News per Miccia corta

08 - 01 - 2007

Le resistenze del Vaticano vinte da un dossier di 80 pagine

(La Repubblica, LUNEDáŒ, 08 GENNAIO 2007, Pagina 2 – Esteri)

 

 

Mai prima d'ora un alto prelato si era dimesso nel giorno dell'insediamento

ሠil secondo incidente del Pontificato dopo il discorso di Ratisbona sull'Islam

 

ORAZIO LA ROCCA

CITTဠDEL VATICANO - Un dossier di 80 pagine sulle attivitá  spionistiche di monsignor Stanislaw Wielgus tradotte appositamente in tedesco per il Papa e inviate via fax dal governo polacco in Vaticano nella notte di sabato. ሠstata questa la goccia - o forse è meglio parlare di macigno - che ha definitivamente convinto papa Ratzinger a mettere fine a Varsavia alla carriera pastorale del nuovo arcivescovo ancora prima di cominciare. Una decisione drammatica presa dopo un lungo braccio di ferro tra Vaticano e autoritá  polacche, con Benedetto XVI e i suoi piú stretti collaboratori schierati fino all'ultimo in difesa dell'ex spia. Sottovalutando - forse - lo sconcerto esploso dentro e fuori la Polonia intorno a Wielgus. Alla fine, tutto è precipitato tra sabato e domenica a conclusione di una febbrile nottata di contatti telefonici - e di scambi epistolari - tra Vaticano, curia di Varsavia e nunziatura in Polonia, a poche ore dall'inizio della celebrazione nella cattedrale di Varsavia. Wielgus è stato dimesso con un comunicato di appena 7 righe firmato dal nunzio in Polonia, l'arcivescovo Jósef Kowalczyk, e diffuso dalla Sala stampa della Santa Sede, senza nessun commento da parte vaticana.

Nel suo genere, un provvedimento storico - si sussurra in Segreteria di Stato - perché mai un vescovo era stato spedito a casa il giorno stesso del suo insediamento in cattedrale. Un primato di cui Ratzinger avrebbe fatto volentieri a meno, specialmente dopo le polemiche esplose dopo il discorso tenuto all'universitá  di Ratisbona, in Germania, giudicato da gran parte dei musulmani come una offesa al profeta Maometto. Il dolore e lo sconcerto del pontefice per il nuovo caso sono stati espressi, sempre ieri, dal suo portavoce, padre Federico Lombardi, che alla Radio Vaticana ha dichiarato, tra l'altro, che «il comportamento assunto da monsignor Wielgus col passato regime comunista aveva compromesso gravemente la sua autorevolezza, anche presso i fedeli» e per questo «la sua decisione di dimettersi è opportuna, nonostante la sua umile e commovente richiesta di perdono». Tuttavia, per Lombardi il caso-Wielgus fa parte «di quell'ondata di attacchi alla Chiesa cattolica polacca» frutto «di una vendetta da parte di chi nel passato l'aveva perseguitata ed è stato sconfitto dalla fede e dalla libertá  del suo popolo».

Ma, ancora prima dell'arrivo sulla scrivania papale del voluminoso dossier polacco, a compromettere la situazione, si apprende nella curia vaticana, era stato - paradossalmente - lo stesso monsignor Wielgus con la sua pubblica ammissione di colpevolezza e di richiesta di perdono «per il danno arrecato alla Chiesa» nella lettera fatta leggere, sabato 6 gennaio, in tutte le chiese della diocesi di Varsavia. Una veritá  maldestramente attenuata dal vescovo appena 24 ore prima, ammettendo alla Radio Vaticana di aver avuto «contatti con i servizi segreti comunisti», ma solo per poter continuare i suoi studi all'estero e «senza far del male a nessuno». L'atteggiamento ondivago del prelato ex spia emerso nelle ultime 48 ore non è piaciuto per niente in Vaticano, dove - si fa notare Oltretevere - «la Chiesa, come ha esortato Benedetto XVI nel viaggio in Polonia del maggio scorso, è disposta al perdono per le vicende del passato, ma non puó tollerare mezze veritá  o, peggio ancora, omissioni». Ad aggravare ancora di piú la situazione è stato il diretto coinvolgimento di papa Ratzinger nella vicenda, quando monsignor Wielgus ha assicurato di aver «confessato tutto al Santo Padre» e di rimettersi «alle sue decisioni». Il Papa, dunque, sapeva? Ma fino a che punto - si chiedono i collaboratori di Ratzinger - l'arcivescovo aveva rivelato al pontefice le sue passate collaborazioni con i servizi segreti comunisti?

Questo - grosso modo - il quadro preso in esame sabato nei piani alti della Curia vaticana, vale a dire nella Segreteria di Stato capitanata dal cardinale Tarcisio Bertone e nel dicastero responsabile delle nomine episcopali, la Congregazione dei vescovi retta dal prefetto-cardinale Giovanni Battista Re. Un ruolo non secondario è stato svolto anche dal nunzio Kowalczyk, che avrebbe riferito a Bertone del clima poco favorevole a Wielgus colto nelle istituzioni polacche. In sintonia col distacco emerso pure nel cardinale Stanislao Dziwicsz, l'ex segretario di Wojtyla, in prima fila nell'opera di pulizia nel clero polacco dalla presenza di ex collaboratori del passato regime comunista. E non a caso proprio ieri Dziwicsz ha invitato i fedeli polacchi a «rispettare la decisione del Papa».

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