News per Miccia corta

09 - 01 - 2007

Polonia, lascia un altro prelato-spia

(La Repubblica, MARTEDáŒ, 09 GENNAIO 2007, Pagina 16 – Esteri)

 

ANDREA TARQUINI

VARSAVIA - Il day after della chiesa polacca si annuncia infinito, il dramma dei dossier segreti e dei sospetti miete nuove vittime. Ventiquattro ore dopo la caduta di monsignor Stanislaw Wielgus, spinto dal Vaticano alle dimissioni per il suo passato di informatore, cade giá  un'altra testa. Monsignor Janusz Bielanski, parroco della storica cattedrale del Wawel di Cracovia, ha annunciato ieri di lasciare l'incarico. Era una spia anche lui: per conto della Sluzba Bezpieczenstwa (Sb), la polizia segreta dell'èra comunista, spió a lungo monsignor Dziwisz, segretario personale del Papa-rivoluzionario Karol Wojtyla e oggi cardinale di Cracovia.

Il clima è pesante, l'emozione del sospetto attende ansiosa il nome del prossimo collaborazionista smascherato. E in una concordia non casuale i media di destra e di sinistra elogiano unanimi Benedetto XVI: punendo Wielgus il papa tedesco ha salvato la Polonia, ha rimediato alle ambiguitá  e complicitá  del suo episcopato con i peccatori nei suoi ranghi.

Su questo sfondo, è giunta a Varsavia l'èco delle parole di Papa Ratzinger al corpo diplomatico. Chiedo di pacificare le tensioni del passato, ha detto il Santo Padre. Chiedo di pacificarle promuovendo la riconciliazione a tutti i livelli, perché essa sola permette di costruire il futuro e di aprirsi alla speranza. Un Verbo che ha parlato ai cuori, dicevano ieri fonti religiose. Voglia di gratitudine: senza l'intervento della Santa Sede oggi la Polonia orfana di Giovanni Paolo II avrebbe come vescovo della sua capitale un uomo che scelse non la resistenza non violenta come Wojtyla, ma i compromessi e la disponibilitá  alla delazione. Su questo sfondo è esploso lo scandalo del parroco del Wawel. Sessantotto anni, monsignor Bielanski fu compagno di seminario dell'allora giovane Stanislaw Dziwisz. Di quel cardinale di Cracovia che fu poi segretario personale di Karol Wojtyla. E che nei giorni scorsi – insieme all'amico di Giovanni Paolo II, padre Boniecki – fu tra i pochi prelati a chiedere a Wielgus di dimettersi. Bielanski non aveva unito la sua voce critica alle loro. Giá  il 2 gennaio scorso (si è appreso ieri), forse fiutando il vento di tempesta, aveva presentato le dimissioni. E ieri Dziwisz ha rivelato di averle accolte. Giorni di delusione amara per l'ex segretario personale di Wojtyla. L'operazione piú ambiziosa della Sb fu lanciata dopo l'elezione di Wojtyla stesso a Pontefice. E Bielanski ne fu una pedina-chiave. Doveva sorvegliare il segretario del "Papa venuto da lontano". Dalla sera di quella fumata a bianca nel 1978 a Piazza San Pietro, rivela l'edizione polacca di Newsweek, la sorveglianza del nuovo pontefice e della Chiesa polacca divenne prioritá  strategica dell'Impero. Le accuse si moltiplicano. Secondo il settimanale Wprost, monsignor Dabrowski – vicino per decenni a Wojtyla e a Dziwisz, poi uomo-chiave del negoziato sulla transizione democratica tra Jaruzelski e Solidarnosc, morto nel 1991 in un incidente d'auto – lavoró anche lui per la Sb, riferendo su sinodi segreti. Per fortuna il papa tedesco ci ha salvati, scrivono i media polacchi. "Perché l'intera chiesa nazionale ha difeso fino all'ultimo una scelta sbagliata?", si chiede il liberalprogressista Gazeta Wyborcza. Secondo Rzeczpospolita la decisione di scaricare il vescovo-spia, giunta grazie a Ratzinger, "è la vittoria della morale". Ma il primato della morale e della veritá  – che fu il Messaggio di Chiesa e dissenso nella lunga notte del comunismo – è un compito all'altezza del quale l'episcopato non appare piú essere fuor d'ogni dubbio.

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