News per Miccia corta

16 - 01 - 2007

UNA SESSANTOTTINA FRA VECCHI PRECOCI ED ETERNI BAMBINI...

Foto U. Pizzi

(La Stampa, 16 gennaio 2007)
 

Massimo Gramellini

Il saggio romanzesco, ma per nulla romanzato di Lucia Annunziata sul "˜77 ("1977 – L'ultima foto di famiglia", Einaudi – ndD) coglie la sinistra nell'ultima foto di gruppo prima della disgregazione. E si rivolge soprattutto a loro, ex, neo, post e anticomunisti di sinistra, che il "˜77 lo hanno interpretato da protagonisti sofferti e sembrano condannati a viverne in eterno le contraddizioni. Per capire perché i riformisti non sopportano Bertinotti, i girotondini D'Alema e Nanni Moretti praticamente nessuno, bisogna rovistare nell'armadio di quell'anno. Tutti gli scheletri rossi sono lí. Il divorzio della politica dall'utopia. Il dialogo impossibile fra chi vuole conquistare le istituzioni e chi è interessato solo ad abbatterle. La psicosi difensiva dei dirigenti di scuola comunista che nei contestatori e nei violenti non vedono mai dei figli ribelli, ma un complotto delle forze della reazione.
Con il passo serrato della cronaca, l'autrice racconta i fatti dal punto di vista di quella generazione di sessantottini che oggi ci governa, ma che allora si trovó a subire piú che a guidare un movimento che col "˜68 giá  non c'entrava piú niente, perché aveva smesso di credere nella possibilitá  di cambiare il mondo attraverso la presa del potere e anticipava piuttosto i temi della modernitá : l'individualismo, la rabbia iconoclasta e il precariato, inteso come assenza di protezione e di futuro. Rispetto ai fratelli maggiori del "˜68, che volevano portare l'immaginazione al potere e invece ci hanno portato solo l'immagine (la loro), gli studenti e i lavoratori precari (allora si diceva «non garantiti») del "˜77 si presentano come una cavalleria scatenata, e non solo nella violenza, anche nella fantasia irriverente e allergica a ogni autoritá .

Ma una cavalleria priva di stato maggiore: il pci e il sindacato. Di fanteria: gli operai delle fabbriche. E di retrovie: la stragrande maggioranza dei liceali, ormai avvinta fra le spire del Riflusso. Per molti adolescenti di allora il "˜77 non fu l'anno delle P38, ma della Febbre del Sabato Sera. Altre differenze: al "˜77 manca la dimensione internazionale (unica eco all'estero sará  l'immancabile manifesto di solidarietá  degli intellettuali francesi ) e un progetto politico che non sia quello di distruggere tutto. Ma per Annunziata il movimento non puó essere ridotto solo alla violenza o alla convivenza con chi la praticava.

Gli «indiani metropolitani» sono i primi a intuire le nuove frontiere della comunicazione, tanto che molti dei loro leader, quelli non morti di overdose, diventeranno apprezzati autori televisivi. Se la storia del "˜68 l'avevano scritta i tazebao maoisti fotocopiati dagli «angeli del ciclostile», il nuovo verbo passa attraverso le radio (la bolognese Alice, soprattutto), i giochi di parole («Lama non l'ama piú nessuno»,) e i coretti in rima («Magri scemo, guarda quanti semo»), mentre cresce l'insofferenza per la mediazione giornalistica degli avvenimenti e si elegge a unica fonte credibile la rubrica delle lettere di Lotta Continua, una specie di antesignano dei blog.

Al crocevia di questo pandemonio, l'Annunziata osserva la scena dalla redazione del manifesto e ne diventa attrice, prima partecipe e poi sempre piú critica, testimoniando la parabola di un movimento che all'inizio aveva catalizzato l'insofferenza di moltissimi giovani di sinistra per il grigio pci, salvo poi perdere i pezzi a mano a mano che si lasció trascinare da una minoranza di rivoluzionari freddi e ossessivi su una strada senza ritorno.

 

L'episodio cruciale è l'assassinio di Casalegno, vicedirettore de La Stampa. Un delitto condannato in un'intervista dal figlio, militante di Lotta Continua. Per Annunziata quella scena drammatica segna la fine dell'ambiguitá  con cui il gruppo di Sofri, a differenza di altre tribú di sinistra, aveva seguito l'involuzione sanguinaria della protesta. Il libro fará  discutere: soprattutto i coetanei dell'autrice che ci si ritroveranno dentro, dal giovane e giá  dalemiano D'Alema a Paolo Mieli, impassibile fumatore di sigari in mezzo alla tormenta. Anche se gli strali piú acuti Annunziata li riserva agli eterni bambini di Lotta Continua e ai vecchi precoci del Pci, che di lottare avevano perso la voglia da tempo.

 

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 L'ALBUM DI FAMIGLIA
Da "1977 – L'ultima foto di famiglia" di Lucia Annunziata

ADRIANO SOFRI - VUOLE VIVERE CON IL TERREMOTO...
Per lui «l'unico modo per sopravvivere è vivere con il terremoto», una frase che rimarrá  nella mente della sinistra per sempre. Come «Bisogna scegliere tra realismo politico e utopia politica. Chi sta per il primo puó andarsene altrove».

PAOLO MIELI - LO INSULTANO: «SPIA, SPIA»...
Tutti gli sguardi si rivolgono verso di lui, e l'urlo diventa un coro, «Spia, spia». Mieli si alza in piedi, con il suo mezzo sigaro in mano, si mette una mano nella tasca dei pantaloni di velluto, e rimane a prendersi gli insulti, fermo, con un mezzo sorriso stampato sul viso.

MASSIMO D'ALEMA - LO CHIAMIAMO «QUESTURINO»...
Niente Clarks, niente jeans, niente eskimo, ostentato uso della giacca, ai nostri occhi simbolo di ogni conformismo. E persino poco Marx. Molto Togliatti, molto partito, molta «egemonia». Nacque cosí, la definizione per lui di «questurino».

 

WALTER VELTRONI - CON CHI SFONDA I PICCHETTI...
Trecento militanti comunisti forzano i picchetti del movimento ed entrano nell'Ateneo. Presente il capo della Fgci romana, Walter Veltroni.

CARLO RIVOLTA - BELLO, HA L'ARIA DA PIRATA...
Era un bel ragazzo, come erano belli i ragazzi allora, con quell'aria un po' da pirati un po' da predicatori, capelli lunghi, giacca di velluto d'ordinanza.

MARINO SINIBALDI – «SCEMI VOI» AGLI AUTONOMI...
Grida agli autonomi, «ma scemi siete voi!». A estremo rimedio, mi solleva da terra e mi porta alle spalle di uno ben piú corposo di lui.

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