News per Miccia corta

18 - 01 - 2007

``Un'ossessione sbagliata per un'intera generazione``

(La Repubblica, GIOVEDáŒ, 18 GENNAIO 2007, Pagina VII – Milano)

 

 

 

la pacificazione Per arrivarci dovremo essere capaci di mettere le due vittime sullo stesso piano 

le scritte Sui muri c'erano scritte contro mio padre. Ma quando fu ucciso molti avevano cambiato idea 

 

ANDREA MONTANARI 

 

 

Nando Dalla Chiesa, sottosegretario all'Universitá , anche suo padre prima di essere assassinato dalla mafia era stato interpretato come uno dei simboli della repressione. Cosa ricorda dell'esperienza di quegli anni?

«áˆ vero che negli anni Settanta potevo trovare sui muri scritte contro mio padre. Peró, quando l'uccisero, sia perché c'era stata una presa di distanza contro il terrorismo e sia contro la mafia, quelli che lo avevano visto come avversario in gran parte avevano cambiato idea. Peró...»

Peró?

«Ricordo che quando Franco Parenti organizzó per primo una serata al Pierlombardo contro la mafia, ci fu uno della vecchia sinistra tra il pubblico che disse: perché dobbiamo ricordare il generale Dalla Chiesa? Ma fu subito isolato».

Cosa ricorda della figura di Luigi Calabresi?

«Nel 1999 gli dedicai il primo capitolo del mio libro Storie eretiche di cittadini per bene, perché ho sempre pensato che c'era un'eresia nella sua vita».

Quale?

«Quella di essere riuscito a non conformarsi al mondo della destra di quegli anni. Ho sempre ritenuto una cosa assurda che il nome di Calabresi venisse consegnato a una parte politica. E invece è diventato una specie di ossessione antropomorfa dello stato della repressione. Una generazione non puó identificare la repressione in un commissario di polizia».

Si spieghi meglio.

«Quando fu ucciso Calabresi molti pensavano che fosse coinvolto con la morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli. Quella veritá  non è stata mai chiarita fino in fondo, se non che Calabresi non era piú nella stanza dell'interrogatorio di Pinelli quando voló dal quarto piano della Questura».

Dunque?

«Non si puó non considerare quanta fatica sia costata in questi anni a chi ha militato in lotta Continua dire che avevano sbagliato. Ma fu terribile quando ci fu chi fischió la vedova di Calabresi mentre si recava all'obitorio per vedere il marito morto».

Si arriverá  mai a una vera pacificazione?

«Sono d'accordo con la decisione di ricordare Calabresi con una targa e una stele. Ma per arrivare a una pacificazione dovremo essere capaci di mettere queste due vittime sullo stesso piano. Calabresi è stata la prima vittima di un omicidio politico legato alla teoria della lotta armata. E Pinelli una vittima innocente della repressione». 

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