News per Miccia corta

18 - 01 - 2007

Dichiarazione di Segio a proposito di un`intervista di Oreste Scalzone

In un giorno particolare, anziché eventualmente gioia o gratitudine per i suoi avvocati Oreste Scalzone preferisce distillare veleno. Vedo infatti (Il Giornale del 18 gennaio) che, dalla sua nuova condizione di ex rifugiato e di persona libera, non rinuncia alla campagna denigratoria contro chi (e in particolare nei miei confronti), a differenza sua, ha scontato decenni di galera a causa di una storia per lungo tratto comune.

Se non altro viene cosí indirettamente smentito chi afferma che in oltre un quarto di secolo Scalzone non sia mutato: in realtá , da rivoluzionario professionale qual era si è progressivamente trasformato in calunniatore di professione.

Ma al di l√°¬† dei suoi ricorrenti insulti, sconcerta la cattiva memoria, o la malafede, di Scalzone quando traccia il confine tra movimento, le pratiche armate e l'omicidio politico, nell'eterno tentativo di dividere i "buoni"¬Ě dai "cattivi"¬Ě, gli "innocenti dai "colpevoli"¬Ě, i feritori dagli omicidi, rivendicando una sua distanza e differenza. Quando invece in quegli anni quelle pratiche erano strettamente intrecciate (basti ricordare i poliziotti uccisi a colpi d'arma da fuoco durante le manifestazioni del 77) e non vi erano confini che non fossero quelli della valutazione politica contingente e dell'opportunit√°¬†.

Se non documenti e discussioni dell'epoca, Scalzone dovrebbe almeno rammentare la citazione bretchiana che proprio lui a quei tempi pi√ļ amava e proponeva di continuo: ¬ęChe cos'√® un grimaldello di fronte a un titolo azionario, che cos'√® la rapina di una banca di fronte alla fondazione di una banca, che cos'√® l'omicidio di fronte al lavoro...¬Ľ.

Una logica sciagurata, che ha prodotto tragedie e che andrebbe semplicemente dichiarata tale, senza con questo necessariamente buttare il bambino con l'acqua sporca, vale a dire il positivo di quei movimenti e di quegli anni rispetto al negativo della organizzazione della lotta armata e della ¬ęinsurrezione¬Ľ o della ¬ędittatura proletaria¬Ľ, invocata in particolare da Potere operaio, che quei movimenti e quel positivo ha contribuito a soffocare. Ma Scalzone preferisce maramaldeggiare e continuare a proporre la lista dei buoni e dei cattivi: buoni e dignitosi sarebbero quei brigatisti che non hanno voluto usufruire degli istituti "premiali"¬Ě della legge Gozzini (e anche su questo si dimostra tanto disinformato quanto prevenuto, giacch√© non vi √® alcuno di loro che non usufruisca della legge Gozzini; peraltro, e contraddittoriamente, sono quegli stessi benefici premiali che ora Scalzone rivendica per il suo amico Persichetti), mentre cattivi e venduti sarebbero i dissociati.

Nonostante tutto questo, sono sinceramente contento che le condanne di Scalzone siano andate in prescrizione. Mi auguro che lo siano presto anche quelle di tutti gli altri rifugiati, cos√≠ come che un provvedimento di soluzione politica possa liberare quanti sono ancora in carcere in Italia dopo quasi trent'anni. Per quelle vicende sono gi√°¬† stati scontati complessivamente 50.000 anni di carcere. Una misura senza precedenti storici, che pur non consentendo di dimenticare il sangue e i lutti, dovrebbe poter consentire per davvero di voltare pagina. Permettendo non solo ai "generali"¬Ě ma anche ai semplici "soldati"¬Ě di tornare a casa. In ogni rivolta sconfitta degna di questo nome, i comandanti dovrebbero abbandonare la nave per ultimi. In quella nostrana √® successo troppo spesso l'inverso.

 

 

 

Sergio Segio

 

 

 

 

 

 

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