato di negazionismo della Shoah che il Guardasigilli Clemente Mastella aveva in mente e per il quale si era speso anche a livello europeo ottenendo il consenso dei suoi colleghi della Ue. Ma è comunque e soprattutto con l'accordo pieno di tutto il consiglio dei ministri, un nuovo inasprimento delle norme che puniscono chi diffonde idee sulla superioritá  di una razza e chi commette o incita a commettere atti di discriminazione razziale, etnica, religiosa. Nel primo caso si potrá  finire in carcere fino a tre anni e nel secondo fino a quattro.

Rispetto all'allarme diffuso tra gli intellettuali e gli storici che si finisse per mettere le manette a un'ideologia anche se profondamente e gravemente di destra, il ministro della Giustizia tiene fede all'impegno di «non introdurre reati di opinione». Ma nei sei articoli che escono con l'imprimatur di palazzo Chigi non compare mai la parola "negare" che figurava invece nelle norme spedite in pre consiglio l'altro ieri da via Arenula. Ovviamente, quando il disegno di legge sará  approvato, alla fine toccherá  ai magistrati stabilire fino a che punto un comportamento, un tipo di propaganda, una formulazione linguistica usata in pubblico potrá  rientrare, oppure no, in una fattispecie punibile con la detenzione. Ma la legge di Mastella è difficile che possa servire per mandare in carcere l'autore di un libro che nega l'esistenza dei campi di sterminio.

La comunitá  ebraica è comunque soddisfatta (il portavoce romano Riccardo Pacifici «plaude» pubblicamente all'iniziativa di Mastella), si placano le dissidenze (soprattutto quelle del vice premier Francesco Rutelli), rimangono lamentele solo a sinistra. Come quelle del presidente della commissione Giustizia del Senato Cesare Salvi (sinistra Ds) per cui «la sanzione penale delle idee, in un sistema democratico, deve essere considerata solo un'estrema ratio in circostanze eccezionali». E come quelle di Daniele Farina, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera ed esponente di Rifondazione, che teme «l'effetto boomerang» in quanto le nuove norme potrebbero «consentire ai gruppi negazionisti di farsi pubblicitá ».

In realtá , il ddl è giuridicamente abile in quanto ripristina gli articoli piú severi della legge Mancino del 1993 che punivano «la discriminazione, l'odio e la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi» e che l'anno scorso, proprio sul finire della legislatura, erano stati modificati dall'ex Guardasigilli Roberto Castelli nell'ambito di una piú complessa legge che depenalizzava i reati d'opinione, vero e proprio cavallo di battaglia della Lega per un quinquennio. Mastella invece torna indietro e lavora di cesello. Laddove la Castelli parlava di «propaganda» viene reintrodotto il concetto di «diffusione» e dove si parlava «istigazione» torna l'espressione ritenuta piú forte dai giuristi del ministero, cioè quella di «incitamento». Con la piena soddisfazione del diessino Franco Grillini, leader storico dei movimenti gay, la legge introduce tra i reati di odio anche la discriminazione per l'orientamento sessuale. Le pene accessorie della legge Mancino (attivitá  non retribuite, obbligo di dimora, sospensione della patente di guida, divieto di partecipare alla propaganda elettorale) varranno anche per i propalatori di idee razziste. 

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