News per Miccia corta

07 - 01 - 2007

L`odio di classe di Sanguineti

(il manifesto, 7 gennaio 2007)

 

Ida Dominijanni


¬ęI potenti odiano i proletari e l'odio deve essere ricambiato¬Ľ. Perci√≥, sostiene Edoardo Sanguineti, bisogna ¬ęrestaurare l'odio di classe¬Ľ, per contrastare l'obl√≠o di s√© in cui la classe operaia, ¬ęinibita da una cultura dominata dalla tv¬Ľ, √® immersa. Pronunciate venerd√≠ sera a Genova, alla conferenza stampa di presentazione del programma della lista ¬ęUnione a sinistra¬Ľ che sostiene la candidatura di Sanguineti a sindaco della citt√°¬†, le parole del grande intellettuale colpiscono gli astanti e le agenzie, e dalle agenzie rimbalzano sui giornali in una serata avara di notizie. Scandalo: che c'entra l'odio di classe, o anche solo la lotta di classe, mentre si montano pagine e pagine sulla separazione di Nicola Rossi e si celebrano funerali su funerali dei ¬ęD'Alema boys¬Ľ orfani del loro leader? Che c'entra quel richiamo ortodosso di Sanguineti alla forza-lavoro, ¬ęla merce uomo, che oggi √® la pi√ļ svenduta¬Ľ, mentre la pietra filosofale della politica sociale sono diventati i tagli alle pensioni? Che c'entra quell'abbozzo di analisi del postfordismo, per cui ¬ęoggi i proletari sono anche gli ingegneri, i laureati, i lavoratori precari¬Ľ, mentre si parla di categorie sociali solo nella lingua asettica e fiscale della finanziaria? Il poeta dell'avanguardia, il protagonista del ¬ęGruppo 63¬Ľ, il materialista storico non pentito ha colpito ancora, e ha colpito giusto: fanno stridore solo le parole che l'ordine del discorso decide a un certo punto di rendere impronunciabili, indicibile e indecenti. Lotta di classe e odio di classe fanno parte di questo serbatoio di indicibili oscenit√°¬†: sono letteralmente fuori scena nel teatrino politico corrente, e perbenisticamente censurate dal discorso corrente della sinistra. E non foss'altro per questo √® bene che qualcuno torni a pronunciarle.
Sanguineti in verit√°¬† non aveva aspettato di essere candidato a sindaco di Genova dal correntone Ds, dal Prc e dai Comunisti italiani per tirarle fuori. Meno di un anno fa le aveva pronunciate con la stessa convinzione a Roma, nella solenne Sala del Refettorio della Camera, durante la sua Lectio Magistralis (oggi pubblicata da Manni-CRS) in onore dei 91 anni di Pietro Ingrao organizzata dal Centro studi per la riforma dello Stato. Allora aggiunse anche ¬ęrivoluzione¬Ľ, e spieg√≥ come qualmente ¬ęoggi √® doveroso essere sgarbati per rendere evidente a tutti che viviamo in un mondo disumano, in cui il 98% delle persone vive una condizione di precariet√°¬† o di vera e propria miseria¬Ľ. Sgarbati, ecco. Che non vuol dire violenti, aggiunse allora e ripete oggi il poeta.Significa semplicemente non stare a danzare quel garbatissimo minuetto di parole che vorrebbe convincerci che tutto va bene e che quello in cui viviamo √® l'unico nonch√© il migliore dei mondi possibili. Significa tenere aperta non la speranza per le prossime generazioni - di quella si riempiono la bocca tutti, tanto non ci tocca - ma la responsabilit√°¬† che lega le generazioni adulte di oggi a quelle che le hanno precedute e a quelle che seguiranno. Senguineti pensa a Walter Benjamin e lo dice: il compito della sinistra non √® quello di accodarsi all'idea del progresso e alla promessa della felicit√°¬† futura, ma di rivendicare e vendicare le ingiustizie passate e presenti perpetrate sugli oppressi. E' la ¬ędebole forza messianica¬Ľ di cui Benjamin scriveva nelle Tesi sul concetto di storia. La sinistra senza alcuna forza messianica di oggi, divisa in tre tronconi e tre candidati a Genova come ovunque ci sia un posto in palio, potrebbe provare a rileggersele.

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