News per Miccia corta

14 - 01 - 2007

``Processare dei vecchietti? Sarebbe l'ora del perdono``

(La Repubblica, Pagina 9 – Cronaca) 

 

 

 

 

 

ALBERTO CUSTODERO

 

 

ROMA - «Portare oggi, 63 anni dopo l'Occupazione nazista, dei vecchietti di 80 anni in tribunale non credo che abbia molto senso. L'Italia è un Paese cristiano: forse è giunto il momento del perdono». Nicola Caracciolo, storico, regista, autore fra l'altro di documentari per il programma televisivo «La Grande Storia» (è in questi giorni al lavoro per un saggio sui Savoia durante la Guerra), accoglie con «perplessitá » la notizia della condanna all'ergastolo di 10 nazisti per la strage di Marzabotto. Secondo Caracciolo «ricorrere di piú al perdono sarebbe stato piú saggio».

 

La sentenza della procura militare di La Spezia non la convince: perché?

 

«Per un motivo molto semplice: la giustizia italiana, nei confronti dei criminali di guerra, ha adottato due pesi e due misure».

 

In che senso?

 

«Ci sono state atrocitá  italiane ben documentate in Libia, Abissinia e nella ex Jugoslavia. Certo, è stato commesso molto meno di quel che hanno combinato i tedeschi. Ma nel Dopoguerra abbiamo scelto la politica di guardare dall'altra parte, e non di andare a vedere in casa nostra chi aveva fatto che cosa. Penso al diario del cappellano militare di una nostra divisione che ha raccontato, in un libro di Longanesi, le atrocitá  italiane compiute nell'ex Jugoslavia. Per quegli orrori non c'è mai stato un colpevole».

 

Si riferisce a qualche altro episodio in particolare?

 

«Per capire quel che voglio dire è sufficiente ricordare l'amnistia di Togliatti che era perfettamente in linea a una politica di pacificazione. E pensare, per fare solo un esempio, ai crimini commessi da Graziani in Abissinia. Per quelle atrocitá  Graziani ha passato pochi mesi in prigione, poi è stato liberato e ha vissuto indisturbato fino alla morte».

 

Il procuratore militare spezzino, Marco De Paolis, ammette che i processi celebrati 63 anni dopo «siano un'anomalia». Ma ritiene che «abbiano fondamento nel debito morale che abbiamo, e che dobbiamo portare a compimento, verso vittime e loro familiari». Lei, invece, invoca il «perdono».

 

«Mi preoccupa questo diverso atteggiamento che abbiamo avuto nei confronti dei criminali italiani rispetto a quelli tedeschi. Ecco, si puó dire che ci sono stati due pesi e due misure».

 

Il Tribunale militare di La Spezia, fra il 2003 e oggi, ha condannato all'ergastolo 25 nazisti per le stragi di Marzabotto, Sant'Anna di Stazzema, Certosa di Farneta, Civitella in Val di Chiana, Falzano di Cortona e Branzolino e San Tomé. E ha fatto condannare in un caso lo stato tedesco attuale a pagare i danni alle vittime. Tutto lavoro inutile?

 

«Non vorrei essere frainteso. Tutti quei crimini, a cui aggiungo le Fosse Ardeatine, per cosí dire sono "˜imprescrittibili' davanti alla giustizia e alla Storia. Trovo preoccupante, peró, che vecchietti di 80 e 90 anni (che non si sono mai presentati in Tribunale, ndr,) siano finiti sotto processo nel 2007 quando i criminali di guerra italiani l'hanno fatta franca. Se i processi mi lasciano perplesso, trovo invece legittimo che lo stato tedesco paghi i danni per le famiglie distrutte, le case bruciate, le atrocitá  terribili che ancora oggi sono ferite dolorose per la nostra comunitá . In questo non trovo nulla di sbagliato, nulla di male».

 

 

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